Lunedì Bitcoin ha superato la soglia dei 20 milioni di monete create. Questo significa che oltre il 95% dell’offerta totale è già stata estratta. Restano meno di un milione di Bitcoin da scoprire. L’ultima moneta dovrebbe arrivare tra circa 114 anni.
Il traguardo evidenzia una differenza fondamentale tra Bitcoin e le valute tradizionali come il dollaro. I governi possono sempre aumentare la quantità di moneta in circolazione stampandone altra. La più celebre crypto invece nasce con un limite preciso. Questa caratteristica di “moneta dura” rappresenta uno dei motivi principali del suo successo fin dalle prime 50 monete generate 17 anni fa.
“Avere meno di un milione di cryptomonete ancora da estrarre ricorda qualcosa di unico: questo è il primo sistema monetario della storia con una politica completamente prevedibile scritta nel codice”, ha dichiarato Raphael Zagury, amministratore delegato della società di mining Elektron Energy.
Entro il 2035 verrà estratto il 99% dell’offerta totale di Bitcoin. Per produrre l’1% restante serviranno però più di cento anni. La ragione sta nel meccanismo chiamato halving. Circa ogni quattro anni la ricompensa per i miner si dimezza.
Oggi i miner ricevono 3,125 Bitcoin per blocco. Prima del 2024 ne ricevevano più di 6. Quando Satoshi Nakamoto ha lanciato Bitcoin nel 2009, la ricompensa iniziale era di 50 monete. Il sistema riduce progressivamente la quantità di nuovi Bitcoin in circolazione e aumenta la scarsità nel tempo. Quando l’ultimo Bitcoin arriverà, intorno al 2140, i miner guadagneranno solo attraverso le commissioni sulle transazioni.
Oggi un Bitcoin vale circa 71.000 dollari, secondo i dati di Binance. Il prezzo resta circa il 46% sotto il massimo storico raggiunto a ottobre. Nel lungo periodo però la crescita è stata enorme. Dieci anni fa, nel marzo 2016, un Bitcoin valeva appena 430 dollari. Da allora il valore è salito di circa il 16.000%.
Secondo Zagury questo traguardo non cambia molto nel breve periodo. “Non penso che questo evento da solo sposti il prezzo nel breve termine. Liquidità e fattori macroeconomici restano determinanti”, ha spiegato. “Nel lungo periodo però scarsità e regole prevedibili creano una combinazione molto potente. Con il tempo i mercati tendono a premiare i sistemi in cui le persone possono avere fiducia”.
Questo articolo è apparso originariamente su Fortune.com
