Nucleare, una nuova alleanza tra imprese (che sperano nell’anno zero dell’atomo)

Le aziende del nucleare italiano fanno i conti con quello che potrebbero essere (e che non sono ancora), mentre lanciano una nuova alleanza industriale. L’Associazione italiana nucleare, Ain, che si è riunita per la sua giornata annuale a Roma, ha firmato un Memorandum d’intesa con ANIMA Confindustria per rafforzare la filiera industriale nazionale e per puntare a concretizzare i numeri che l’atomo prometterebbe, secondo il dossier di Ain.

Le cifre, presentate dal presidente Ain Stefano Monti (a destra nella foto in evidenza insieme al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin): 117.000 nuovi posti di lavoro di cui 39.000 diretti (in coerenza con il Pniec italiano al 2050), una supply chain in Europa autonoma al 90%, un impatto economico che vale circa il 2,5% del PIL.

L’intesa tra Ain e Anima Confindustria, la federazione dell’industria meccanica, prevede “uno scambio strutturato di competenze e analisi tecniche, così da mettere a sistema il patrimonio informativo delle due realtà”, ma anche attività di formazione e workshop rivolti alle imprese interessate alle nuove tecnologie nucleari.

Inoltre AIN e ANIMA Confindustria collaboreranno alla partecipazione a progetti europei e internazionali, in particolare su SMR, AMR e fusione.

Stefano Monti, presidente di Ain, e Pietro Almici, Presidente di Anima Confindustria

I numeri degli Smr

Non è un caso se gli Small modular reactor, grande speranza a breve termine del mondo del nucleare (quella a lungo termine è la fusione, completamente diversa rispetto al processo di fissione) occupano il posto d’onore nel report. Sono 80 i progetti di SMR attivi in 19 Paesi, alcuni già in fase di esercizio o prossimi alla connessione alla rete.

L’altro grande vantaggio del nucleare, secondo le imprese, è la sua filiera: al 90% europea, al contrario di quella quasi interamente cinese delle rinnovabili, dice il report.

Tra gli altri dati:

  • Nel mondo sono operativi 420 reattori, con oltre 60 nuovi impianti in costruzione, e gli investimenti globali sono cresciuti del 40% negli ultimi cinque anni.
  • In Europa, il nucleare garantisce un quarto della produzione elettrica e contribuisce per la metà dell’energia decarbonizzata generata nell’Unione.
  • Ogni euro investito genera 2,4 euro di indotto tra industria, ricerca e professionalità.
  • L’atomo può aiutare a rispondere alla rapida crescita dei data center e dell’intelligenza artificiale, che secondo le stime riportate da AIN potrebbero far aumentare i consumi elettrici europei di oltre il 160% entro il 2030.
  • Con l’abbandono programmato dell’Europa del gas russo entro il 2027, gli Stati membri dovranno sostituire volumi significativi di energia con fonti interne, sicure e non intermittenti.

2026, l’anno zero del nucleare in Italia

Ma le aziende del nucleare sono consapevoli che i numeri resteranno auspici se non sarà la politica a dare il via al processo di reintroduzione dell’atomo in Italia, che lo ha abbandonato con due referendum.

Stefano Monti, presidente di Ain e della European nuclear society, ha ricordato che le prossime tappe per lo sviluppo di Smr in Italia dipendono dalla legge delega italiana e dai relativi decreti attuativi.

Se nel 2026 partirà il processo, Monti prevede il primo Smr nel 2035. Gli altri più avanzati (con raffreddamento a piombo e non ad acqua) arriveranno cinque anni dopo.

Intanto, la newco Enel-Ansaldo Energia-Leonardo, Nuclitalia, lavora per individuare le tecnologie di riferimento; inizialmente, gli Smr di terza generazione raffreddati ad acqua. Secondo Monti le tecnologie più concrete per il breve termine non sono italiane: c’è quella di General Electric-Hitachi (l’unico Smr occidentale, in costruzione in Canada), mentre Edf è il player di riferimento in Francia (che sul nucleare non può essere ignorata) e Rolls-Royce in Uk. Per Monti, è normale che il nuovo inizio dell’atomo italiano non sia puramente tricolore: “Per 35 anni non abbiamo prodotto un solo kilowattora; gli italiani hanno fatto tante cose all’estero, ma su progetti di ‘technology holder’ di altri Paesi”.

In ogni caso, la visione non deve essere italiana, ma europea. “E’ il continente che deve diventare forte e competitivo a livello internazionale rispetto alle altre regioni del mondo: partecipare in maniera attiva a progetti esteri ci permette di importare competenze anche in Italia”.

Per Monti, bisogna ricordare che questo potrebbe essere ‘l’anno zero’ del nucleare in Italia, anche nel caso ci possa essere un nuovo passaggio referendario (“non possiamo escluderlo”). La cosa importante, però sarà aver già dato “una informazione corretta, basata sui dati, a tutta la popolazione: anche si si andasse verso un referendum, lo faremmo in maniera fiduciosa e ottimista, perché avremmo fatto il nostro lavoro di coinvolgere i territori rispondendo alle loro domande. Sulla comunicazione c’è tanto lavoro da fare”.

“Il passaggio dal dibattito all’attuazione richiede una comunicazione chiara, inclusiva e basata su evidenze scientifiche” ha dichiarato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, convinto che l’atomo “dia un futuro alle giovani generazioni e al nostro paese. Di conseguenza, noi dobbiamo spiegare e chiarire ogni particolare. Siamo ancora la seconda realtà d’Europa come capacità di sviluppo”.

Sul lavoro di Nuclitalia, Pichetto sostiene che “la loro scelta industriale verrà certamente appoggiata in pieno, trattandosi di partecipate dello Stato. Stanno guardando un po’ in tutte le direzioni, e anche noi da parte governativa stiamo spingendo su ogni tipo di ricerca e di sperimentazione”, anche internazionale.

Simic, i ‘meccanici’ italiani della fusione nucleare

Poste Italiane Dic 25

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