L’Europa pensava di giocare in casa, ma la partita sulle auto ibride plug-in si sta spostando rapidamente verso Est. A spiegarlo è il Financial Times, che racconta come i costruttori cinesi stiano sfruttando una finestra strategica, imponendosi su un segmento che i marchi europei consideravano un ultimo baluardo tecnologico prima del passaggio totale all’elettrico. Prezzi più bassi, batterie più efficienti e modelli già pronti al mercato fanno delle plug-in cinesi un pericolo reale per i produttori europei.
L’avanzata cinese e le sfide per l’Europa
Secondo il Financial Times, marchi come BYD e Chery guidano una vera rinascita delle PHEV (Plug-in Hybrid Electric Vehicle) in Europa. Dopo i dazi europei fino al 45 per cento sulle auto elettriche cinesi, molti costruttori hanno spostato la strategia sulle plug-in, non soggette a tariffe così pesanti. Il risultato sono modelli più economici e con maggiore autonomia elettrica rispetto alle alternative europee.
I gruppi occidentali avevano puntato su questo tipo di auto come segmento in cui sfruttare la loro esperienza sui motori termici, ma oggi faticano a reggere il passo tecnologico dei rivali cinesi. Nel Regno Unito, la Jaecoo 7 di Chery è già la PHEV più venduta e la BYD Seal U domina il mercato europeo, con quote crescenti mese dopo mese. Il ritardo europeo non riguarda solo la tecnologia, ma anche la capacità di proporre modelli competitivi in termini di prezzo e autonomia.
Perché le auto plug-in restano attraenti
Le plug-in, spiega ancora il quotidiano britannico, continuano a conquistare consumatori per il compromesso tra elettrico e benzina, nonostante le critiche degli ambientalisti sulle emissioni reali, che secondo Transport & Environment nel 2023 erano quasi cinque volte superiori ai valori ufficiali. Inoltre, molti automobilisti non ricaricano regolarmente le batterie, riducendo i benefici ambientali.
La combinazione di prezzi più bassi, autonomia più ampia e controllo della filiera delle batterie rende i modelli cinesi ancora più competitivi, come dimostra il nuovo Omoda 7, che costerà meno delle ibride tradizionali Toyota e Honda e offre autonomia superiore a modelli premium come la Volvo XC60. La partita per il futuro delle PHEV dipenderà anche dalla decisione di Bruxelles sul post-2035, con Germania e industria favorevoli e Francia e Spagna contrarie. Il rischio è che, anche con politiche favorevoli, l’Europa rafforzi involontariamente i marchi che stanno già conquistando il mercato.
Il futuro del segmento e i segnali di cambiamento
Nonostante la crescita delle vendite, la sostenibilità a lungo termine delle plug-in resta incerta. Anche in Cina, dove la quota di mercato è cresciuta rapidamente negli ultimi due anni, si registrano segnali di rallentamento: il calo dei prezzi degli elettrici puri e l’aumento dell’autonomia delle batterie rendono questo tipo di automobili meno competitive.
Secondo l’ICCT (International Council on Clean Transportation) la complessità tecnica e i costi di produzione potrebbero ridurre l’attrattiva di questo segmento nei prossimi anni. Nel frattempo, le aziende cinesi confermano l’intenzione di mantenere le auto plug-in sul mercato europeo finché ci sarà domanda, mettendo pressione sui produttori tradizionali e costringendo l’Europa a rivedere strategie e politiche per non perdere terreno.
