Il 22 ottobre 2025 è una data storica per Andriani Spa: l’azienda è diventata una multinazionale inaugurando ufficialmente il nuovo stabilimento produttivo in Canada situato a London, nella provincia dell’Ontario.
L’investimento, realizzato in una zona strategica per servire il mercato nordamericano dei prodotti gluten free e plant based, è stato pari a 34 milioni di euro e punta ad introdurre un modello industriale fondato sulla ricerca, sulla qualità e sull’innovazione con l’obiettivo di guidare la transizione alimentare. Il nuovo impianto, di oltre 5.700 metri quadrati, sarà fondamentale per ottimizzare gli approvvigionamenti e favorire una gestione più responsabile delle risorse e della supply chain.
L’internazionalizzazione di Andriani arriva a soli 16 anni dalla sua fondazione, avvenuta nel 2009 a Gravina in Puglia. La società infatti rappresenta un esempio di crescita rapida e sostenibile nel settore alimentare italiano. L’azienda ha visto il suo fatturato crescere di anno in anno e prevede di chiudere il 2025 con 130 milioni di euro (dato più elevato rispetto ai 120 fatti registrare nel 2024). Oltre metà del giro d’affari proviene dai mercati internazionali, con il 55% del fatturato generato all’estero, di cui il 25% proprio in Nord America (pari a circa 30 milioni di euro).
Con la creazione di una presenza industriale diretta in Nord America, Andriani rafforza la propria traiettoria di crescita internazionale con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per l’industria e i retailer nordamericani. Lo stabilimento canadese permetterà, inoltre, al Gruppo di dialogare direttamente con i consumatori attraverso la produzione in loco della pasta a marchio ‘Felicia’, realizzata con materie prime naturalmente prive di glutine e ingredienti innovativi di alta qualità. La crescita internazionale di Andriani è stata supportata anche dall’ingresso di Nuo, la holding di investimento italiana che dal 2022 detiene il 26% circa del Gruppo, che ha aiutato a rafforzare la base industriale e la visione strategica, accelerandone lo sviluppo.
Le parole del Ceo, Michele Andriani
“Essere in Canada non ci dà alcun vantaggio competitivo. La nostra filosofia non è mai stata quella di cercare scorciatoie, ma di costruire rapporti commerciali fondati su un valore di medio-lungo periodo”, spiega a Fortune Italia Michele Andriani, Ceo e presidente di Andriani Spa, azienda pugliese leader nella produzione di alimenti gluten free ad alto valore nutrizionale, punta infatti a mercati capaci di condividere una visione comune: quella di trasformare le abitudini alimentari, avvicinando i consumatori a ingredienti più sani e sostenibili.
Riguardo alla nuova fase di tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa, Andriani mantiene un approccio pragmatico: “Come tutte le imprese, anche noi subiamo gli effetti di questo scenario. La pasta è oggi al centro delle discussioni sui dazi, ma la minaccia riguarda gli Stati Uniti, non il Canada. Del resto, pasta e pizza sono stati i primi prodotti a varcare l’oceano, contribuendo a far conoscere la cultura mediterranea in Nord America. Non credo che un rapporto così consolidato possa interrompersi per un mero problema economico. Al massimo, ci sarà un riposizionamento dei prezzi per chi esporta negli Stati Uniti”.
Andriani sottolinea anche la differenza del proprio posizionamento: “Noi non produciamo pasta, ma prodotti privi di glutine a forma di pasta. Ci rivolgiamo a un consumatore più attento, curioso e desideroso di scoprire qualcosa di nuovo. Anche per questo guardiamo con fiducia al futuro e auspichiamo che la guerra commerciale si interrompa al più presto”.
La presenza del gruppo in Nord America, spiega il Ceo, non è una novità ma un’evoluzione naturale: “Siamo presenti da tempo in questo mercato e la scelta di aprire uno stabilimento in Canada nasce proprio da questa esperienza. L’obiettivo è raggiungere circa 40 milioni di euro di fatturato, quasi raddoppiando la nostra attuale quota, ma non si tratta di un traguardo finale: il nuovo impianto dovrà crescere in volumi e in capacità operative”.
