Claudio Catalano (Iveco Defence Vehicles): “Proteggiamo i soldati con l’ingegno italiano”

Claudio Catalano (Ceo di Iveco Defence Vehicles)

L’Iveco Defence Vehicles di Bolzano fornisce da 88 anni carri armati, blindati e altri mezzi al nostro Esercito e a varie Forze Armate in giro per il mondo. Ne abbiamo parlato con il Ceo dell’azienda, Claudio Catalano.

Nata nel 1937 con il marchio Lancia Veicoli Industriali, entrata in Iveco nel 1975 e parte di Iveco Group, la IDV (Iveco Defence Vehicles), con sede a Bolzano, è un’eccellenza ingegneristica, punto di riferimento nella progettazione e produzione di veicoli militari e partner di fiducia del nostro Esercito e di altre Forze Armate di tutto il mondo.

Per parlare dell’azienda e più in generale di quest’industria chiave per la difesa italiana, abbiamo incontrato il CEO di IDV, Claudio Catalano.

Come nasce un veicolo militare?

La prima domanda che ci poniamo quando concepiamo un veicolo militare è sempre per quale livello di minaccia dobbiamo garantire protezione ai suoi occupanti, sulla base di normative Nato di riferimento. La protezione del personale a bordo è la missione principale di IDV.

In quest’ambito, continuiamo a investire significativamente per sviluppare tecnologie sempre più avanzate e materiali compositi innovativi e per adeguare la nostra capacità produttiva alla costante evoluzione delle esigenze dei clienti.

Qual è il suo ciclo di vita?

Questi veicoli normalmente nascono sulla base di un requisito militare o da un capitolato di gara, che può essere classificato o meno, e che ne descrive in dettaglio tutte le versioni e prestazioni. Dal momento in cui si parte con lo sviluppo, il primo prototipo vede la luce in 12-24 mesi.

Successivamente viene sottoposto a un ciclo molto ampio di prove con gli enti tecnici della Forza Armata cliente, che alla fine ne deliberano l’impiego rilasciandone l’omologazione militare. Nella nostra gamma di prodotti abbiamo veicoli che stanno svolgendo il loro onorevole servizio da più di trent’anni, a volte anche quaranta.

Quali sono i vostri mezzi attualmente più richiesti?

Se guardiamo ai volumi, in Italia oggi la seconda generazione del Lince (VTLM – veicolo tattico leggero multiruolo) e la nostra ampia gamma di camion militari la fanno decisamente da padroni. In numeri minori, ma con una complessità molto superiore, veicoli come la Nuova Blindo Centauro, il VBM Freccia e il carro armato Ariete costituiscono la spina dorsale della capacità di difesa del nostro Esercito.

All’estero, invece, l’Acv (Amphibious Combat Vehicle), il blindato anfibio che forniamo ai Marines degli Stati Uniti insieme a BAE Systems, è un riferimento per tutto il mondo occidentale.

Com’è cambiata negli anni la richiesta?

Gli anni delle operazioni militari all’estero dominati da scenari “asimmetrici” (un esercito contrapposto non a un altro esercito ma ad esempio a terroristi, ndg) hanno stravolto completamente la concezione del veicolo militare, innalzando decisamente i livelli di protezione, soprattutto quelli antimina e anti IED (improvised explosive device, ordigni esplosivi creati con mezzi non convenzionali, ndg).

L’altezza da terra dei veicoli è stata aumentata e sono state sviluppate moltissime soluzioni tecniche all’interno, per aumentare la resistenza delle cabine e assorbire le accelerazioni derivanti da un’esplosione, che potrebbero rivelarsi fatali per gli occupanti.

In che direzione andrà invece la produzione futura?

I clienti ci chiedono tempi sempre più rapidi per lo sviluppo e la fornitura ma purtroppo, ancora oggi, le forze armate europee e Nato in generale non lavorano sufficientemente insieme per elaborare un requisito comune in funzione del tipo di veicolo.

Questo richiede all’industria della difesa di continuare a sviluppare soluzioni ad hoc per ogni cliente e fare, di conseguenza, gli investimenti necessari per gestire la complessità che ne deriva. Per citare due esempi, il teatro afgano ha richiesto di sviluppare la protezione da esplosioni provenienti dal basso, quello ucraino sta invece evidenziando la rilevanza della minaccia dall’alto, operata da droni di poco costo capaci, comunque, di danneggiare in modo importante anche veicoli di nuova generazione.

Contro questo tipo di minaccia, stiamo lavorando intensamente per lo sviluppo delle tecnologie di guida autonoma (uncrewed), per limitare l’esposizione di una vita umana al pericolo e, al tempo stesso, aumentare la capacità di sorveglianza e difesa dei veicoli più pesanti e complessi con quelle applicazioni che, in gergo, chiamiamo “loyal wingman” (drone senza pilota, ndg).

Lo sviluppo di sofisticatissimi software ha ridotto l’importanza del fattore umano nell’efficacia di un mezzo militare?

Personalmente ritengo che l’uomo rimarrà sempre al centro di tutte le decisioni. La tecnologia, pur nella sua complessità, dovrà fornire al soldato sistemi semplici e robusti per poter operare sul campo. D’altra parte, dobbiamo pensare che i tempi in cui i veicoli terrestri rimanevano in esercizio per trent’anni o più sono definitivamente finiti: la minaccia derivante dalle nuove tecnologie evolve a un ritmo impressionante e lo stesso deve valere per i veicoli militari.

In generale, quali veicoli risulteranno più strategici in purtroppo ipotizzabili guerre future?

In Europa siamo ancora molto indietro, ma penso che i veicoli autonomi terrestri, opportunamente dotati di sistemi di missione avanzati, saranno fondamentali per garantire un’adeguata capacità di difesa e deterrenza.

Con le tensioni internazionali in atto, la vostra produzione è aumentata?

È aumentata dal 2020, anno in cui abbiamo avviato un processo importante di apertura verso altri Paesi europei e più in generale dell’area NATO. Oggi i nostri stabilimenti sono in costante attività: stiamo aggiornando le linee di produzione, adottando nuove tecnologie per produrre in modo più efficiente supportando il personale specializzato, di cui siamo sempre alla ricerca.

A proposito: IDV è coinvolto nei rifornimenti all’Ucraina?

Non forniamo a oggi veicoli militari all’Ucraina.

Lo scorso luglio avete presentato i carri armati Ariete C2. Quali miglioramenti hanno rispetto agli Ariete C1?

L’Ariete C2 è un veicolo sviluppato sulla base di una configurazione scelta qualche anno fa dall’Esercito Italiano, tra diverse proposte presentate dal CIO (Consorzio Iveco-Oto Melara).

Rispetto alla versione di fine anni ‘90, abbiamo introdotto importanti migliorie al gruppo motopropulsore, aumentandone la potenza e la coppia e adeguando il cambio di velocità per poter sostenere un significativo incremento di peso (da 54 tonnellate a 62,5), conseguente all’aumento dei livelli di protezione.

Anche la torre ha subito importanti cambiamenti, l’attuazione è diventata completamente elettrica, con grandi benefici in termini di sicurezza e velocità. Le ottiche sono state adeguate sulla base degli sviluppi e delle soluzioni implementate sulla Nuova Blindo Centauro, a tutto vantaggio della precisione di tiro, anche in movimento e di notte. Infine, i sistemi di comunicazione tattica sono stati completamente rivisti per poter integrare la capacità corazzata alle altre forze dello schieramento.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di novembre 2025 (numero 9, anno 8)

 

Poste Italiane Dic 25

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