Mamma ho perso l’aereo, Di Sarro: “I cult fanno bene al cinema, guardano al futuro”

In attesa degli incassi, sicuramente enormi, di “Avatar: Fuoco e Cenere” (appena uscito in sala) e di “Buen Camino” con Checco Zalone (dal 25 dicembre), uno dei risultati più sorprendenti al boxoffice cinematografico è il successo – che non accenna a fermarsi – di “Mamma ho perso l’aereo”. Una riedizione di un film vecchio 35 anni ma mitico, scanzonato, godibile e leggero, con tanto Natale dentro, le musiche meravigliose di John Williams e quelle scene slapstick rese ancor più comiche dal grande schermo, mentre Kevin cerca di fronteggiare i due maldestri e scapestrati ladri “del rubinetto”. Abbiamo intervistato in esclusiva Franco di Sarro, CEO di Nexo Studios, la società di distribuzione cinematografica leader nelle uscite dei cosìddetti “film – evento”.

 

Di Sarro, complimenti per il successo di “Mamma, ho perso l’aereo”.

Grazie! I numeri sono in costante aggiornamento: ci avviamo verso i 2 milioni di euro di incasso, con sale piene in tutta Italia e una risposta del pubblico che ha superato ogni previsione iniziale. Al di là del dato economico, che è sicuramente importante di questi tempi, quello che ci ha colpito davvero è stato il modo in cui il pubblico ha vissuto il film: gruppi di amici ma anche famiglie intere, genitori cresciuti con “Mamma, ho perso l’aereo” che hanno portato i figli a scoprirlo per la prima volta sul grande schermo, spettatori che sono tornati al cinema non per abitudine ma per il desiderio di farlo. È questo, per noi, il segnale più significativo.

 

Inizialmente avevate deciso di proporre il film una settimana, dal 4 al 10 dicembre, ma i risultati incredibili vi hanno messo nelle condizioni di proseguire a data da destinare. Secondo lei questo risultato segnerà una svolta nell’uscita delle riedizioni dei classici? Mi spiego, da qualche anno la tendenza ha preso piede, pensiamo a “Lo Squalo” per i 50 anni o al vostro tradizionale appuntamento di Halloween con “Frankenstein Junior” e molti altri. Ma qui siamo di fronte ad un vero e proprio evento…

Più che una svolta, direi una conferma molto chiara. All’estero i classici e i cult vengono riproposti in sala da molti anni, sempre con grande successo, e Nexo Studios lavora su questo fronte in Italia da molto tempo, basti pensare a “Ritorno al Futuro” e “Frankenstein Junior”, che negli anni hanno dimostrato quanto il pubblico ami ritrovare ogni anno certi film al cinema. Il caso di “Mamma, ho perso l’aereo” ha però reso evidente qualcosa di ancora più profondo: alcuni film sono transgenerazionali, resistono al tempo perché hanno una scrittura, un’ironia e una forza narrativa che continuano a parlare anche oggi. Vederli in sala non è una semplice “riproposta”, ma un’esperienza condivisa, diversa da qualsiasi visione domestica. C’è stata anche una preparazione per andare al cinema: avevamo messo a punto una playlist di Natale da ascoltare su Spotify, suggerito un outfit a tema rigorosamente natalizio, lanciato un nuovo poster e un nuovo trailer dedicati al film che si sono virilizzati in un modo stupefacente. L’appuntamento con gli amici nel foyer allestito a festa, la pallina a tema omaggio per ricordarsi l’occasione speciale, il buio della sala, il grande schermo, le risate collettive: sono elementi che trasformano un film conosciuto, talvolta a memoria, in qualcosa di nuovo.

 

Pensa che al mercato i classici in sala facciano bene, perché rappresentano un “usato sicuro” per i fan e per tanti giovani o meno giovani che quei film non li hanno mai visti, oppure se la cosa dovesse davvero prendere piede e tante distribuzioni vi emulassero, ci potrebbe essere il rischio che la sala venga percepita come una cineteca, luogo di revival e di celebrazione di fasti del passato?

