Il Ceo di JPMorgan Chase avverte l’Europa: “State perdendo”

jamie dimon

Il Ceo di JPMorgan Chase, Jamie Dimon, ha avvertito l’Europa durante un evento a Dublino organizzato dal ministero degli Esteri irlandese: il continente, ha detto, sta affrontando una crescente crisi di competitività.

Dimon ha sottolineato un netto cambiamento nella posizione economica dell’Europa rispetto agli Stati Uniti: “L’Europa è passata dal rappresentare il 90% del PIL degli Stati Uniti al 65% in 10 o 15 anni. Non è un buon segno”, ha detto al pubblico, composto da funzionari irlandesi e leader del mondo imprenditoriale.

Ha attribuito questo declino a problemi strutturali e ha invitato i responsabili politici europei ad agire con decisione per invertire la rotta. Ha aggiunto che “l’UE ha un grosso problema in questo momento” sul piano della competitività economica. In parole semplici, ha affermato: “State perdendo”.

Appello per un vero mercato unico

Il capo di JPMorgan ha sostenuto che la migliore possibilità per l’Europa di recuperare competitività sia completare la costruzione di un vero mercato interno unificato, che funzioni in modo armonico in tutti i settori. Ha fatto riferimento al rapporto sulla competitività dell’UE redatto nel 2024 dall’ex presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, sottolineando che un’integrazione più profonda è essenziale se l’Europa vuole ricostruire la propria posizione economica globale.

Pur elogiando l’economia aperta dell’Irlanda, le politiche favorevoli alle imprese e il solido sistema educativo, Dimon ha tracciato un netto contrasto con il quadro più ampio del continente. Ha descritto l’Irlanda come un modello di apertura economica, ma ha avvertito che l’intera regione è ostacolata da una frammentazione normativa e da un’innovazione in ritardo.

Rapporti USA-Europa e rischio dazi

Dimon ha affrontato anche il tema della cooperazione transatlantica, affermando: “America First va bene, finché non diventa America da sola”. Ha chiesto di finalizzare il prima possibile un nuovo quadro tariffario tra UE e Stati Uniti, avvertendo che l’inasprimento delle barriere commerciali—come i recenti dazi statunitensi su rame, importazioni dal Brasile e farmaci—potrebbe avere effetti negativi significativi, in particolare per economie orientate all’export come quella irlandese.

Dimon ha inoltre messo in guardia sul fatto che i mercati finanziari stanno sottovalutando i rischi legati a tassi d’interesse USA più alti e a nuovi dazi. Ha detto che i mercati stimano solo un 20% di probabilità per ulteriori aumenti dei tassi americani, ma lui le valuta al 40-50%, citando pressioni inflazionistiche dovute a dazi, politiche migratorie e deficit pubblici persistenti. A suo avviso, sui mercati regna una certa “compiacenza”.

Considerando il peso di Dimon come voce influente di Wall Street, le sue parole potrebbero rappresentare un campanello d’allarme per i leader europei e gli investitori, evidenziando la necessità di riforme strutturali e di una collaborazione più stretta tra Stati Uniti e UE per affrontare un contesto economico globale sempre più complesso.

L’articolo completo è su Fortune.com

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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