Si specula molto, anche sulle pagine di Fortune Intelligence, sull’impatto che l’intelligenza artificiale avrà sui lavori del futuro. Jan Hatzius, capo economista di Goldman Sachs, si sta occupando della questione: guida un team che attinge a una vasta gamma di sondaggi di settore, dati governativi e analisi proprietarie per produrre un AI Adoption Tracker.
Per il secondo trimestre del 2025, il team di Hatzius ha rilevato “notevoli progressi” nell’adozione dell’AI, con il 9,2% delle aziende statunitensi che la utilizzano per produrre beni o servizi, rispetto al 7,4% del primo trimestre.
Il rapporto offre anche un quadro più sfumato, evidenziando che, mentre l’AI generativa e le tecnologie correlate stanno rapidamente rimodellando gli investimenti e la produttività aziendale, il loro effetto sull’occupazione si sta evolvendo a un ritmo più lento e sottile.
Ecco tre spunti dal Goldman AI Adoption Tracker.
1. Limitata interruzione del mercato del lavoro (finora).
Nonostante un’impennata nell’adozione dell’AI nelle aziende statunitensi, la ricerca ha rilevato che i risultati complessivi sul mercato del lavoro rimangono sostanzialmente invariati, “e non vi sono segnali di un impatto significativo”. Ciò contrasta con i segnali che indicano che il settore tecnologico sta tagliando posti di lavoro esposti all’AI, mentre diversi Ceo di spicco avvertono che questa tecnologia potrebbe sostituire oltre il 50% della forza lavoro impiegatizia.
Goldman Sachs afferma che parametri chiave come la crescita occupazionale, gli aumenti salariali, i tassi di disoccupazione e i tassi di licenziamento nei settori esposti all’AI hanno mostrato scarse deviazioni statisticamente significative rispetto a quelli meno esposti. Le offerte di lavoro relative all’AI rappresentano ora il 24% di tutte le posizioni aperte nel settore IT, ma solo l’1,5% del totale. Il che indica che, sebbene i ruoli tecnologici si stiano adattando, il cambiamento generale della forza lavoro è graduale. In particolare, il tasso di disoccupazione per le professioni esposte all’AI si è ora allineato con l’economia in generale, smentendo i primi timori di espulsioni di massa. Non ci sono stati recenti annunci di licenziamenti che citassero esplicitamente l’intelligenza artificiale come causa, il che sottolinea ulteriormente l’attuale contenimento dell’interruzione di funzioni specifiche piuttosto che di interi settori.
D’altra parte, gli analisti hanno osservato che la crescita degli stipendi continua ad essere inferiore alle aspettative nelle professioni in cui l’AI sta avendo un impatto aneddotico, come nel caso dei call center. Ciò suggerisce che sta accadendo qualcosa di cui si parla solo sussurrando. Tuttavia, siamo all’inizio.
2. Aumenti di produttività concentrati, ma significativi.
Il team di Hatzius ha citato studi accademici e racconti aziendali secondo i quali l’adozione dell’AI generativa offre, in media, un aumento del 23-29% della produttività del lavoro. Le stime variano: studi accademici generano una mediana del 16% e una media del 23%, mentre le testimonianze aziendali producono una mediana del 30% e una media del 29%. Tuttavia, questo suggerisce miglioramenti tangibili in termini di efficienza per i primi utilizzatori.
I settori che sfruttano più attivamente l’IA generativa – informazione, finanza e servizi professionali – stanno registrando i maggiori aumenti di produttività, con le aziende che passano dalla sperimentazione all’integrazione di questi strumenti nei loro flussi di lavoro principali.
3. La storia dell’occupazione nell’AI: siamo ai primi capitoli
Un tema ricorrente nell’analisi di Goldman Sachs è che l’effetto sull’occupazione è ancora in fase di sviluppo. Mentre le opportunità di lavoro legate all’AI sono in crescita, soprattutto nell’IT, si registra anche un aumento della domanda per ruoli come ingegneri di apprendimento automatico e ricercatori specializzati. I sondaggi mostrano che una quota sostanziale di aziende sta pianificando di assumere personale per queste competenze. I miglioramenti della produttività potrebbero estendersi ad altri settori e l'”intensità di AI” (percentuale di ruoli che la utilizzano ampiamente) rimane più elevata nell’informatica e nei servizi professionali, indicando dove potrebbero concretizzarsi i primi cambiamenti occupazionali futuri.
Il rapporto afferma che l’attuale impatto sul mercato del lavoro è limitato, ma i semi della trasformazione vengono gettati. Per ora, i timori di una diffusa perdita di posti di lavoro indotta dall’intelligenza artificiale sembrano esagerati, almeno fino a quando non si verificherà una più ampia e profonda integrazione della tecnologia con i processi aziendali.
Goldman Sachs ha rifiutato di rilasciare ulteriori commenti.
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