Come rendere gli stadi più moderni, redditizi e polifunzionali.
Se visiti Madrid, una passeggiata allo Stadio Bernabéu è diventata un must, come il Palazzo Reale e il Prado. Il merito è del progetto di ristrutturazione che, in poco più di cinque anni, ha trasformato lo storico stadio della capitale spagnola in un capolavoro di tecnologia e modernità.
Gli ultimi lavori di ristrutturazione del Bernabéu, dove il Real Madrid giocò la sua prima partita nel 1947, sono iniziati nel 2019 e si sono conclusi nella primavera 2024.
Anche i non appassionati di calcio vanno a visitare il Bernabéu per osservare i punti di forza di questo gioiello architettonico. Tra le principali innovazioni, c’è la copertura completa dello stadio, in soli quindici minuti; il manto erboso retrattile (il verde sparisce sottoterra e lo spazio può accogliere eventi diversi da un match calcistico); i sistemi di illuminazione all’avanguardia che, da una parte, ottimizzano il consumo energetico e, dall’altra, migliorano l’esperienza dell’utente.
Al nuovo Santiago Bernabéu non si va soltanto per tifare la squadra del cuore ma anche per assistere a concerti, mostre ed eventi di ogni tipo, o per condividere momenti di convivialità tra la miriade di ristoranti, bar, aree lounge, negozi di cui l’area è disseminata.
C’è pure il museo del Real Madrid ed è possibile farsi una foto con la Coppa dei Campioni, il tutto accade a otto minuti dal centro cittadino, a cinque fermate di metropolitana da Plaza de España. L’esempio del Bernabéu dimostra che non per forza si devono costruire stadi nuovi, si può anche ristrutturare l’esistente, e soprattutto si può farlo nel cuore del tessuto urbano, non fuori città come cattedrali nel deserto, ma rendendo gli stadi luoghi polifunzionali, fruibili per i cittadini ogni giorno dell’anno.
Il segreto è farne ambienti versatili, dalle molteplici funzionalità, in modo da dotarli di un’autonomia economica che va anche al di là degli eventi calcistici. L’Italia ha urgenza di ammodernare i suoi stadi e di renderli redditizi. L’assegnazione del campionato europeo 2032 all’Italia, insieme alla Turchia, impone di adottare soluzioni innovative per arrivare preparati alla meta (e non sfigurare nel confronto con Ankara).
Il governo Meloni ne è consapevole, e con il ministro dello Sport Andrea Abodi punta su una piattaforma commissariale che collaborerà con i sindaci per imprimere un’accelerazione a tutti i processi di infrastrutturazione relativi agli stadi che si candidano a ospitare gli europei tra sette anni esatti.
In ballo ci sono investimenti per circa 5 mld di euro che, secondo le proiezioni più accreditate, potranno attivare una leva economica con un impatto fino a 10 mld, includendo nuove opere e riqualificazioni.
Un’enorme opportunità, come per le Olimpiadi Milano-Cortina: i grandi eventi sono una straordinaria vetrina e, nel contempo, un banco di prova dell’efficacia ed efficienza amministrativa del sistema Paese. Bisogna crederci fino in fondo, con il coraggio che serve e un occhio al Bernabéu. Per una volta, Madrid può insegnarci qualcosa.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)