La strategia del gruppo guarda anche all’integrazione verticale e all’innovazione tecnologica: “Vogliamo avvicinarci sempre di più al mondo agricolo, iniziando a coltivare alcune materie prime direttamente qui. Abbiamo bisogno di una presenza tecnologica più avanzata e, nelle nostre intenzioni, c’è anche la realizzazione di un mulino. Essere in Canada significa cogliere nuove opportunità: stiamo già studiando, ad esempio, il mercato del pet food, in forte crescita in America”.
Un approccio che rispecchia la visione valoriale dell’azienda: “Andriani non propone solo un prodotto, ma ‘un modo di essere’. L’accoglienza positiva ricevuta ci spinge a pensare che potremo ampliare ulteriormente la nostra presenza. La filiera agricola sarà centrale per costruire, insieme al Canada, un nuovo mercato. Sarà un percorso lungo, ma carico di prospettive”.
Lo sguardo, però, non si ferma al Nord America. “Un’operazione come questa può essere replicata anche in altre parti del mondo – osserva Andriani – Gli equilibri geopolitici cambiano rapidamente e, per l’industria agroalimentare, questo si traduce in nuove sfide legate alla disponibilità delle materie prime e all’accesso agli scambi commerciali. Iniziative di questo tipo possono nascere solo in territori che garantiscono stabilità e risorse. Il nostro obiettivo è contribuire a un modello di industria alimentare rigenerativa e sostenibile, non più estrattiva”.
Infine, il Ceo rivela un altro fronte di sviluppo: “Da sei anni abbiamo una filiera attiva in Etiopia e stiamo valutando nuove collaborazioni in altri Paesi africani. Abbiamo anche creato una divisione interna che si occuperà esclusivamente di questo continente. L’Africa, per noi, rappresenta il continente del futuro: un luogo dove poter crescere insieme, nel rispetto delle persone e dell’ambiente”.

Carlo Stocco: il motore dell’operazione canadese
“L’internazionalizzazione in Nord America faceva parte del piano industriale del 2018”, racconta Carlo Stocco, Direttore Generale Nord America di Andriani. “All’epoca non ero ancora in azienda, ma lavoravo come consulente per una grande società. Dal 2020, anche in connessione con l’ingresso di Nuo, l’investimento è stato riconfigurato e ha preso concretamente forma. È stato quello il momento in cui si è deciso di intraprendere davvero il percorso di espansione”.
La scelta della sede è arrivata dopo un lungo lavoro di analisi: “Nel 2023 dovevamo decidere dove costruire lo stabilimento per servire il mercato nordamericano. Siamo partiti dagli Stati Uniti, un mercato di dimensioni enormi, e abbiamo visitato sette Stati, dall’Illinois al Texas, passando per Virginia e New York. Poi abbiamo ampliato la valutazione al Canada e, quando siamo arrivati a London, abbiamo percepito subito che era il posto giusto”.
Una decisione, quella di puntare sul Canada, maturata non solo per motivi logistici ma anche per affinità di valori: “Si è creata una connessione valoriale molto forte con le istituzioni locali. Qui l’attenzione ai temi della sostenibilità e della transizione alimentare è molto alta, in linea con la nostra visione aziendale. A livello operativo, London dispone di un ‘innovation park’ pensato proprio per accogliere investimenti industriali di questo tipo, e la presenza di altre realtà importanti del settore si traduce in personale qualificato, un solido indotto, fornitori specializzati, centri di ricerca e percorsi universitari dedicati all’agroalimentare».
Non mancano, poi, vantaggi strategici legati alla posizione geografica: “London è perfettamente collocata anche rispetto agli Stati Uniti. Nel raggio di 800 chilometri da qui si raggiunge il 60% della popolazione americana, e questo rappresenta un enorme vantaggio logistico. Inoltre, il Canada è il primo esportatore mondiale di legumi, uno degli ingredienti principali che utilizziamo. La prossimità alla supply chain è quindi un elemento fondamentale. In questo contesto, possiamo replicare – con le dovute differenze – il modello produttivo e organizzativo che abbiamo sviluppato in Italia”.
