Droni, AI e cybersicurezza riscrivono le regole dell’industria militare. Oggi il settore della difesa attira investimenti anche fuori dai tradizionali produttori di armi, aprendo la strada a nuovi player tecnologici e a opportunità inedite per i mercati.
Per comprendere i cambiamenti in corso nel comparto della Difesa, un osservatorio rilevante è la Borsa. Quali sono i trend che coinvolgono il mondo della finanza quando si parla di sicurezza e armamenti? Oggi gli investitori non devono più affidarsi esclusivamente ai produttori di armi tradizionali per ottenere esposizione al settore della Difesa.
Un investitore che non può o non vuole acquistare azioni di produttori di armi, può comunque cavalcare il rally del settore attraverso aziende orientate alla tecnologia, che si basano sull’innovazione nell’intelligenza artificiale e nella sicurezza informatica. Del resto, la guerra è sempre più ‘digitale’ e ‘cibernetica’, legata cioè a tecnologie innovative e a strumenti di nuova generazione. Va da sé che molte di queste aziende emergenti collaborano con i fornitori tradizionali ma non sono soggette alle restrizioni Esg connesse ai produttori di armamenti. Pensate al ruolo fondamentale che dronistica, robotica e AI hanno assunto nei conflitti dei giorni nostri.
Accanto ai giganti come Leonardo, Rheinmetall, Lockheed Martin o Bae Systems, compaiono nuovi player specializzati nella produzione di moderni veicoli senza pilota o negli strumenti di analisi e automazione legati alla Difesa. Tra queste, vale la pena citare Palantir Technologies, leader per l’AI e l’automazione, utilizzata da governi e aziende per costruire applicazioni software su misura; Kratos Defence & Security Solutions è una piccola azienda specializzata in sistemi senza equipaggio (è suo il drone XQ-58 Valkyrie, costruito per i programmi di nuova generazione dell’aeronautica militare Usa); AeroVironment, che progetta piccoli velivoli senza pilota e droni, è tra i principali fornitori di droni leggeri per l’esercito statunitense, tra cui il drone Raven, lanciabile a mano, e il Switchblade, trasportabile in uno zaino.
C’è poi il settore cyber sempre più rilevante per proteggere, lavorando dietro le quinte, una vasta porzione del traffico Internet globale nonché la sicurezza delle infrastrutture sensibili nazionali. Aziende come queste stanno guidando l’upgrade tecnologico del settore Difesa, consentendo un approccio più diversificato, proiettato al futuro e meno dipendente dalla produzione bellica nazionale. Inoltre, per cavalcare l’incremento della spesa militare Nato al 5%, gestori e analisti consigliano di investire anche in altri asset interessanti, a cominciare dai metalli industriali. Sebbene i programmi statali abbiano sempre giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo di innovazioni tecnologiche in ambito militare (e ‘dual use’, cioè successivamente applicate anche in ambito civile), negli ultimi anni la Difesa ha visto crescere l’interesse degli investimenti privati.
Non ci sono più soltanto le grandi aziende contractor a dominare il mercato, oggi ci sono nuovi player – più piccoli ma non meno strategici – e una miriade di investitori che, alla luce delle sfide geopolitiche emergenti e della rapida evoluzione tecnologica, non intendono lasciarsi scappare l’opportunità di investire in un settore sempre più decisivo per gli equilibri internazionali e promettente per i potenziali guadagni.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di novembre 2025 (numero 9, anno 8)

