L’esordio dell’ambizioso marchio americano con una V12 ibrida disegnata da Pininfarina: 1.100 CV, anima racing e manifattura italiana per sfidare il mito.
Il mondo delle hypercar è un’arena spietata, dove solo i marchi più esclusivi riescono a conquistare un posto stabile tra i collezionisti e gli appassionati. In questo contesto arriva un nome nuovo, ma con ambizioni altissime: Vittori, azienda americana fondata dall’imprenditore Carlos Cruz. La sua prima creazione è la Turbio, un’hypercar ibrida realizzata in soli 50 esemplari e disegnata da Pininfarina, simbolo indiscutibile del design automobilistico italiano. Un debutto che non passa inosservato, perché la Turbio ha tutte le carte in regola per imporsi come un’icona immediata: estetica raffinata, ingegneria d’avanguardia e un cuore meccanico che sembra uscito da un manuale di tecnica motoristica.
La Turbio nasce dalla volontà di coniugare due mondi: da un lato la tradizione delle hypercar europee, con proporzioni scolpite dal vento e un abitacolo spostato in avanti; dall’altro, l’innovazione stilistica che Pininfarina sa interpretare meglio di chiunque altro. Il frontale è caratterizzato da passaruota muscolosi e da una mascherina geometrica che scende verso il basso, richiamando i prototipi da corsa del passato. Le prese d’aria dorate e i cerchi nella stessa tonalità creano un contrasto deciso con la carrozzeria, mentre le superfici fluide evitano eccessi stilistici, puntando su un’eleganza funzionale.
Al posteriore, invece, la scelta è decisamente più audace: gli scarichi alti si allineano ai fanali, una soluzione scenografica che ribadisce l’ispirazione racing. Gli interni mantengono la stessa filosofia: materiali pregiati, forme geometriche richiamate dalle bocchette esagonali, un touchscreen verticale ma senza rinunciare ai comandi fisici, pensati per offrire al pilota un contatto diretto con la meccanica.

Il motore della Vittori Turbio è un vero manifesto di passione motoristica. Firmato da Italtecnica, azienda piemontese che ha già collaborato a progetti di altissimo livello, il propulsore è un V12 aspirato da 6,8 litri, progettato con filosofia racing e soluzioni tecniche degne della Formula 1.
Si tratta di un’unità a carter secco, con bancate a 65°, distribuzione a ingranaggi e quattro valvole per cilindro. Le valvole sono in titanio, il collettore di aspirazione in fibra di carbonio, mentre il basamento è ricavato dal pieno, a testimonianza della cura artigianale con cui è stato concepito. In configurazione stradale, il V12 eroga 840 Cv a 8.500 giri/minuto ma in modalità track-day raggiunge addirittura 9.800 giri/minuto con un picco di 904 Cv: un valore straordinario per un motore aspirato di questa cilindrata. A supporto intervengono due motori elettrici anteriori, che portano la potenza complessiva a 1.100 Cv.
Numeri alla mano, la Turbio non teme confronti. Lo 0-100 km/h viene coperto in meno di 2,5 secondi, mentre la velocità massima dichiarata è di 354 km/h. Valori che la collocano nella ristrettissima cerchia delle hypercar più performanti al mondo.
La trazione integrale elettrica (non ancora ufficialmente confermata, ma fortemente probabile) garantisce un’aderenza ottimale in ogni condizione, coadiuvata da un sistema di sospensioni a quadrilateri sovrapposti con ammortizzatori adattivi a controllo magnetico. L’aerodinamica è attiva: l’alettone posteriore varia profilo in tempo reale, privilegiando deportanza o efficienza a seconda delle esigenze del pilota.
Tutto ciò è reso possibile da una costruzione che fa ampio uso di manifattura additiva – la cosiddetta stampa 3D – applicata a scocca e carrozzeria. Una soluzione che non solo riduce i pesi, ma permette una libertà progettuale fino a pochi anni fa inimmaginabile.
La Vittori Turbio non è soltanto una hypercar: è la materializzazione del sogno di Carlos Cruz, che ha saputo unire la sua esperienza in finanza e intelligenza artificiale con il mondo delle quattro ruote. Affidarsi a Pininfarina è stata una scelta quasi obbligata: nessuno come il design italiano sa raccontare l’armonia tra tecnica e bellezza.
Prodotta interamente in Italia, in soli 50 esemplari, la Turbio è destinata a diventare un oggetto di culto, un pezzo da collezione in grado di competere con marchi che hanno fatto la storia del settore. Più che un’auto, è un manifesto: dimostra che anche in un’epoca dominata dall’elettrificazione spinta c’è ancora spazio per un V12 aspirato, celebrato come un inno alla meccanica pura, arricchito però dall’efficienza e dalla prontezza dell’elettrico.
La Vittori Turbio è un incontro tra due mondi: quello delle emozioni meccaniche e quello della tecnologia del futuro. Unisce la tradizione italiana della manifattura automobilistica con la visione americana dell’innovazione radicale. È un progetto giovane, audace e ambizioso, che ha già saputo attirare l’attenzione degli addetti ai lavori. Se l’obiettivo di Carlos Cruz era creare una hypercar capace di lasciare il segno, il risultato sembra già raggiunto: la Turbio non è soltanto un debutto, è una dichiarazione di guerra al tempo e alla convenzione. Una macchina nata per entrare nel mito.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di novembre 2025 (numero 9, anno 8)
