Difesa informatica e competitività: le PMI italiane tra rischio e opportunità

Francesco Napoli (Confapi)

Francesco Napoli, vicepresidente di Confapi, racconta una delle nuove sfide che le Pmi italiane stanno affrontando: rafforzare le competenze digitali per essere competitive e proteggere i dati aziendali.

Nel cuore del sistema produttivo italiano, le Pmi affrontano oggi una sfida decisiva: proteggere i dati aziendali, considerati la moneta di valore più preziosa e, contemporaneamente, rafforzare le proprie competenze digitali per restare competitive nelle filiere globali.

Molte Pmi operano come partner chiave di grandi multinazionali ma quelle che trascurano formazione e innovazione rischiano di restare escluse dalle catene di valore internazionali, mettendo a rischio crescita e competitività del sistema produttivo italiano. In un mondo sempre più interconnesso, la formazione digitale non è più un optional: è lo strumento che permette alle imprese di prevenire rischi, proteggere i dati e sviluppare la resilienza necessaria per dialogare con partner globali e clienti esigenti.

Da qui nasce l’impegno di Confapi nel promuovere una vera e propria pedagogia digitale, capace di formare persone e imprese consapevoli dei rischi informatici e pronte a trasformare la sicurezza digitale in un vantaggio competitivo concreto. “Abbiamo scelto di intervenire – spiega Francesco Napoli, vicepresidente di Confapi – attraverso percorsi di formazione e informazione dedicati a imprenditori e collaboratori, perché proteggere i dati aziendali oggi significa salvaguardare il valore dell’impresa e costruire le competenze per inserirsi nelle filiere internazionali”.

Grazie al Protocollo d’intesa siglato a livello nazionale tra Confapi e l’Arma dei Carabinieri, decine di aziende hanno già partecipato a eventi formativi mirati a diffondere la cultura della sicurezza digitale. L’obiettivo è duplice: ridurre il rischio di attacchi informatici sempre più sofisticati e, al contempo, creare un ecosistema di imprese capaci di crescere, innovare e competere in un mercato globale, facendo della responsabilità digitale un vero fattore distintivo. “Il nodo centrale – sottolinea Napoli – è culturale.

Fino al 95% delle violazioni informatiche derivano da errori umani, a conferma che la sicurezza non si limita a installare software, ma richiede comportamenti consapevoli e strutturati”. Solo le Pmi che investono sistematicamente in formazione digitale e responsabilità informatica possono, dunque, proteggere il proprio patrimonio informativo, consolidare la propria posizione nella catena di valore internazionale e sfruttare appieno le opportunità offerte dalla trasformazione digitale.

In un’era in cui i dati rappresentano la leva principale della competitività, la vera forza delle Pmi italiane passa dall’adozione di protocolli digitali efficaci, capaci di proteggere le informazioni, rafforzare la resilienza e garantire l’integrazione nelle filiere globali.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di novembre 2025 (numero 9, anno 8)

Poste Italiane Dic 25

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