Chiese: un tour nel cuore di Roma durante il Giubileo

Dio Padre Misericordioso, una delle chiese del tour.

Oltre le sette chiese, un tour tra geografia e agiografie dal cuore di Roma alle periferie. Nell’anno giubilare, in cerca di suggestioni contemporanee, antiche, senza tempo. E universali.

Omnes Viae Romam ducunt (dicunt). Soprattutto in quest’anno santo che ha compiuto il giro di boa di fine giugno. Remoto l’etimo che forse rimanda al suono emesso dal corno di montone – nella Bibbia cadenza l’espiazione speciale “ogni sette settimane di anni” – e radicata la tradizione, lo Iubilaeum #1 fu infatti indetto da Bonifacio VIII per il 1300.

La frequenza è però nel tempo aumentata: inizialmente di cinquant’anni in cinquant’anni, poi ogni quarto di secolo. Idem per gli edifici di culto nella città eterna: non solo il doppio tandem San Pietro-San Paolo e San Giovanni-Santa Maria Maggiore. Ma parecchi altri, dal centro ai margini, ben oltre l’extra-extra moenia capitolino.

Ecco un viatico in forma di portolano che combina le tredici chiese giubilari di Roma con le dodici “del terzo millennio”: venticinque presidi di architettura, arti e fede, scoperta e rivelazioni.

Santa Teresa di Calcutta e Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù

Iniziamo da Santa Teresa di Calcutta e Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù, a Ponte di Nona (periferia est). Della prima si segnala il campanile triplo: omaggio all’uno-e-trino, si staglia solitario su un lato ad opporsi – sottolineandone però sviluppo e senso, dunque accreditandolo – all’andamento terreno del sagrato in un insieme che si flette, riflettendo la luminanza dei travertini.

L’altra, eretta tra fine Novecento e il 2001, anticipa da fuori gli elementi dell’interno: slancio, grandeur, geometrie non convenzionali. La firma è del duo Garofalo-Miura, lo stesso di Santa Maria delle Grazie a Casal Boccone, altra area ai margini (letteralmente e non) dell’orizzonte romano.

Marmi di diversi colori, arredi liturgici in frassino, torre con cinque campane: una parrocchia contemporanea da manuale, quasi una neo-pieve urbana.

San Tommaso Apostolo, Corbiniano e Pio da Pietrelcina

Saltiamo all’estremo opposto dell’anello che dagli anni ’50 cinge la città di corsie asfaltate. Destinazione Infernetto e Malafede: due vocaboli che, absit iniuria, invitano all’ironia.

Schiviamola anche se siamo più prossimi al Tirreno di Ostia che al Tevere di Castel Sant’Angelo. E restiamoci per i santi Tommaso Apostolo, Corbiniano e Pio da Pietrelcina.

La struttura dedicata al devoto incredulo, monumentale ed elaborata, si professa all’insegna del “more is more”.

Corbiniano, primo vescovo della bavarese Frisinga, ha avuto anche Benedetto XVI come successore. E l’edificio che ne eleva memoria e lascito presidia l’hub di un complesso parrocchiale tradizionale, punto di ritrovo e di accoglienza.

San Carlo Borromeo e Santo Volto di Gesù

Quarto luogo di fede del quadrante meridionale, San Carlo Borromeo: novarese il santo (nipote di Pio IV), milanesi gli architetti Monestiroli, classico l’impianto con torrione – totem o faro, in ogni caso un landmark – e generoso ricorso al tufo.

Da qui ci avviciniamo ai rioni del centro storico, dopo un transito al Santo Volto di Gesù (alla Magliana) che declina l’estro del geniale ed eclettico Sartogo e di Grenon col mood di un quartiere difficile. Il risultato è una notevole bolla che si fa spazio, placida e implacabile, tra cemento e traffico, marginalità e umanità.

Santa Maria della Presentazione al Tempio e Santa Faustina

Ancora un giro, ultima tappa al Quartaccio per gli interventi di Gresleri (pioniere d’architettura sacra moderna) a Santa Maria della Presentazione al Tempio e per la ardita ma ormai derelitta Santa Faustina, opera del prestigioso studio Nemesi (quelli della Passerella dei Fori di Traiano e del Padiglione Italia all’Expo di Milano).

Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli

Eccoci infine nel cuore dell’urbe, in quale ordine sgranare la sequenza? Partendo da via Giulia e dintorni per un omaggio multiplo a cinque comunità di expat della fede e d’antan: Santa Maria in Monserrato degli Spagnoli, col dipinto del Carracci nella cappella dedicata a San Diego di Alcalá e la statua di San Giacomo, opera del Sansovino.

Spirito Santo dei Napoletani e San Giovanni Battista dei Fiorentini

Poi Spirito Santo dei Napoletani e San Giovanni Battista dei Fiorentini: qui riposano Maderno e Borromini ma tutto l’edificio è un palinsesto di commissioni notevoli, una vetrina ‘all star’.

Santa Caterina da Siena e San Salvatore in Lauro

Restiamo in tema e in zona per Santa Caterina da Siena – dal Quattrocento epicentro del sodalizio dei Senesi – e San Salvatore in Lauro, cenacolo dei Piceni a Roma.

San Paolo alla Regola e Chiesa Nuova

Poi San Paolo alla Regola e Santa Maria in Vallicella (conosciuta come Chiesa Nuova): la Deposizione di Caravaggio non è più qui (l’originale è ai Musei Vaticani), il contiguo oratorio-convento dei Filippini, capolavoro borrominiano, ospita comunque una delle biblioteche più belle della città.

Sant’Andrea delle Fratte

Dopo Santa Maria del Suffragio gran finale a Sant’Andrea delle Fratte, al cospetto dei due angeli del Bernini (inizialmente destinati a ponte Sant’Angelo) e della maestria di un tandem d’eccezione: Vanvitelli + Valadier al lavoro nella cappella di Sant’Anna.

Santi Silvestro e Martino, Prisca e Maria Addolorata

Ci siamo quasi, tocca all’antica Suburra per i santi Silvestro e Martino – teatro del preconcilio di Nicea (che quest’anno celebra diciasette secoli esatti dal 325 d.C.) – poi Prisca e Maria Addolorata.

Nostra Signora del Suffragio e Sant’Agostino di Canterbury

Prima di andare in pace e in giro, continuando l’esplorazione, spostiamoci di torre in torre. A Torre Spaccata per Nostra Signora del Suffragio e Sant’Agostino di Canterbury: la guida ufficiale la definisce “memoria dichiarata del luogo e opera di architettura contemporanea identitaria” e “baluardo austero ed ermetico all’esterno”.

Dio Padre Misericordioso

A Tor Tre Teste, ideale sigillo di questo peregrinare, cardiamo il filo rosso (porpora) di Richard Meier: il progetto di Dio Padre Misericordioso è di tre decenni fa, la realizzazione del 2003.

Sono gli anni del museo dell’Ara Pacis, la “teca” sull’argine di Ripetta che da qualche settimana vede gli spazi intorno tornare a respirare, ampi e solenni. E senza tempo. Di pax in pax dunque, da Augusto ai pontefici e ritorno, una buona azione (di visita) alla volta.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2025 (numero 6, anno 8)

Poste Italiane Dic 25

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