Replit è passata ad essere un hub AI per lo sviluppo di app, con ricavi cresciuti da 10 a 100 mln di dollari in 6 mesi.
Quando a fine 2022 OpenAI ha lanciato ChatGpt, dai piani alti di Google è partito l’ormai famoso codice rosso rivolto ai suoi dipendenti: c’era la consapevolezza che la Gen AI avrebbe cambiato tutto, forse tagliando fuori Alphabet e il suo motore di ricerca. Nei mesi precedenti, Michele Catasta era proprio in Google: “Sapevamo che qualcosa di grosso stava arrivando”. Fino a quel momento aveva lavorato ad alcuni dei progetti fondamentali della Gen AI odierna, da Code Transformer a PaLM. La tensione in Silicon Valley “era palpabile, e io non volevo più solo fare ricerca. Volevo creare prodotti concreti”.
È così che il ricercatore e ingegnere italiano è passato a Replit: all’epoca, il prodotto principale della startup fondata nel 2016 era un ambiente di sviluppo integrato che permetteva ai programmatori di scrivere, collaborare e condividere codice interamente online. Ma solo dopo l’arrivo di Catasta è stato creato Replit Agent, capace di generare intere app da descrizioni in linguaggio naturale. Con Catasta, che nel frattempo è diventato presidente, Replit è passata ad essere un hub AI per lo sviluppo di app, con ricavi cresciuti da 10 a 100 mln di dollari in 6 mesi. Ad aprile 2023 ha chiuso un round da 97,4 mln di dollari con valutazione superiore al miliardo. Agent è arrivato a settembre 2024. Nel 2025 è stata lanciata la versione Agent v2. Tra le partnership, quella più recente con Microsoft per portare gli strumenti di Replit alle imprese tramite il marketplace di Azure, e dal 2024 la collaborazione con Anthropic: il suo modello Claude è alla base del funzionamento di Replit Agent. Un altro partner storico è Google Cloud.
“Con Amjad Masad (il Ceo) avevamo la stessa visione”, racconta Catasta, che vive all’estero da quando aveva 22 anni e che da un decennio studia l’AI applicata allo sviluppo software. Il suo mondo è la Silicon Valley, dove è anche un ‘angel’: investe in altre startup, oltre ad essere presidente di una delle protagoniste della nuova ondata del ‘vibe coding’. A Catasta la definizione non piace, ma se anche Sundar Pichai (il Ceo di Alphabet, casa madre di Google), in un’intervista l’ha definita così elogiando al contempo proprio Replit, significa che il termine è ben radicato. ‘Vibe coding’ indica una programmazione meno legata a processi rigidi e più simile a una forma di espressione personale favorita da strumenti AI più rapidi. Ed è anche l’ennesimo sviluppo della trasformazione del lavoro dei programmatori. Probabilmente una delle più profonde nell’era dell’AI.
Quale che sia il nome del trend (i confini tra vibe-coding e ‘low-code’ sono sfocati) Replit è vicina a chi la programmazione non sa neanche cosa sia. Chi ha più esperienza avrà un prodotto migliore, ma per i compiti meno complessi si interagisce con semplici prompt. Ma come nel caso di ChatGpt, serve avere chiaro in mente cosa si vuole fare. Va ricordato che Agent “non ti legge ancora nel pensiero. È lo stesso problema che c’è tra project manager e sviluppatore: se non sai esprimere bene cosa vuoi, il risultato non sarà quello atteso”. Intanto stanno emergendo figure simili ai prompt engineer spuntati fuori come funghi agli albori di ChatGpt. “Alcuni riescono a creare app vendute a decine di migliaia di dollari in pochi giorni. La qualità magari non è sempre perfetta, ma se spendi un decimo per ottenere il 90% del risultato… per molti va più che bene”, dice Catasta. L’impatto del’AI sui lavoratori c’è, ma Catasta ricorda “che quando qualcosa diventa più efficiente, aumenta la domanda.
