Dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran, e mentre il conflitto si allarga ad altri Paesi con la reazione della Repubblica islamica, le Borse mondiali scivolano e il petrolio decolla. Ma non sono gli unici effetti. In Italia, intanto, Milano è in rosso. Viaggiano in positivo solo i titoli della Difesa e quello di Eni.
Il nodo energetico e lo Stretto di Hormuz
Al centro delle preoccupazioni economiche c’è l’energia, e per questo il titolo del greggio è in rally. Le petroliere evitano il passaggio nello stretto di Hormuz controllato dall’Iran.
Da qui passa il 30% del traffico via mare globale del greggio, un quinto di quello consumato a livello globale, ma anche un quinto dell’export mondiale di gas liquefatto, in particolar modo quello prodotto dal Qatar.
I prezzi del petrolio
Il contatto di maggio del Brent segna un +10% a 80 dollari (da 72,5 venerdì) al barile. Il Wti di aprile sale del 9% a 73 dollari (da 66,6).
L’aumento del prezzo è ancora più significativo se si considera che l’Opec+ ha annunciato un aumento della produzione superiore alle attese per aprile.
Sulla piattaforma Ttf di Amsterdam il future del gas naturale segna un +26% (40 euro a megawattora).
L’effetto sulle Borse
L’effetto si vede anche in Borsa: calo per le asiatiche, segno meno per i future americani, Milano (-2,4%) in netto ribasso insieme agli altri listini europei. In particolare soffrono i titoli delle compagnie aeree, a fronte della pù grande interruzione del trasporto aereo al mondo, con oltre 2.500 voli cancellati e circa 20mila ritardati.
In Italia soffrono le banche e gli industriali, mentre guadagnano i titoli energetici (Eni, ma anche Italgas) e quelli della difesa: Fincantieri, Leonardo, Tenaris.
Volano poi i beni rifugio, effetto classico dei momenti di incertezza dell’economia, con oro, argento, platino e palladio. Persino Bitcoin, che negli ultimi mesi sembrava aver perso il treno dei beni rifugio con un crollo della valutazione, sale sopra i 65mila dollari.

