Come la deindustrializzazione ha posto alle città la sfida di riqualificazione delle aree industriali abbandonate, generando nuove opportunità: alcuni casi virtuosi.
La deindustrializzazione, in Europa e negli Stati Uniti, è un processo tutt’altro che indolore. Al problema della disoccupazione, infatti, si aggiunge la questione delle aree industriali dismesse che, se abbandonate, presentano problemi di insicurezza e degrado oltre che di inquinamento ambientale. Per questo la riqualificazione, specie quando queste aree si trovano in zone strategiche, non solo è necessaria ma offre opportunità come la creazione di nuovi spazi di aggregazione, l’insediamento di attività commerciali o l’implementazione di servizi pubblici fino ad allora mancanti.
La Fabbrica del Vapore di Milano
A Milano tra via Messina, via Procaccini, via Nono e piazza Coriolano, si trova la Fabbrica del Vapore, un ex complesso industriale che ha ospitato dal 1899 al 1935 la ‘Società Italiana Carminati e Toselli’, attiva nella costruzione e riparazione di materiale ferroviario e da trasporto. Il complesso è stato recuperato negli ultimi anni dal Comune che, con il supporto di alcune associazioni, lo ha trasformato in uno spazio culturale con gallerie d’arte, teatri e studi di registrazione diventato un punto di riferimento per giovani artisti e creativi.
La Gasometer City di Vienna

Valicando il confine nord-orientale, si arriva a Vienna, cuore pulsante della Mitteleuropa. Nel distretto di Simmering, alla periferia della Capitale, si trova Gasometer City.
Uno spazio che si estende per 22mila metri quadri e sorge sui resti dei gasometri più grandi d’Europa. La struttura è stata demolita quasi tutta nel 1984, sono rimasti solo quattro grandi serbatoi alti circa 30 metri, riqualificati a partire dalla fine degli anni ’90.
L’architetto francese Jean Nouvel si è occupato del gasometro A, costruendo al suo interno un centro commerciale; il gasometro B è stato riprogettato dallo studio Coop Himmelb che vi ha costruito residenze e abitazioni; nel gasometro C l’architetto Manfred Wehdorn ha realizzato una sala manifestazioni di 4.200 posti dove si svolgono concerti e rassegne culturali; infine il gasometro D è stato affidato all’austriaco Wilhelm Hozbauer che lo ha reso uno spazio polifunzionale dotato di palestra e appartamenti con giardini interni.
I Docks di Marsiglia
Oltrepassando la frontiera francese si arriva a Marsiglia e qui ci si trova davanti all’area dei Docks, gli ex magazzini portuali della città. La loro riqualificazione, completata nel 2015, ha fatto parte del piano di rigenerazione urbana ‘Euroméditerranée’ avviato nel 1995 dall’allora sindaco Robert Vigoroux.
Il progetto, avviato nel 2013 quando Marsiglia è stata ‘Capitale della cultura’, è stato portato avanti dallo studio italiano 5+1AA, con il supporto di investitori come JP Morgan Asset Management e Constructa Urban System, che hanno stanziato complessivamente 50 mln di euro.
Oggetto di riqualificazione sono stati gli spazi al piano terra e i piani interrati trasformati in un centro commerciale che si estende per un perimetro di 365 metri con quattro corti interne, 7 livelli e 52 aperture, proprio di fronte al mare. La struttura, nel 2016, ha vinto il premio come miglior centro commerciale ai Mipim Awards.
Il Guggenheim Museum di Bilbao
Oltrepassando i Pirenei si arriva a Bilbao, nei Paesi Baschi, dove non si può non pensare alla bizzarra struttura del Guggenheim Museum, il museo d’arte di tre piani con una hall dalla pianta ‘a fiore’, progettato dal canadese Frank Gehry e inaugurato nel 1997.
L’edificio, costruito su un ex molo del porto nella Ria de Bilbao, è stato una risposta efficace alla crisi dell’industria metallurgica e navale. Si stima che il solo museo, nei primi tre anni di vita, abbia portato alla città un indotto superiore ai 600 mln di dollari.
Esempi di riqualificazione nella Grande mela
Oltreoceano, a New York, sono due i casi più virtuosi che saltano all’occhio.
L’area della vecchia linea ferroviaria sopraelevata di Manhattan è stata infatti trasformata in un parco con spazi verdi e installazioni artistiche, la High Line. Un’area che ha attirato nuovi residenti nel quartiere e ha favorito l’inserimento di nuovi esercizi commerciali.
Vicino al Greenwich Village, cuore del movimento gay negli Stati Uniti dove nel 1969 scoppiarono i moti di Stonewall, si trova il Meatpacking District. Un tempo centro di produzione e distribuzione di carne nella Grande Mela è oggi un quartiere di lusso con condomini, alberghi e ristoranti di alto livello, i loft sono stati ristrutturati e i magazzini riconvertiti in negozi.
Rigenerazione urbana a Londra
Tornando in Europa e andando a Londra, ci si trova davanti ad altri due progetti di straordinaria importanza.
Il primo è la Tate Modern, un’ex centrale elettrica riconvertita in museo d’arte, pur mantenendo quel design industriale che oggi è molto di moda.
La City, poi, sembra rispondere ai Docks dei rivali d’oltremanica con i Docklands, un tempo il cuore del commercio marittimo. Un’area industriale diventata uno dei quartieri più vivi della città con edifici residenziali, negozi e spazi culturali.
La Danimarca, cintura nera di sostenibilità
Spingendosi ancora più a Nord, si arriva in Danimarca.
Qui, nel vecchio porto di Nordhavn, lo studio COBE architects ha riconvertito i caseggiati industriali dismessi negli edifici di un vivace distretto cittadino che si affaccia direttamente sul mare.
Nel 2019 l’architetto Henning Larsen ha rigenerato l’area di Fælledby, precedentemente adibita a discarica, riconvertita in un quartiere dove l’Uomo è a stretto contatto con la Natura, con spazi verdi e rifugi per uccelli e pipistrelli integrati nelle facciate degli edifici.
Due dei tanti progetti per cui la Città della Sirenetta si conferma cintura nera di sostenibilità.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di settembre 2025 (numero 7, anno 8)
