Non ha lesinato critiche all’Europa il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, nel corso del convegno NucleareFuturo svoltosi alla Camera dei deputati. Le critiche riguardano, innanzitutto, la passività con cui a Bruxelles hanno accolto i dazi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Mi aspettavo che l’Europa il giorno dopo facesse comunque almeno la convocazione di voto al Mercosur”. Secondo il numero uno di Confindustria, infatti, l’apertura dell’Ue al mercato comune dell’America meridionale varrebbe per le imprese italiane ed europee dai 5 ai 7 miliardi di euro in più di esportazioni.
Secondo le stime di Orsini, eventuali dazi al 30% avrebbero un impatto economico di 37,5 miliardi, se fossero al 20% l’impatto sarebbe di 27,6 miliardi, al 15% di 22,6 miliardi e al 10% di 17,6 miliardi. Per questo: “L’Europa deve reagire velocemente, non possiamo pensare di essere competitivi se gli altri continenti stanno viaggiando a delle velocità diverse e ci stanno imponendo delle economie diverse. L’Europa deve darsi davvero una mossa – ha aggiunto – perché oggi non c’è più tempo, affrontando quei temi burocratici fondamentali che ingessano le nostre società”.
Per Orsini non basta parlare di dazi ma anche del cambio dollaro-euro che sarebbe già di per sé una tariffa. Questo perché la svalutazione dollaro-euro oggi è al 13%. “Le nostre proiezioni dicono che la svalutazione dollaro-euro sarà ancora più importante quando si arriverà al bilancio degli Stati Uniti che vedrà inevitabilmente incrementare l’inflazione, per cui si potrà arrivare anche a un -20%.”
Ha poi continuato: “Ci sono alcuni settori che non avranno problemi a vendere negli Stati Uniti e ci sono alcuni settori che andranno in grande difficoltà, ci saranno settori che saranno colpiti, ma soprattutto questa operazione è per delocalizzare negli Stati Uniti le nostre migliori imprese. Ogni 300 aziende che vanno verso gli Stati Uniti si portano dietro 100 aziende di filiera, che si portano dietro 102.000 persone.”
L’Europa deve quindi intervenire per tutelare le proprie imprese, sostenerle e farle diventare più competitive innanzitutto tagliando i costi dell’energia e qui, secondo Orsini, occorre rientrare anche sul nucleare. I consumi energetici dell’Italia ammontano oggi a 300 terawatt ora, il numero uno degli industriali ha ipotizzato che per il 2030 si arriverà a 400 e per il 2050 a 600. “Dobbiamo capire come colmare questo gap”, dice Orsini e conclude: “Nel frattempo bisogna cercare un percorso per il nucleare”.
