Debito, fiducia e crescita: l’equilibrio da non perdere

debito italia

Solo mantenendo credibilità sui mercati l’Italia potrà finanziare riforme e welfare senza compromettere la propria stabilità.

Nella vita possiamo sognare di fare cose straordinarie, meravigliose, ma non possiamo dimenticarci del vincolo di bilancio (uscite minori o uguali alle entrate) che in un modo o nell’altro deve essere soddisfatto nel tempo.

Guardando ai dati su deficit e rapporto debito/Pil di pressochè tutti i paesi del mondo è evidente che, come stati sovrani, viviamo costantemente al confine o al di sopra delle nostre possibilità e chiediamo alla generosità degli investitori sui mercati internazionali di finanziare il nostro eccesso di spesa rispetto alle entrate.

Per continuare a vivere su questo confine abbiamo bisogno di mantenere un rapporto di forte fiducia con gli investitori. Questi ultimi continuano a prestare fidandosi che i soldi saranno restituiti con interessi se sono soddisfatte le loro aspettative di stabilità politica e di controllo dei deficit.

L’assottigliamento dello spread dei titoli di stato francesi su quelli italiani è da questo punto di vista molto indicativo. In questo momento il Paese più in difficoltà, con meno stabilità politica, è la Francia e non l’Italia, e lo stesso vale per il deficit molto superiore nel caso dei transalpini (5,8 contro 3,4 percento).

Per stabilità politica s’intende quella dei governi, ma anche quanto l’opinione pubblica è pronta ad accettare sacrifici. Anche da questo punto di vista i francesi hanno recentemente dimostrato di esserlo molto meno degli italiani (si ricordino gli scontri sociali contro la riforma delle pensioni).

Inoltre il peso delle famiglie italiane nella quota dei finanziatori è da noi molto superiore e questo è un altro elemento di stabilità rispetto a finanziatori internazionali. Da sempre poi il timing delle nostre emissioni è gestito in modo eccellente dalla tecnostruttura delle Finanze e questo contribuisce alla costruzione di una solida reputazione.

Dobbiamo ragionare su tutte le vie che possono migliorare la nostra capacità di finanziare tutto quello che dà qualità alla nostra vita, senza perdere l’equilibrio finanziario su cui siamo giudicati da chi ci concede credito (pensiamo alle tante dimensioni del welfare e ad esempio a quella, assolutamente sottofinanziata della non autosufficienza, un problema destinato a crescere con l’invecchiamento della popolazione).

Dobbiamo poi favorire l’adozione delle nuove tecnologie digitali e avviare una nuova stagione di collaborazione tra capitale e lavoro, con una più profonda e strutturata partecipazione dei lavoratori ai guadagni di produttività.

Tutto questo deve avvenire dando però sempre un messaggio ben chiaro agli investitori internazionali. Le colonne d’Ercole hanno costruito la nostra reputazione recente non verranno superate. È dentro quei confini che deve giocarsi la nostra abilità di tenere assieme rigore finanziario, sviluppo e benessere del Paese con idee sempre nuove.

Leonardo Becchetti è Professore ordinario di Economia politica all’Università di Roma Torvergata.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di ottobre 2025 (numero 8, anno 8)

Poste Italiane Dic 25

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