Inwit contro Tim e Vodafone+Fastweb, il nodo delle disdette sui contratti

inwit galli

Gli effetti della battaglia delle torri in Italia si fanno ancora sentire su Inwit: il 30 marzo il titolo della tower company perde circa l’1,5%, mentre lo scontro con Tim è entrato nel vivo. Anche la società guidata dal Ceo Pietro Labriola, come aveva fatto Fastweb+Vodafone, ha dato disdetta al ‘Master service agreement’ che regola i rapporti con Inwit, la società nata nel 2015 da una costola Telecom che nel 2020 ha anche inglobato le torri di Vodafone Italia. Lo ha comunicato il Cda di Tim.

Tim e Fastweb+Vodafone tornano insieme nel mercato delle torri. E Inwit crolla in Borsa 

Sulla disdetta naturalmente le società la pensano diversamente. Il Cda di Tim sostiene di poterlo fare “con efficacia alla scadenza contrattuale di agosto 2030, a seguito della clausola sul cambio di controllo esercitata nel 2022”.  

Inwit, che da Tiim e Fastweb ricava la maggior parte del suo fatturato, ha replicato: la disdetta è “priva di fondamento giuridico”. Per la società guidata dal Dg Diego Galli (nella foto in evidenza) l’accordo con TIM è valido fino al 2038. Stessa cosa per l’MSA con Fastweb + Vodafone, che come Tim fa leva sulla clausola di change of control per sostenere di potersi svincolare (nel 2028) dal suo contratto. 

C’è anche la possibilità, secondo Tim, che la propria scadenza sia uguale a quella di Fastweb+Vodafone, quindi, appunto, nel 2028: “Nell’ipotesi in cui venisse accertato – in sede giudiziale ovvero per accordo tra le parti – che il cambio di controllo intervenuto nel dicembre 2020 abbia determinato l’applicabilità della relativa clausola contrattuale”, la comunicazione “dovrà intendersi anche quale disdetta con efficacia rispetto al termine originario del 31 marzo 2028“. 

Inwit: da Tim “indebita pressione” per rinegoziare i termini

Secondo Inwit la disdetta di TIM è “inefficace e unicamente strumentale a esercitare una indebita pressione su Inwit, volta alla rinegoziazione dei termini economici dell’MSA”. 

Alla fine la vicenda potrebbe infatti anche ridursi a questo: ridiscutere i termini economici dell’accordo che Inwit ritiene già competitivi oggi. Secondo la società la scelta di TIM è “irragionevole” anche dal punto di vista economico, considerato che i corrispettivi “ben al di sotto della media europea”. 

Sia Fastweb sia Tim ritengono le condizioni, al contrario, sopra la media europea dai due operatori, e per questo il tentativo di rinegoziarle prima ancora di arrivare alle carte bollate. Al centro della vicenda c’è la creazione della joint venture per le torri tra i due colossi che punta non più solo a ‘comprare’ i servizi delle torri ma a costruirle.  

Tim e Fastweb+Vodafone tornano insieme nel mercato delle torri. E Inwit crolla in Borsa 

Cosa è la clausola di change of control

Per Inwit, che ha ribadito l’avvenuto cambio del controllo nell’agosto 2022, il contratto è valido per entrambi i colossi fino all’agosto 2038.

Nella sua nota, Inwit ha sottolineato che il “in caso di cambio di controllo, ciascuna parte abbia il diritto di rinnovare automaticamente il MSA per un periodo di 8 anni, rinnovabili di ulteriori 8 anni (per complessivi 16 anni), senza che la parte alla quale è stato comunicato l’esercizio dell’opzione possa dare disdetta”. 

Il nodo del contendere è il cambio di controllo congiunto del 2022, con la dissoluzione del tandem Tim-Vodafone, quando Tim ha ceduto al fondo Ardian gran parte della sua quota rimanente in Inwit.  

Secondo la stessa società delle torri di telefonia nell’agosto 2022, a seguito del cambio di controllo congiunto intervenuto su INWIT, “TIM ha esercitato l’opzione, con conseguente estensione automatica della durata del MSA per un periodo di 8+8 anni”, e quindi fino all’agosto 2038. 

Secondo quanto detto dal direttore generale di Inwit Diego Galli agli analisti gli Msa sono vantaggiosi perché includono diritti esclusivi a beneficio degli anchor, come il diritto di veto e spazi riservati extra sui siti esistenti, che non rientrano nei termini standard degli Msa nei bechmark internazionali. Inoltre “il 35% dei nostri siti si trova in posizioni uniche e più in generale circa il 75% della nostra rete non è replicabile”. 

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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