Lo stabilimento canadese rappresenta un investimento di lungo periodo, già strutturato per crescere nel tempo: “La capacità produttiva attuale va dalle 12.000 alle 14.000 tonnellate, ma l’impianto è stato progettato per raddoppiare questi volumi entro il 2028. L’investimento è stato pensato per essere più vicini al mercato, migliorando l’efficienza dal punto di vista distributivo e logistico. In questo modo ci svincoliamo anche dalle dinamiche delle catene del valore da cui eravamo dipendenti esportando soltanto dall’Italia”.
Stocco sottolinea inoltre le grandi potenzialità commerciali del Paese: “Il Canada offre enormi opportunità di sviluppo e noi partiamo già da una solida base di clienti. L’obiettivo ora è intercettare nuove occasioni di crescita. Sul fronte dei dazi siamo tranquilli, poiché rientriamo nelle esenzioni previste dall’accordo Cusma (l’accordo tra Stati Uniti, Messico e Canada che ha sostituito il Nafta N.d.R.)”.
Uno sguardo ai numeri rivela la portata internazionale di Andriani: “L’export rappresenta il 55% del nostro fatturato complessivo: il 25% proviene da Canada e Stati Uniti, mentre il resto si distribuisce tra Europa, Medio Oriente e Africa. Inoltre, da tempo abbiamo aperto un ufficio commerciale a New York per essere più vicini al mercato e comprendere meglio le dinamiche dei consumatori locali, che difficilmente si potrebbero interpretare restando in Italia”.
L’apprezzamento delle istituzioni
All’inaugurazione del nuovo impianto produttivo in Canada di Andriani sono state presenti diverse personalità del mondo politico e istituzionale della città di London e della provincia dell’Ontario. Victor Fedeli, ministro dello Sviluppo Economico e del Commercio dell’Ontario, ha dichiarato: “Siamo estremamente soddisfatti che un’azienda come Andriani abbia scelto l’Ontario per investire e crescere. La reazione positiva della comunità locale è la conferma di quanto questo progetto sia stato accolto con entusiasmo. La nostra provincia sta lavorando con determinazione per attrarre nuove imprese: solo lo scorso anno sono state avviate 409 nuove attività, con investimenti complessivi pari a 40 miliardi di dollari. In Ontario sappiamo come creare le condizioni giuste per fare impresa, puntando su una tassazione più competitiva che ci ha consentito di incrementare le entrate per lo Stato”.
All’evento ha partecipato anche il sindaco di London, Josh Morgan, che ha affermato: “Desidero ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo nuovo impianto, che permetterà di servire l’intero mercato nordamericano con un prodotto di altissima qualità. La nostra città occupa una posizione strategica e intende investire con decisione nel settore agrifood, valorizzando gli asset infrastrutturali che possono sostenere questo tipo di aziende. Siamo davvero orgogliosi che Andriani abbia scelto London per aprire il suo primo stabilimento in Nord America”.
Infine, ha preso la parola l’ambasciatore italiano in Canada, Alessandro Cattaneo: “È un grande onore essere qui oggi per celebrare un passo così significativo: un’azienda italiana che investe in Canada, portando con sé innovazione e visione internazionale. L’apertura di questo nuovo impianto arriva in un momento particolare per l’economia nordamericana e segna l’inizio di una nuova pagina di successo per Andriani, che avrà davanti a sé numerosi traguardi da raggiungere. Il settore in cui opera l’azienda è di grande rilevanza, perché promuove un’alimentazione sana e sostenibile, un tema che ci sta profondamente a cuore. Sono orgoglioso di essere qui per condividere questo importante traguardo”.
La reazione della comunità di London
La città di London ha accolto con entusiasmo l’arrivo di Andriani. L’azienda, attenta al dialogo con la comunità locale, ha organizzato un evento di presentazione al teatro ‘Millenial Hall’, trasformandolo in una serata di musica e incontro. L’iniziativa ha registrato un’ampia partecipazione da parte dei cittadini, che hanno voluto dare il loro benvenuto a una realtà percepita come un nuovo motore di sviluppo economico e occupazionale per il territorio.
