Un talento italiano della cardiologia tra ricerca a livello internazionale ed eccellenza clinica. A 39 anni, Antonino Di Franco rappresenta un ponte tra l’innovazione scientifica americana, l’expertise italiana e l’espansione medica nei Paesi del Golfo.
Il 41% degli italiani tra 18 e 69 anni presenta almeno tre fattori di rischio cardiovascolare, secondo i dati del Progetto Cuore e del sistema di sorveglianza Passi. Un dato allarmante che evidenzia l’urgenza di innovazione nella ricerca cardiologica. In questo contesto, emerge un modello di collaborazione scientifica internazionale che può cambiare radicalmente l’approccio alle patologie cardiovascolari, grazie a figure che fungono da ponte tra l’eccellenza italiana e quella statunitense, le cui competenze vengono richieste su scala globale.
Antonino Di Franco, 39 anni, cardiologo siciliano e professore associato alla prestigiosa Weill Cornell University di New York, rappresenta l’esempio emblematico di una nuova generazione di professionisti in grado di operare su entrambe le sponde dell’Atlantico. “L’Italia è molto rispettata all’estero per le qualità dei suoi medici”, spiega Di Franco, sottolineando come le capacità comunicative in ambito scientifico siano oggi fondamentali nel far progredire la ricerca a livello internazionale.
La sua carriera è iniziata in Italia, dove è stato selezionato tra i 100 migliori studenti del Paese, per poi specializzarsi in cardiologia e infine approdare a New York, dove ha scalato rapidamente i ranghi accademici fino a diventare professore associato. “Sono diventato Assistant Professor a 33 anni e Associate Professor a 37, un traguardo che altrove sarebbe difficilmente stato possibile”, afferma Di Franco, sottolineando le differenze tra i due sistemi accademici.
Forte di una prolifica attività scientifica, il prof Di Franco ha ricevuto numerosi riconoscimenti da parte delle più importanti società scientifiche nazionali e internazionali del settore, tanto che la sua biografia è stata inserita nell’edizione 2018 del Marquis “Who’s Who in America”. È stato insignito, tra gli altri, del titolo di “Top 25 Investigator” dell’American Society of Echocardiography e inserito tra le 10 Eccellenze Italiane Under-35, ricevendo il prestigioso “Premio Italia Giovane 2019” presso la Luiss Business School di Roma.
Ma ciò che rende veramente innovativo il suo approccio è la capacità di mantenere un legame costante tra i due mondi, frutto di “organizzazione, disciplina, viaggi frequenti e un’intensa attività da remoto”. A testimonianza di ciò, il prof Di Franco è infatti Fellow sia dell’American College of Cardiology (FACC) che della Società Italiana di Cardiologia (FSIC).
Il suo lavoro, sempre a contatto con giganti del campo della Cardiologia e della Cardiochirurgia mondiale, come il Prof. Gaudino, ha contribuito a importanti pubblicazioni su riviste prestigiose come The Lancet, JACC, Circulation, European Heart Journal (solo per citarne alcune), influenzando direttamente le linee guida internazionali per il trattamento di diverse patologie cardiache: “Alcune delle nostre pubblicazioni hanno contribuito a far entrare particolari strategie chirurgiche all’interno delle ultime linee guida, come nel caso della pericardiotomia posteriore per la prevenzione della fibrillazione atriale nei pazienti sottoposti a cardiochirurgia: una soluzione a costo zero che abbatte del 50% il rischio di sviluppare l’aritmia nella fase post-operatoria”, racconta con soddisfazione.
Un aspetto particolarmente interessante del suo lavoro riguarda la creazione di documenti di consenso internazionali, anche nel caso di patologie rare. “Abbiamo pubblicato, tra gli altri, un consensus document sul trattamento delle anomalie congenite delle coronarie, condizioni piuttosto rare, per le quali è improbabile che si realizzino grandi trial clinici. Un attento lavoro di comunicazione è necessario per arrivare a delle posizioni condivise tra esperti di aree geografiche diverse, posto che alla base ci debbano sempre essere un solido background scientifico e la capacità di mettere in discussione le proprie convinzioni”, spiega Di Franco.
Parallelamente alla sua attività accademica negli Stati Uniti, il prof. Di Franco dirige un centro di eccellenza medica a Bagheria (Palermo), che oggi conta diverse specialità. “Inizialmente centro esclusivamente cardiologico, è via via cresciuto in maniera esponenziale”, racconta. Una scelta controcorrente rispetto alla narrativa della “fuga di cervelli”, dimostrando che è possibile portare l’eccellenza internazionale anche nel Sud Italia.
Il suo centro attrae pazienti non solo dall’Italia ma da tutto il mondo. “Seguo tanti pazienti che vengono dagli Stati Uniti, ma anche da Malta, Olanda, Inghilterra, Francia, Gibilterra, Germania”, conferma, evidenziando come l’eccellenza medica italiana sia riconosciuta a livello internazionale. “È importante porre in risalto le realtà virtuose presenti in Italia”, sottolinea Di Franco, evidenziando come il suo obiettivo non sia solo fare ricerca d’avanguardia, ma anche dimostrare che risultati straordinari possono nascere ovunque ci siano passione e determinazione.
Il prof. Di Franco è punto di riferimento per le nuove terapie con analoghi del GLP-1, argomento su cui è invitato regolarmente a fare da opinion leader in occasione di eventi sia a carattere nazionale che internazionale, come nel caso del recente SAHIM Kick-Off meeting a Riyadh (Arabia Saudita), dove è stato chiamato a mettere a disposizione la sua expertise per iniziare un programma su scala nazionale di informazione e sensibilizzazione rivolto ai medici sauditi: “Si tratta di farmaci usati per il trattamento dell’obesità e del sovrappeso, che hanno dimostrato un enorme beneficio in termini di riduzione del rischio di morte per cause cardiovascolari, infarto e ictus nei pazienti cardiopatici”.
La storia di Antonino Di Franco rappresenta un messaggio per i giovani medici italiani.
In un’epoca in cui la collaborazione scientifica internazionale è quanto mai centrale, figure come il prof. Di Franco rappresentano un modello di come la medicina italiana possa non solo competere a livello globale, ma anche contribuire attivamente a definire gli standard di cura del futuro.

