Gianni Rosas (OIL): “Regolamentare l’AI per tutelare sicurezza e diritti fondamentali sul lavoro”

Gianni Rosas (Oil): "Regolamentare l'AI per tutelare sicurezza e diritti fondamentali sul lavoro".

Intervista a Gianni Rosas, direttore di OIL in Italia e San Marino, sulla rivoluzione digitale in atto nel mondo del lavoro.

Nel pieno della rivoluzione digitale, l’AI sta trasformando radicalmente il mondo del lavoro, con effetti tangibili su salute, sicurezza e dignità di lavoratrici e lavoratori. Ne abbiamo parlato con Gianni Rosas, direttore OIL per l’Italia e San Marino.

Gianni Rosas, direttore OIL per l'Italia e San Marino.
Gianni Rosas, direttore OIL per l’Italia e San Marino

Come si può bilanciare l’innovazione con la tutela della dignità e della sicurezza?

L’intelligenza artificiale rappresenta una leva potente per migliorare la prevenzione dei rischi, degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali, anche grazie all’utilizzo di sensori, robot e sistemi predittivi.

Ogni anno, quasi 3 milioni di persone muoiono per cause legate al lavoro. Serve quindi una regolamentazione efficace. La chiave sta in un approccio “human-in-command” che permetta alle persone di gestire la tecnologia a proprio vantaggio e non il contrario.

Per questo è necessaria una governance efficace degli ambienti di lavoro, con il coinvolgimento attivo di lavoratori e lavoratrici in tutte le fasi (dalla progettazione all’implementazione) e una legislazione che garantisca e protegga la dignità e i diritti fondamentali.

Quali sono le principali sfide etiche e normative?

I sistemi algoritmici spesso si basano su dati storici che se non scontano i pregiudizi (bias) possono sprecare i talenti, riproducendo segregazione occupazionale e discriminazioni fondate sul genere, sulla razza o sull’estrazione sociale. Questi bias influenzano i processi di selezione o di valutazione delle performance.

Quando gli algoritmi regolano l’organizzazione del lavoro – ad esempio, monitorando il numero di clienti serviti da cameriere/i o addette/i agli sportelli – l’uso di indicatori irrealistici può generare pressioni psicologiche, ambienti conflittuali e rischi per la salute mentale (burnout).

Le sfide sono molteplici ma gestibili attraverso la trasparenza degli algoritmi, il diritto all’informazione e all’accesso a meccanismi di rimedio e la partecipazione di lavoratrici, lavoratori e loro rappresentanti ai processi di sviluppo, applicazione e monitoraggio.

Quali sono gli strumenti internazionali per la transizione digitale?

In un mondo globalizzato, l’applicazione di standard condivisi in materia di etica, di rispetto dei diritti umani e di sicurezza dell’AI consente alle imprese di competere in condizioni di parità, a prescindere dal contesto in cui operano, e alle lavoratrici e lavoratori di godere degli stessi diritti e garanzie, a prescindere dal Paese in cui vivono.

A livello globale, si stanno definendo una serie di principi per un’intelligenza artificiale incentrata sulla persona che sia “sicura, protetta e affidabile” e che assicuri il pieno godimento dei diritti umani, dei diritti del lavoro e delle libertà fondamentali.

Come rendere la transizione digitale equa e inclusiva?

La tecnologia e l’intelligenza artificiale possono essere utilizzate per accelerare il progresso verso la parità di genere e la non discriminazione nel lavoro. Per esempio, possono servire a definire un linguaggio neutro rispetto al genere nella descrizione delle mansioni, ma anche per i processi di reclutamento del personale che talvolta scoraggiano o addirittura discriminano chi appartiene ad un genere o a un determinato gruppo della popolazione.

Esistono, tuttavia, una serie di rischi che devono essere mitigati attraverso l’eliminazione di pregiudizi che possono derivare dall’applicazione di informazioni che provengono dal passato. Occorrono anche delle politiche che promuovano l’accesso delle donne alla progettazione dell’AI, dato che oggi sono sottorappresentate nel settore.

Servono percorsi di formazione massiccia di lavoratrici e lavoratori, come pure misure di sostegno al reddito per la transizione verso nuovi lavori. L’avvento delle nuove tecnologie è un fenomeno collettivo. Non sarebbe giusto affidare le conseguenze ai singoli lavoratori.

Quali sono i vantaggi per la salute e la sicurezza che derivano dall’utilizzo della tecnologia e come evitare che wearable, sensori e AI predittiva diventino strumenti di sorveglianza invasiva?

L’applicazione della tecnologia permette di prevenire rischi e pericoli per la salute e la sicurezza che sono spesso meno percepibili dall’occhio umano. Essa consente anche di eseguire dei compiti con una precisione infinitesimale.

Si pensi all’ausilio dell’AI e della digitalizzazione nelle professioni medico-sanitarie. Allo stesso tempo, le tecnologie digitali possono causare incidenti, generare nuovi rischi ergonomici, intensificare i ritmi di lavoro e ridurre il controllo del lavoro o risultare in metodi di monitoraggio invasivi e lesivi della privacy.

Anche i dispositivi di protezione individuale e altri wearable devono essere preventivamente testati con la forza lavoro. Alcuni dispositivi, per esempio, possono andare bene per i lavoratori ma non per le lavoratrici.

Quali regole per una governance dell’AI centrata sui diritti del lavoro?

Esistono delle linee di confine che non vanno oltrepassate. Queste riguardano il rispetto dei diritti fondamentali del lavoro, come la libertà di associazione e di contrattazione, la parità e la non discriminazione e il diritto ad un ambiente di lavoro sicuro e salubre.

Un’altra linea da non oltrepassare riguarda il divieto di licenziamento da parte degli algoritmi, senza interazione umana. In alcuni casi questa è già una realtà e richiede correttivi urgenti. Si pensi ai ciclo-fattorini per le consegne a domicilio o ai lavoratori che erogano servizi su piattaforma e il cui account può essere chiuso in ogni momento, senza possibilità di contestazione o accesso alla remunerazione per il lavoro già svolto.

Un altro diritto già menzionato riguarda l’informazione preventiva ogni volta che l’AI o gli strumenti digitali impattano sul lavoro. L’AI è come un iceberg: solo una minima parte è visibile. Ecco perché questo diritto, insieme a quello di partecipazione allo sviluppo, introduzione e monitoraggio delle nuove tecnologie, deve essere assicurato a lavoratrici e lavoratori e ai loro rappresentanti.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia del giugno 2025 (numero 5, anno 8)

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