Crollano le azioni delle compagnie aeree asiatiche, nell’ambito di una più ampia reazione dei mercati alla decisione di Stati Uniti e Israele di colpire l’Iran nel fine settimana.
Il conflitto, in particolare la ritorsione dell’Iran con il lancio di missili verso Paesi vicini come gli Emirati Arabi Uniti, ha spinto le compagnie aeree a cancellare centinaia di voli verso il Medio Oriente. Tre importanti aeroporti – Doha in Qatar, e Dubai e Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti – hanno sospeso le operazioni in risposta al conflitto. (Gli aeroporti di Dubai e Abu Dhabi hanno inoltre subito danni a causa degli attacchi.)
Il calo delle azioni di Singapore Airlines
Le azioni di Singapore Airlines sono in calo del 4,5% alle 23:00 (ora della costa orientale degli Stati Uniti). L’australiana Qantas e la hongkonghese Cathay Pacific perdono rispettivamente il 5,4% e il 2,8%. Japan Airlines, una delle due principali compagnie del Paese, ha registrato un calo del 5,6%.
In un comunicato del 1° marzo, Singapore Airlines ha dichiarato di aver cancellato un totale di 16 voli tra il 28 febbraio e il 7 marzo sulla rotta Singapore-Dubai. La sua controllata low cost Scoot ha inoltre sospeso temporaneamente i voli tra Singapore e la città saudita di Gedda.
Nel complesso, i mercati asiatici sono scesi. L’indice Hang Seng di Hong Kong è in calo dell’1,6%, mentre lo Straits Times Index di Singapore ha perso l’1,8%. L’indice Nikkei 225 del Giappone è sceso dell’1,4%. (I mercati della Corea del Sud oggi sono chiusi.)
Salgono i titoli della difesa tra Asia e Pacifico
Al contrario, i titoli della difesa nell’area Asia-Pacifico sono saliti, nell’ambito di un boom di lungo periodo del settore, sostenuto dall’aumento globale della spesa militare. (Nel 2025, la spesa militare mondiale ha raggiunto il livello record di 2.600 miliardi di dollari, secondo l’International Institute for Strategic Studies.)
In Giappone, Mitsubishi Heavy Industries è salita del 3,6%, mentre a Singapore ST Engineering è in rialzo del 3,4%.
Anche le società energetiche salgono
Anche alcune società energetiche sono salite, sulla scia delle aspettative che il conflitto con l’Iran possa influenzare le spedizioni di petrolio dal Medio Oriente. L’australiana Woodside Energy guadagna il 5,4%, mentre Hibiscus Petroleum – la prima società indipendente di esplorazione di petrolio e gas quotata in Malesia e numero 410 nella classifica Southeast Asia 500 – è balzata del 13,1%.
I prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 10%, con il Brent che nelle prime contrattazioni ha toccato un massimo di 82,37 dollari al barile, il livello più alto dallo scorso gennaio. Anche il West Texas Intermediate, il benchmark statunitense del greggio, è salito del 6,95% raggiungendo il livello più alto dallo scorso giugno, a 75,33 dollari al barile.
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.
