L’Italia si trova di fronte a una bomba energetica pronta a esplodere: entro il 2035, i data center nazionali potrebbero arrivare a consumare fino al 13% dell’energia elettrica del Paese, mentre a livello globale questi centri di elaborazione dati hanno già divorato 460 terawattora di elettricità nel solo 2022. Una crisi silenziosa che rischia di compromettere gli obiettivi di sostenibilità e che richiede interventi immediati.
Di fronte a questa emergenza, l’Università Pontificia Antonianum di Roma ha lanciato quello che viene considerato il primo master in Italia che unisce intelligenza artificiale, etica e sostenibilità energetica tenuto dal Prof. Riccardo Petricca. Il programma biennale, giunto alla sua seconda edizione, sta formando una nuova generazione di professionisti capaci di affrontare le sfide energetiche dell’era digitale.
“Il problema è che più andiamo avanti con l’intelligenza artificiale, più rischiamo il collasso energetico se non iniziamo a pensare seriamente al discorso ecologico”, spiega il Prof. Riccardo Petricca, docente di Intelligenza artificiale e sostenibilità presso la Pontificia Università Antonianum. “MetaAI, ChatGPT, Gemini e tutti i grandi sistemi di AI hanno necessità di quantità enormi di energia, e questo costa non solo in termini economici ma soprattutto ambientali”.
I numeri parlano chiaro: con 168 data center già operativi in Italia su oltre 10.000 censiti a livello mondiale nel 2024, il nostro paese si trova in una posizione critica. Tuttavia, secondo le stime, si potrebbero recuperare fino a 9,5 TWh di energia termica dai data center italiani, una quantità sufficiente a soddisfare il fabbisogno energetico di 2,3 milioni di famiglie.
Il master dell’Antonianum sta attirando professionisti da tutta Italia e dall’estero: avvocati, manager di importanti multinazionali, ingegneri, commercialisti, dipendenti della PA. La classe attuale conta circa 120 studenti, provenienti da tutt’Italia ma anche dall’estero, che seguono le lezioni online con la possibilità di accedere alle registrazioni on-demand.
“In Svizzera e in altri paesi hanno già implementando applicazioni pratiche per sfruttare l’energia termica dei server“, sottolinea Petricca. “Parliamo di grandi data center che recuperano il calore prodotto e lo utilizzano per riscaldare le abitazioni dei paesi limitrofi. È esattamente questo tipo di approccio che dobbiamo sviluppare anche in Italia”.
Il programma formativo non si limita agli aspetti tecnici del recupero energetico ed ottimizzazione del codice. Una componente fondamentale riguarda l’etica nell’uso dell’intelligenza artificiale e la protezione dei dati sensibili. “Spesso le aziende utilizzano ChatGPT inserendo codice sorgente proprietario o dati sensibili senza le dovute precauzioni”, avverte il professore. “Questo rappresenta un rischio enorme per la privacy e la proprietà intellettuale. Nel master insegniamo come utilizzare piattaforme di IA certificate, versioni locali sicure o API protette”.
La questione della sicurezza dei dati è particolarmente critica in ambito sanitario e legale. Un avvocato che inserisce documenti riservati in un sistema AI pubblico, o un medico che carica referti con dati personali non anonimizzati, possono causare violazioni gravissime della privacy con conseguenze legali devastanti.
“L’intelligenza artificiale deve essere uno strumento per aumentare l’efficienza, non per violare la proprietà intellettuale o compromettere la privacy”, afferma Petricca, autore di numerosi libri, tra cui ‘Pastorale Digitale 4.0 – Dottrina sociale ed Intelligenza Artificiale‘ pubblicato lo scorso giugno e ‘Chiesa e Pastorale Digitale – In uscita verso una società 5.0’ dell’anno scorso. ‘Il nostro obiettivo è formare professionisti che sappiano utilizzare questi strumenti in modo etico e sostenibile’.
Il master rappresenta una risposta concreta a una sfida che l’Italia non può e non deve più ignorare. Con i data center che a livello mondiale consumano già tra il 2% e il 3% dell’elettricità globale secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, e con previsioni di crescita esponenziale nei prossimi anni, la formazione di esperti in grado di gestire questa transizione diventa cruciale.
L’iniziativa dell’Antonianum potrebbe rappresentare un modello per altre università italiane ed europee. La combinazione di competenze tecniche, etiche e di sostenibilità forma professionisti capaci non solo di implementare soluzioni tecnologiche avanzate, ma anche di valutarne l’impatto sociale e ambientale a lungo termine.
Mentre il mondo corre verso un futuro sempre più digitalizzato, l’Italia sta gettando le basi per una rivoluzione energetica che potrebbe trasformare i data center da problema a risorsa. Il successo di questo approccio dipenderà dalla capacità di formare rapidamente un numero sufficiente di esperti e di implementare le soluzioni tecnologiche già disponibili in altri paesi europei.
La sfida è titanica ma le opportunità sono enormi: recuperare anche solo una frazione dell’energia termica dispersa dai data center italiani potrebbe contribuire significativamente agli obiettivi di decarbonizzazione del paese e ridurre la dipendenza energetica dall’estero. Il master dell’Antonianum rappresenta il primo passo concreto in questa direzione.

