Mark Zuckerberg si affida all’AI: un agente personale per guidare Meta

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Mark Zuckerberg non è nuovo a scommesse radicali. Il CEO di Meta si espone sempre in prima persona sulle priorità dell’azienda. Lo ha fatto con il metaverso, diventandone il volto pubblico anche quando il web ironizzava sui suoi avatar. Ha organizzato riunioni interne in realtà virtuale e continua a indossare in pubblico gli smart glasses AI di Meta, senza preoccuparsi dell’estetica.

Ora applica lo stesso approccio all’AI. Secondo il Wall Street Journal,  Mark Zuckerberg sta sviluppando un agente AI personale per supportare il suo ruolo di CEO. Il progetto è ancora in fase iniziale, ma l’obiettivo è chiaro: ottenere informazioni più rapidamente e accelerare processi che oggi richiedono il coinvolgimento di più persone.

Meta investe decine di miliardi nello sviluppo di modelli di AI “superintelligente” e nella costruzione di data center. Parallelamente spinge sull’adozione interna. L’azienda incoraggia i dipendenti a usare l’AI in modo diffuso e ha inserito l’“AI-driven impact” nei sistemi di valutazione. In alcuni casi introduce classifiche basate sull’utilizzo degli strumenti AI. Ma il segnale più forte arriva dall’alto: il CEO utilizza in prima persona la tecnologia.

I dati mostrano però un divario tra narrazione e pratica. Molti leader promuovono l’AI, ma la usano poco. Secondo una survey su oltre 6.000 dirigenti in Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Australia, quasi il 70% utilizza l’AI meno di un’ora a settimana e il 28% non la usa affatto. Questo distacco limita la comprensione diretta degli effetti reali, tra aumento del carico di lavoro e complessità cognitiva.

Un altro elemento pesa sull’adozione. Il comportamento dei manager incide in modo decisivo. Secondo Gallup, quando i leader supportano attivamente l’uso dell’AI e la utilizzano in prima persona, i dipendenti adottano gli strumenti con maggiore frequenza e ne riconoscono il valore. La probabilità di utilizzo regolare cresce in modo significativo, così come la percezione di utilità.

In Meta questa strategia sembra funzionare. Si diffonde una cultura sperimentale, con hackathon dedicati all’AI e sviluppo di agenti personali che supportano il lavoro quotidiano.

Resta una domanda aperta: ogni CEO deve avere un assistente AI? Non è ancora chiaro. Ma un punto emerge: chi vuole integrare davvero l’AI nei processi aziendali non può restare spettatore. Deve usarla, testarla e comprenderne limiti e vantaggi in prima persona.

L’articolo originale è stato pubblicato su Fortune.com

Poste Italiane Dic 25

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