Il Middle East come banco di prova per modelli di crescita innovativi. Accesso alle cure, filiere più solide e AI guidano i passi di Eli Lilly nella regione affidata a Roberta Marinelli.
In un momento in cui sostenibilità produttiva e instabilità geopolitica si intrecciano sempre più, anche le aziende farmaceutiche sono chiamate a ripensare strategie e modelli organizzativi su scala internazionale. In questo scenario si inserisce il lavoro di Roberta Marinelli, responsabile per l’area Middle East e Turchia di Eli Lilly, una delle regioni più eterogenee e strategiche per la multinazionale statunitense. Per un settore che ha fatto molti progressi sul fronte delle pari opportunità, resta però la sfida del ‘soffitto di cristallo’.
Dal suo punto di vista, l’industria farmaceutica è più avanti o più indietro rispetto ad altri settori nella valorizzazione della leadership femminile?
L’industria farmaceutica ha fatto passi avanti nella valorizzazione della leadership femminile, soprattutto nelle funzioni scientifiche, mediche e nelle posizioni manageriali intermedie. Rimane però un gap ai livelli più alti dell’organizzazione, dove la presenza femminile non è ancora paritaria.
Rispetto a settori più tradizionali siamo avanti, mentre rispetto ad alcune aree del tech o dei servizi abbiamo ancora spazi di miglioramento. Credo molto nel ruolo dei modelli femminili visibili: non per una questione di rappresentanza fine a se stessa, ma perché team più inclusivi prendono decisioni migliori, soprattutto in un settore che deve comprendere i bisogni di pazienti molto diversi tra loro.
Quali sono le maggiori difficoltà che ha incontrato nel suo percorso?
La prima è stata apprendere come gestire il cambiamento continuo: ho cambiato più volte Paese, ruolo e area di business, ricominciando ogni volta da zero su culture, mercati e team diversi. Un’altra sfida è stata essere talvolta l’unica donna in contesti molto tecnici o senior: ho imparato che il valore sta nel portare un punto di vista diverso.
Infine, guidare team in scenari complessi – dalla pandemia alla forte instabilità geopolitica – richiede equilibrio tra risultati di business e cura delle persone. Ho capito che chiedere supporto, costruire team forti e investire nei talenti è un atto di leadership.
Quali sono le priorità strategiche di Lilly nella regione Middle East e Turchia?
La nostra priorità è trasformare l’innovazione scientifica in salute accessibile per un numero crescente di pazienti in una regione molto eterogenea. Ci concentriamo su tre aree: portare soluzioni innovative nelle patologie a maggior impatto, in particolare obesità, diabete, Alzheimer e oncologia; costruire partnership con governi e sistemi sanitari per accelerare diagnosi precoce e percorsi strutturati di cura; sviluppare talenti e competenze locali, supportando la crescita delle capacità cliniche, regolatorie e digitali della regione.
E quali sono i numeri dell’azienda nell’area di sua competenza?
Eli Lilly ha chiuso il 2024 con circa 45 miliardi di dollari di ricavi globali, con una crescita molto significativa anno su anno. Non pubblichiamo dati dettagliati per singola regione, ma posso dire che l’area Meta è tra quelle a più rapida crescita dell’azienda, trainata da un forte bisogno sanitario, dall’interesse dei governi nel rafforzare i sistemi salute e dalla crescente domanda per innovazioni in diabete e obesità, neuroscienze e oncologia. In molti Paesi registriamo crescite a doppia cifra e ampliamenti dell’accesso ai nostri trattamenti.
Quanto può influire, sui costi di produzione, l’aumento dei dazi sulle materie prime farmaceutiche?
Rischia sicuramente di aumentare i costi lungo la catena del valore e ridurre le risorse disponibili per la ricerca. L’impatto concreto dipende dall’estensione delle misure e dai materiali coinvolti, ma qualsiasi aumento dei costi a monte può creare pressioni sull’intero sistema.
Per questo stiamo investendo globalmente in capacità produttiva aggiuntiva e in supply chain più diversificate e resilienti, per proteggere la continuità di fornitura ai pazienti.
Quali sono oggi le principali sfide logistiche per una multinazionale come Lilly?
La prima sfida è gestire una domanda globale in crescita per terapie complesse, mantenendo elevati standard qualitativi e di sicurezza. La seconda riguarda la resilienza in un contesto geopolitico instabile, dove ogni interruzione nelle rotte o nell’approvvigionamento può generare colli di bottiglia.
La terza è integrare sostenibilità e distribuzione: riduzione delle emissioni, ottimizzazione della catena del freddo e packaging più efficienti. La nostra risposta è investire in nuovi impianti, digitalizzare la supply chain e sviluppare partnership locali per garantire continuità e qualità in tutti i mercati.
Cina e India producono gran parte dei principi attivi mondiali. È sostenibile continuare a dipendere da loro?
Cina e India hanno un ruolo importante nella produzione di principi attivi, frutto di decenni di specializzazione globale. Una concentrazione troppo elevata in poche aree è effettivamente un rischio, per questo stiamo facendo investimenti in nuova capacità produttiva in più regioni del mondo, riequilibrando la supply chain e rendendola più resiliente senza compromettere l’accesso dei pazienti.
Quali sono i mercati su cui Eli Lilly punta maggiormente?
Gli Stati Uniti restano il primo, ma la crescita più dinamica arriva da una combinazione di Europa, Asia e regioni emergenti. In Europa e Giappone stiamo ampliando l’accesso ai nostri trattamenti per obesità, diabete e oncologia. In Asia, inclusa la Cina, collaboriamo con partner locali per raggiungere più pazienti.
L’area Meta è oggi uno dei motori di crescita dell’azienda, grazie agli investimenti in sanità dei governi e all’alto carico di malattia. La logica è investire dove possiamo generare il maggiore impatto clinico e sociale.
Quali aree terapeutiche avranno maggiore sviluppo nel prossimo futuro?
Tre aree sono destinate a crescere rapidamente: cardiometabolico (soprattutto obesità e diabete), dove gli agonisti incretinici stanno cambiando radicalmente la pratica clinica; neuroscienze, in particolare Alzheimer, grazie ai progressi delle terapie che agiscono sul decorso della malattia; e oncologia, con lo sviluppo di anticorpi coniugati, terapie mirate e nuove piattaforme basate su dati e AI.
Cosa dobbiamo aspettarci a breve dalla ricerca Lilly in tema di farmaci contro il diabete e l’Alzheimer?
Nel diabete e nell’obesità stiamo lavorando per ampliare le indicazioni delle terapie esistenti, sviluppare nuove formulazioni e far avanzare la pipeline di molecole innovative, incluse soluzioni orali. L’obiettivo è aumentare efficacia e aderenza a lungo termine.
Per l’Alzheimer, dopo i progressi regolatori ottenuti in Europa con donanemab, siamo concentrati a collaborare con autorità e sistemi sanitari per trasformare l’innovazione scientifica in percorsi reali di cura. Stiamo investendo anche in strumenti di diagnosi precoce, nell’uso dell’AI per identificare i pazienti più idonei e in studi di vita reale per comprendere l’impatto concreto delle nuove terapie.
Il passo successivo sarà un modello di presa in carico più integrato, che unisce farmaci, diagnosi e supporto ai pazienti e alle famiglie.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di dicembre 2025 – gennaio 2026 (numero 10, anno 8)

