La startup italiana che lavora a un’alternativa alle terre rare trova nuovi fondi: RARA Factory, spin-off dell’università Ca’ Foscari di Venezia, ha raccolto 3,2 mln di euro in un round ‘seed’ sostenuto da Primo Capital (tramite il fondo Primo Climate) CDP Venture Capital SGR (tramite il Fondo Acceleratori) e da un gruppo di business angels guidati da Alberto Baban, Presidente di Fondazione Nord Est.
Un round seed è uno dei primi nella vita di una startup, ma già negli scorsi mesi avevamo raccontato come RARA Factory avesse raccolto circa 600mila euro in equity e un milione in debito (da Unicredit).
Ora arriva una nuova iniezione di capitale da usare per laboratorio ed esperimenti che servono a sintetizzare nuovi materiali alternativi alle terre rare e ai materiali critici per applicazioni industriali nell’energia, nella mobilità, nell’aerospazio.
La startup è guidata da Stefano Bonetti, cofondatore e direttore scientifico, insieme a Michele Bugliesi (nella foto in evidenza insieme a Bonetti), Ceo ed ex rettore Ca’ Foscari, e Guido Caldarelli, fisico delle reti e direttore Isc-Cnr (istituto dei sistemi complessi).Rara Factory integra l’intelligenza artificiale con la fisica sperimentale dei materiali. A differenza degli approcci puramente computazionali, a Venezia i nuovi materiali vengono effettivamente creati e catalogati. Ad oggi sono quasi 10.000, e grazie a loro vengono addestrati i modelli AI.
RARA Factory ha già ottenuto il primo contratto commerciale e ha siglato accordi di collaborazione con importanti aziende italiane e internazionali, e il round servirà anche per espandere partnership e business. “Siamo già in grado di generare più di cento leghe nuove al giorno”, aveva detto Bonetti a Fortune Italia. “Abbiamo un orizzonte di un anno e mezzo per dimostrare agli investitori che il processo funziona e che possiamo anche produrre su scala industriale ciò che scopriamo. È una catena completa, dalla progettazione alla fabbricazione”.
“Il nostro dataset proprietario sarà presto pronto a rispondere alla crescente domanda di alternative alle terre rare e ad altre materie prime critiche in settori industriali strategici” ha dichiarato Michele Bugliesi, founder, professore di Informatica e precedente Rettore di Ca’ Foscari. Il primo obiettivo industriale? Un sostituto dei magneti al neodimio, lo standard industriale per motori elettrici e generatori eolici, controllato quasi esclusivamente dalla Cina. Un materiale con prezzi instabili, difficoltà di approvvigionamento e un’estrazione altamente inquinante: dall’Italia potrebbe arrivare una risposta a tutti e tre i problemi.
La mancanza di dati sperimentali di alta qualità è stata una delle cause principali della limitata innovazione dei materiali. Ne è convinta Giusy Cannone, Partner di Primo Climate che ha commentato: “la capacità di RARA Factory di generare dataset proprietari su larga scala, fondati su fisica ed esperimenti reali, è un elemento fortemente distintivo. Questa soluzione innovativa costituisce un asset chiave per rafforzare la competitività economica e l’indipendenza strategica italiana ed europea”.
“RARA Factory rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra ricerca e industria”, ha aggiunto Stefano Molino responsabile del Fondo Acceleratori di CDP Venture Capital. “Il progetto ha il potenziale di rafforzare l’ecosistema nazionale dei materiali avanzati e di generare un impatto industriale di lungo periodo”.
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