Il futuro del lavoro digitale è qui e ha un nome: OpenAI Jobs Platform. Una rivoluzione per la ricerca e l’offerta di lavoro che punterà ovviamente sulle potenzialità – distruttive – dell’AI. Attualmente in fase di sviluppo, la piattaforma consentirà di utilizzare algoritmi sofisticati per analizzare competenze, esperienze e potenzialità, suggerendo connessioni personalizzate tra aziende e candidati.
Tutto riducendo drasticamente tempi e inefficienze. La società fondata da Sam Altman punta così a offrire un nuovo canale di accesso al mercato del lavoro, con una soluzione pensata per rispondere alle sfide del futuro. «Stiamo lanciando queste nuove iniziative nell’ambito del nostro impegno a sostegno degli sforzi della Casa Bianca per ampliare la conoscenza dell’AI» afferma la compagnia, tramite Fidji Simo, amministratrice delegata di OpenAI. «Se vogliamo dare più potere a più persone, non solo a pochi fortunati, dobbiamo aiutare tutti, a ogni livello, a sfruttare le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale».
Job Platform e Academy: le nuove piattaforme di OpenAI
L’obiettivo di OpenAI Job è chiaro: diffondere competenze in ambito AI e favorire l’incontro tra domanda e offerta. OpenAI Jobs Platform non è solo un luogo dove trovare annunci, ma un ecosistema capace di connettere imprese e professionisti attraverso un’AI di ultima generazione.
La piattaforma è accompagnata da OpenAI Academy, che offrirà certificazioni di competenze in AI per colmare il divario di skill, con l’obiettivo di certificare 10 milioni di persone entro il 2030, favorendo così la modernizzazione e la crescita economica collettiva. Tra i partner figurano grandi aziende come Walmart, BCG, Accenture e realtà locali e governative, con un orientamento anche verso le PMI e le amministrazioni pubbliche.
«Non possiamo eliminare il potenziale distruttivo della tecnologia. Ma quello che possiamo fare è aiutare più persone a diventare esperte di AI e metterle in contatto con le compagnie che hanno bisogno delle loro skills», si legge nella nota firmata dalla Ceo of Applications Fidji Simo.
Il rischio per i lavoratori
Pur creandone di nuovi, il rischio è che queste piattaforme vadano a tagliare ulteriori posti di lavoro in un mercato che sta subendo non poche trasformazioni. E i diretti interessati parrebbero essere proprio le nuove generazioni. La conferma arriva da uno studio dell’Università di Standford, intitolato “Canarini nella miniera di carbone?”, che analizza i primi effetti dell’AI sul mercato. Tra i dati più evidenti, un calo occupazionale marcato tra i 22 e i 25 anni, con riduzioni che arrivano al 13%.
Secondo la ricerca, è più probabile che i giovani vedano crescere l’occupazione in settori meno esposti al rischio, come l’assistenza infermieristica, la manodopera industriale o la vendita al dettaglio, rispetto a quelli minacciati dall’avanzata dell’AI, come l’ingegneria del software, il servizio clienti e il marketing. Lo studio «fornisce prove precoci e su larga scala coerenti con l’ipotesi che la rivoluzione dell’intelligenza artificiale stia iniziando ad avere un impatto significativo e sproporzionato sui lavoratori entry-level del mercato del lavoro americano», si legge.
La sfida diretta a LinkedIn
OpenAI, che insiste sul potenziale positivo del progresso tecnologico, si prepara così a dettare nuovi standard nel mondo della formazione professionale e della certificazione digitale, terreno su cui LinkedIn ha finora detenuto la leadership. Questa spinta verso l’innovazione, tuttavia, non è priva di rischi anche per OpenAI stessa: l’uso di algoritmi per selezione e abbinamento potrà sollevare accese discussioni su trasparenza, bias e affidabilità dell’AI nella selezione del personale.
La sfida è dunque aperta: Microsoft, che è al contempo azionista di OpenAI e proprietaria di LinkedIn, dovrà navigare tra collaborazione e competizione. Per il mercato del lavoro digitale si apre quindi una nuova epoca in cui l’intelligenza artificiale potrà non solo semplificare le ricerche di lavoro e i percorsi di carriera, ma anche definire nuovi criteri di valore delle competenze.