Con Replit Agent, più persone stanno creando software e app, non meno. Un medico ha costruito il suo sistema di prenotazione da solo, spendendo 150 dollari. Avrebbe dovuto pagare un’agenzia decine di migliaia di dollari. Un project manager di Zillow (il principale portale americano di annunci immobiliari) ha costruito una piattaforma di matching tra compratori e agenti che ora è uno strumento chiave per tutta l’azienda”. E in Sears, storico retailer Usa, “stanno riscrivendo tutti i sistemi interni in Replit Agent, abbandonando il vecchio codice in Cobol, talmente vecchio che i pochi che lo sanno usare vengono pagati a peso d’oro”.
Tra le startup dell’AI una metrica fondamentale sono i ricavi ricorrenti annuali, le entrate previste grazie ad abbonamenti e servizi. Altre aziende come Lovable e Bolt hanno raggiunto rispettivamente i 50 e i 40 mln di dollari. Replit, ha detto il Ceo a giugno, è arrivata a 100 mln (erano 10 a fine 2024), con centinaia di migliaia di utenti paganti e, dice Catasta, una community di oltre 40 milioni di utenti, “la terza al mondo dopo GitHub e GitLab. C’è un forte interesse da parte degli investitori, ma la verità è che in questo momento non abbiamo particolare bisogno di soldi”. Anche il Ceo ha affermato che sono ancora a disposizione i 97 mln raccolti dall’ultimo round, capitanato da un gigante del venture capital come a16z. “Il business è letteralmente esploso”, dice Catasta. A fine luglio Replit ha raccolto 250 mln di dollari raggiungendo una valutazione da 3 mld di dollari, più che raddoppiando quella precedente.
Il vero punto di svolta che ha portato all’impennata storica dei ricavi ricorrenti è stato Replit Agent. “Ha reso la piattaforma accessibile a tutti. La community sta crescendo esponenzialmente, lo vediamo anche sui social. Quando un prodotto supera una certa soglia di qualità, diventa virale”.
Ma come si gestisce un’app ‘fa-da-te’ nel lungo periodo? “Abbiamo un’iniziativa chiamata Safe Vibe Coding, per aiutare a scrivere codice sicuro su Replit. Stiamo inoltre sperimentando una funzione in cui, se Agent non basta, puoi essere collegato direttamente a un developer umano esterno a Replit per completare o correggere la tua app”.
D’altronde Replit non ha tante persone da mettere a disposizione dei clienti. Ci sono appena una ottantina di dipendenti, dopo un “piccolo giro di licenziamenti” all’inizio del 2024, sempre più frequenti in Silicon Valley. Lo scopo era rifocalizzare tutti gli sforzi su Agent. “Dopo sei mesi chiusi in ufficio, lo abbiamo lanciato e da lì è iniziata la crescita nel mercato più competitivo che abbia mai visto. Da Cursor a Windsurf, tanti cercano di democratizzare il coding. Ma Replit ha un approccio unico: vogliamo essere il ‘Canva del software’, accessibile a tutti”. Cursor, altra detentrice di record alla voce ricavi ricorrenti (hanno raggiunto i 500 mln in meno di due anni) invece punta più ai developer professionisti, spiega Catasta.
Cosa c’è allora nel futuro di Replit? Per prevederlo si può scavare nel passato, negli obiettivi che Catasta si era già prefissato da ricercatore: non fare cassa, ma costruire qualcosa di “generazionale”. Replit ha già “rifiutato offerte molto allettanti. Non vogliamo finire come tante startup acquisite, poi dimenticate. Vogliamo restare indipendenti il più a lungo possibile”, afferma. Se la exit della startup non sarà un’acquisizione, tra le strade che rimangono c’è sicuramente la quotazione. “Non posso dire che una IPO sia sicura al 100%”, si limita a dire, sorridendo, il ricercatore italiano diventato presidente di una delle startup più ’veloci’ del tech.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)