Io credo che un film che riempie le sale non sottragga ossigeno, ma lo riporti. Oggi come oggi, l’esperienza di Nexo Studios di questi anni ne è la riprova: non esiste un numero definito e immutabile di spettatori da spartire. Semmai, esiste un pubblico che va ascoltato, intercettato e riunito. Perché possa riscoprire il rito del cinema e il piacere di uscire di casa per vivere un’esperienza collettiva che risponda alla sua specifica passione. Chi entra in sala per nostalgia può tornarci anche per curiosità e per scegliere un nuovo film. Ma questo accade solo se la sala viene percepita come un luogo vivo e vivace, frequentato e aggregativo. I film cult rivisti su grande schermo rimettono il cinema al centro della vita sociale. Penso che questo sia un beneficio per tutto il sistema, soprattutto per il cinema contemporaneo.

 

Le società che detengono i diritti di questi film saranno sicuramente avvantaggiate dall’interesse e dal clamore che notano attorno all’uscita sala. Immagino in molti vi staranno chiedendo di uscire in sala con loro con un proprio film del passato… Quali altri operazioni “vintage” vi attendono, tra le principali?

L’interesse è naturalmente molto forte, ma la nostra linea non cambia: non facciamo mai operazioni nostalgiche fini a sé stesse. Scegliamo solo titoli che abbiano davvero resistito al tempo, che abbiano qualcosa da dire oggi, che meritino di essere riscoperti o riletti sul grande schermo, magari per un anniversario o un’occasione speciale. E per il 2026 annunceremo presto quali sono i titoli su cui andremo a lavorare. Ma soprattutto ci tengo a dire che questo lavoro sui classici non è mai in contrapposizione con il nuovo. Nexo Studios continua a proporre concerti evento, appuntamenti K-pop, anime, documentari presentati nei festival internazionali, film d’arte… È come entrare in una libreria indipendente e ben fornita: ci sono i classici e ci sono i nuovi autori, ed è il dialogo tra loro a fare la differenza. E la selezione alla base di tutto.

 

Se un cult visto e rivisto in Tv e sulle piattaforme performa meglio dei due tra i migliori esordi italiani dell’anno, come “Le città di pianura” o “Breve storia d’amore”, può essere un segnale di preoccupazione e riflessione o, di questi tempi, conta solo il risultato e ben vengano fenomeni di questo tipo?

Io credo che “Mamma, ho perso l’aereo” non sia solo un grande successo: rappresenta per tutti noi una memoria collettiva, il racconto di un tempo, gli anni ’80 e ’90, che molti spettatori ricordano come più empatico, spensierato, leggero. Dentro quel film è raccontata la famiglia vissuta in modo ironico e disincantato (ma ricco d’amore), l’attesa del Natale, il viaggio, il tema dell’importanza dei legami. Forse il pubblico non è nostalgico solo del film che proponiamo, ma anche del mondo che quei film riescono ad evocare. Il cinema vive anche di questo: rileggere, tornare su storie che hanno segnato la nostra vita per verificarne la tenuta, per capire cosa ci dicono oggi. Come accade con i libri che amiamo davvero o i grandi capolavori dell’arte che torniamo a guardare e riguardare nei grandi musei: non li rileggiamo per fuggire dal presente, ma per interrogarlo meglio.

 

In questi giorni il pubblico ha vissuto il film come un vero avvenimento imperdibile.

Sì, ed è stato bellissimo. Persone con maglioni di Natale, foto scattate davanti alle locandine, risate condivise, famiglie e gruppi di amici. Questo per noi è il cinema. Qualcosa che ti porti a casa dopo la visione, non solo un contenuto ma un’esperienza. Un momento vissuto insieme. Ed è questa, credo, la lezione più importante di questo successo: il cinema al cinema ha ancora un fascino unico e indiscutibile. Quando riesce a riattivare emozioni, memoria e desiderio, non guarda al passato, ma costruisce il futuro.

 

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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