Il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), nel suo report (Article IV) sull’economia italiana, ha elogiato le politiche economiche messe in campo dall’Italia che, nonostante l’accresciuta incertezza a livello globale, è stata resiliente nel primo trimestre del 2025 grazie alla continua crescita degli investimenti e a un mercato del lavoro robusto.
I numeri dell’economia italiana
L’inflazione si è attestata a poco meno del 2% a giugno, il credito alle famiglie è tornato positivo e la contrazione del credito alle imprese si è attenuata. I rapporti tra deficit e debito pubblico nel 2024 si sono rivelati migliori del previsto, consentendo il ritorno ad un avanzo primario.
Non è tutto rose e fiori: il debito pubblico – sostengono gli analisti del Fmi – resta elevato, la crescita della produttività è debole, la popolazione sta invecchiando rapidamente, la partecipazione femminile alla forza lavoro resta ben al di sotto della media dell’Ue e persistono le disparità regionali.
Per il 2025 il Fondo Monetario Internazionale prevede una crescita dello 0,5%, mentre per l’anno prossimo l’economia salirà dello 0,8%.
Le raccomandazioni del Fmi
Secondo gli analisti del Fmi, per rafforzare la crescita dell’economia italiana è necessario proseguire nel percorso delle riforme. Ridurre il debito è cruciale e l’istituto ha chiesto di “continuare a migliorare il rispetto degli obblighi fiscali, razionalizzando la spesa e sostituendo i sussidi inefficienti con misure volte a migliorare la produttività. Qualsiasi nuova misura di spesa dovrebbe essere compensata con risparmi in altre aree”.
Inoltre, per consolidare la riduzione delle vulnerabilità legate al debito nel medio termine, gli analisti hanno sottolineato l’importanza di “contenere le pressioni legate al sistema pensionistico, migliorare l’efficacia dei costi della spesa e ridurre il rischio del settore pubblico riducendo l’importo dei prestiti in essere garantiti pubblicamente, rafforzando al contempo la trasparenza e il monitoraggio delle passività potenziali”.
Infine, il Fmi ha evidenziato che i fondi del Pnrr dovrebbero essere indirizzati “sulla promozione della produttività, dell’innovazione, dell’offerta di manodopera qualificata e della partecipazione al mercato del lavoro, promuovendo al contempo la transizione verso le energie rinnovabili e infrastrutture energetiche resilienti”.
