Benincasa: “Quella volta con Baudo e Troisi… Content creator incapaci di raccoglierne l’eredità”

La storia della Tv italiana. A dirlo sono gli addetti ai lavori e i personaggi dello spettacolo che lo hanno conosciuto, ma anche e soprattutto i numeri, didascalie niente affatto a margine di una carriera lunga oltre mezzo secolo. Dopo “Canzonissima” e i programmi televisivi degli anni 60 e 70 con due soli canali e senza rilevamento Auditel, Baudo si consacra volto ed icona della Tv italiana in trasmissioni cult e popolari come “Domenica In”, “Sanremo” e “Fantastico” dove si impone al pubblico con picchi fino al 40-50% di share. Parliamo di 15 milioni e oltre di spettatori a puntata, non solo per Sanremo (condotto 13 volte) ma per i varietà del sabato sera o per le maratone di sei ore la domenica pomeriggio su Rai Uno, quella “Domenica In” degli anni 80 che era un’alternanza di varietà, comicità, musica, risultati dai campi di calcio e approfondimento culturale, tra il Tg delle 13.30 e quello delle 20.

Abbiamo chiesto a Giovanni Benincasa un ricordo di Baudo e una riflessione su cosa abbia dato e cosa lascia. Benincasa, è bene ricordarlo, pur non avendo mai lavorato in una sua trasmissione, lo conosceva bene ed è oggi l’autore televisivo di punta del piccolo schermo proprio perché figlio di quella scuola lì: stretto collaboratore e autore di Raffaella Carrà e Gianni Boncompagni, collaboratore di Frizzi, della Gialappa’s nonché talent scout di volti nuovi, ultimi in ordine di tempo Emanuela Fanelli e Valerio Lundini.

 

Benincasa, lei che si occupa di scrittura e di spettacolo, su cosa le viene da riflettere pensando a Pippo Baudo?

L’impressione più forte che ho sempre avuto di Baudo era la sua preparazione oceanica. Lui sapeva tutto. Era informatissimo, dalla cultura allo spettacolo, dal costume all’editoria, dallo sport alla politica. Sapeva tutto. L’ultimo libro di Ammanniti? Lo aveva letto. Quel giovane pianista ventenne di Vigevano? Ne conosceva vita morte e miracoli. Quel chirurgo di Firenze molto bravo? Lo conosceva, e ti diceva che la madre era nata a Genova e il padre a Trieste.

 

La scomparsa di Baudo segna la fine della Tv italiana per come l’abbiamo sempre conosciuta?

Sicuramente tutti i più grandi non ci sono più: lui, Raffaella Carrà, Mike Bongiorno, Corrado, Enzo Tortora. Gente preparatissima, quasi ossessionati nel realizzare un prodotto che uscisse perfetto. La Tv fino a oggi ha avuto un suo ABC a cui tutti dobbiamo far riferimento: A come Arbore, B come Baudo e C come Costanzo. Tutti e tre hanno creato una enormità di personaggi e di contenuti forse irripetibili.

 

Se pensiamo a programmi come “Domenica In”, “Fantastico” e “Sanremo” condotti da Pippo Baudo quali spunti e insegnamenti dobbiamo trarne?

Che quello che succedeva era frutto di prove meticolose. Io per esempio andavo spesso alle prove generali di “Fantastico” il venerdì al Delle Vittorie: Baudo faceva un programma tale e quale a quello che sarebbe andato in onda il giorno dopo, con tanto di pubblico e senza fermarsi mai. Era una prova ma in realtà era una filata, con lui che faceva la regia in campo. Una scuola incredibile. E poi dobbiamo pensare al fatto che quei programmi hanno unito l’Italia e messo davanti allo schermo ogni volta 15 milioni di spettatori, parliamo di questi numeri qui.

 

Lei era amico del cuore di Massimo Troisi, a sua volta amico e spesso ospite delle trasmissioni di Baudo. Ci racconta qualche aneddoto?

Massimo faceva una partecipazione televisiva all’anno, più o meno, e quella ospitata la faceva quasi sempre nei programmi di Pippo Baudo. Ricordo che Pippo veniva a casa di Massimo, a Roma, in Via Adelaide Ristori e provavano insieme l’idea che Massimo aveva in mente. Pippo era una grandissima spalla, si metteva a disposizione e partecipava con grande senso dell’umorismo. Durante uno di quegli incontri, Massimo chiese a Baudo: ‘Pippo, non ti offendi se ti chiamo così?’. Baudo rise tantissimo e la inserirono nell’ospitata a “Fantastico”.

 

Pensa che i social network possano seguire quelle orme lì? I content creator sfrutteranno la grande scuola “baudiana”, ma anche di Carrà, Vianello, Mike e Corrado per mettere qualità e un pizzico di varietà nei loro piccolissimi schermi?

Ho paura che molti content creator conoscano solo un mignolo di Baudo e degli altri. Qualcosa di interessante sui social c’è e qualcuno bravo anche, ma parliamo di una percentuale infinitesimamente piccola rispetto a quanti sono. Credo che i social network e chi li utilizza come creatore di contenuti non abbia la “tv di qualità” come riferimento. Perché fare televisione, e farla bene, al modo di Arbore e di Baudo per intenderci, è davvero impegnativo e ci vuole tanto lavoro, preparazione, cultura, curiosità e talento. Cose che non si addicono a questi tempi rapidi e sciatti.

Poste Italiane Dic 25

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