Incontro con Laura Carafoli, SVP Content Networks and Streaming Local Production Italy & Iberia di Warner Bros. Discovery. “Ci interessa il crime d’autore, ricerchiamo la qualità di scrittura. Portobello? Prima di tutto è un atto culturale, Bellocchio un maestro. La serialità italiana vive oggi una fase di grande maturità artistica. Ogni nostro progetto avrà una voce, una visione e una forza creativa”
Laura Carafoli, è una manager di lungo corso, professionista chiave all’interno del gruppo Warner Bros. Discovery, dove ricopre la carica di SVP Content Networks and Streaming Local Production Italy & Iberia, con la responsabilità di gestire l’ampio portfolio televisivo free e pay del gruppo e le produzioni locali TV e digital. In precedenza ha ricoperto il SVP Chief Content Officer, responsabile della programmazione, della produzione e delle attività di promozione e marketing e comunicazione dei canali del portfolio del gruppo Discovery in Italia e di discovery+, il servizio streaming globale. Nata a Novara e laureata in Filosofia, ha lavorato in Rai e successivamente in Fox Italia. È in Discovery dal 2009, dove tra le altre cose è stata artefice del debutto del gruppo nel business della Tv in chiaro, dando vita a brand di successo come Real Time, Dmax e, più avanti, NOVE.
Carafoli, ci presenti l’offerta di produzioni italiane di HBO Max: quali titoli avete pronti in uscita e su quali state lavorando per i mesi futuri?
L’offerta di produzioni italiane di HBO Max nasce da una scelta molto precisa: pochi titoli, fortemente identitari, capaci di distinguersi per ambizione creativa e qualità narrativa. Non inseguiamo la quantità, ma progetti che abbiano una ragione profonda per esistere e che possano dialogare con il pubblico italiano e internazionale allo stesso tempo. Tra i titoli pronti in uscita, “Portobello” rappresenta sicuramente un progetto manifesto del nostro approccio. Accanto a questo, stiamo lavorando su nuove produzioni scripted che esplorano generi e territori diversi, sempre con una forte centralità dei personaggi e degli autori. La serie fiction diretta da Mordini “Melania Rea – oltre il caso” non sarà un classico true crime ma una immersione nella storia che ha segnato la giurisprudenza recente qualificando il primo reato definito “femminicidio”. Per i prossimi mesi continuiamo a sviluppare storie radicate nella realtà italiana, ma raccontate con un linguaggio contemporaneo e ambizioso, in linea con il DNA di HBO. Stessa attenzione per il “DNA HBO” con lo slate unscripted che vede titoli come “Gina Lollobrigida – diva contesa”. Una serie che propone in esclusiva materiali inediti della vita privata della star e la complicata diatriba per la sua eredità, morale e materiale. E non posso non citare “Saman – La verità nascosta”, una serie doc che è molto più di una ricostruzione del terribile omicidio della ragazzina pachistana ma è un affresco di come è complesso e drammatico a volte l’incontro di culture diverse.
In questi anni c’è stata una consacrazione del crime come genere di eccellenza per la serialità. Una sezione che vi vedrà protagonisti…
Il crime è diventato centrale nella serialità perché è un genere che permette di raccontare la complessità del presente. Ma ciò che ci interessa non è il crime come formula, bensì come lente narrativa. Per HBO Max il crime è uno strumento per interrogare temi più ampi: il potere, la colpa, la giustizia, l’ambiguità morale. Ci interessa un crime d’autore, che non rassicuri lo spettatore con risposte facili, ma che lo metta di fronte a domande scomode. In questo senso, sì, è un territorio che continueremo a esplorare, ma sempre con grande attenzione alla qualità della scrittura e allo sguardo degli autori.
“Portobello” merita un capitolo a parte: ci racconti che tipo di collaborazione c’è stata con un maestro come Marco Bellocchio, passando per la Mostra di Venezia per quello che è uno dei casi più clamorosi della storia d’Italia, con il volto e il corpo di un mattatore come Fabrizio Gifuni.
“Portobello” è stato prima di tutto un atto culturale, oltre che un progetto produttivo. Lo sguardo di Marco Bellocchio è un regalo per tutti gli abbonati di HBO Max che potranno godere di questo prodotto che dialoga con cinema e serialità in modo assolutamente unico. Il caso Tortora non viene affrontato come un semplice true crime, ma come una tragedia civile, una ferita ancora aperta nella memoria collettiva del Paese. Fabrizio Gifuni offre un’interpretazione straordinaria, incarnata, fisica, che restituisce tutta la complessità umana e simbolica di Enzo Tortora. È una serie che non ricostruisce un caso, ma invita lo spettatore a entrarci dentro, emotivamente e moralmente.
La serialità italiana gode di buona se non ottima salute creativa: rappresenta un asset virtuoso per il mercato internazionale? Quali margini di crescita può ancora avere?
La serialità italiana vive oggi una fase di grande maturità creativa. Gli autori, i registi e i produttori hanno acquisito una consapevolezza linguistica e produttiva che rende le nostre storie competitive anche sul piano internazionale. È un asset virtuoso quando smette di preoccuparsi di essere “esportabile” e resta profondamente radicato nella propria identità. I margini di crescita stanno proprio qui: nel continuare a osare, nel prendersi rischi creativi, nel dare spazio a visioni forti e personali, evitando l’imitazione dei modelli globali. Le storie funzionano fuori quando nascono autentiche, non quando sono pensate per piacere a tutti.
In un panorama audiovisivo così frammentato di canali lineari, spazi online, piattaforme, social network… quanto è importante per lo spettatore avere un punto di riferimento e potersi fidelizzare con la qualità dei contenuti?
Oggi lo spettatore è sommerso dall’offerta, ma ciò che davvero scarseggia è l’attenzione. In questo contesto, avere un punto di riferimento diventa fondamentale. HBO Max vuole essere questo: non solo una piattaforma, ma un editore, un luogo di fiducia. La fidelizzazione non nasce dall’algoritmo, ma dalla coerenza editoriale. Se un contenuto è su HBO Max, lo spettatore sa che può fidarsi del tempo che investirà. Questo patto di fiducia è, secondo me, uno dei valori più importanti nel panorama audiovisivo contemporaneo.
Cosa non le ho chiesto e che le sta a cuore dirmi, o meglio dire ai tanti lettori che ci stanno leggendo, utenti finali ma anche addetti ai lavori dell’industria?
Credo sia importante ribadire il senso di responsabilità culturale che sentiamo come editori e produttori di contenuti. In un’industria che corre molto veloce, il vero lusso oggi è potersi prendere il tempo di fare le cose bene. HBO Max continuerà a essere uno spazio dove non tutto deve piacere a tutti, ma dove ogni progetto deve avere una voce, una visione e una necessità artistica chiara. È un impegno verso il pubblico, ma anche verso gli addetti ai lavori, con cui vogliamo costruire un dialogo basato sulla qualità, sul rispetto e sull’ambizione creativa.
Intervista estratta dal numero Speciale “Fortune Entertainment – HBO Max” disponibile gratuitamente a questo LINK
