La guerra in Ucraina non accenna a placarsi, nonostante gli sforzi di pace compiuti negli ultimi mesi dal presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. La Russia continua a sferzare senza sosta il territorio ucraino e la diplomazia mondiale è impegnata a trovare delle soluzioni percorribili che possano portare ad un ‘cessate il fuoco’, propedeutico per una pace stabile e duratura.
L’Italia, attraverso il Governo Meloni, sta tenendo d’occhio i progressi su questo fronte e ieri il Presidente del Consiglio ha convocato una riunione a Palazzo Chigi per fare il punto della situazione sul possibile percorso negoziale per la pace in Ucraina a seguito dei recenti colloqui alla Casa Bianca tra Trump e Putin. All’incontro hanno preso parte il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, il Vice Presidente del Consiglio e Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, e il Ministro della Difesa, Guido Crosetto.
La ricerca della pace giusta in Ucraina
Nel corso del vertice, sono state approfondite le opportunità di dialogo verso una pace giusta, che si sono dischiuse nelle ultime settimane. Si tratta di un percorso la cui chiave di volta è costituita da robuste e credibili garanzie di sicurezza per l’Ucraina, da elaborare insieme agli Stati Uniti e ai partner europei e occidentali. L’Italia sta partecipando attivamente avendo fornito un contributo alla loro definizione con la proposta di un meccanismo difensivo di sicurezza collettiva ispirato all’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica.
Meloni: “Mosca non vuole la pace”
I dubbi sulle reali intenzioni del Cremlino arrivano direttamente dalla Premier Giorgia Meloni che a seguito degli intensi attacchi russi su Kiev che hanno comportato la morte di 23 persone (di cui 4 bambini) ha affermato tali azioni “dimostrano chi sta dalla parte della pace e chi non ha intenzione di credere nel percorso negoziale“.
No all’invio di truppe italiane in Ucraina
Alla fine dell’incontro, è stato ribadito che non è prevista alcuna partecipazione italiana a un’eventuale forza multinazionale da impegnare in territorio ucraino, mentre sono al vaglio ipotesi di monitoraggio e formazione al di fuori dei confini ucraini solo una volta raggiunta la cessazione delle ostilità.
Tale chiarimento sull’invio di truppe o sminatori in Ucraina si è reso necessario dopo l’appoggio iniziale del Ministro degli Esteri Antonio Tajani che, al Meeting di Rimini, aveva dichiarato che l’Italia era disponibile “a collaborare nelle operazioni di bonifica”. L’idea è stata da subito contrastata dall’alleato Salvini che da tempo sostiene che il nostro Paese non debba inviare nessun soldato in Ucraina. Il titolare della Farnesina, nella conferenza stampa che ha seguito il vertice, ha affermato che non saranno “inviati soldati italiani” e che l’ipotesi sminatori sarebbe “un’operazione militare ma a sfondo umanitario”. Tuttavia, al momento non è all’ordine del giorno poiché la guerra ancora imperversa.
Gli sminatori italiani sono tra i più apprezzati al mondo
Lo sminamento è una pratica complessa e che richiede un’importante esperienza sul campo. Le unità italiane specializzate in questo settore sono considerate tra le più qualificate a livello internazionale e hanno preso parte a numerose operazioni all’estero, sia su terra che in mare, dal Mar Rosso ai Balcani, fino al Medio Oriente e all’Afghanistan. All’interno dell’Esercito, le squadre dedicate allo sminamento appartengono all’Arma del Genio, nella categoria dei Guastatori.
Tra i reparti più noti vi è l’8° Reggimento Genio guastatori paracadutisti Folgore, impegnato non solo nelle missioni internazionali ma anche nella bonifica del territorio nazionale da ordigni risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, che ancora oggi vengono rinvenuti in varie aree d’Italia.

