Colte, intraprendenti, visionarie. Ma soprattutto capaci di leggere il presente con uno sguardo critico. Le ‘Donne della cultura’ oggi si muovono dentro un contesto in continua trasformazione, tra tecnologia, geopolitica, nuovi linguaggi e cambiamenti sociali. In un mondo iper-accelerato, il loro ruolo è anche questo: capire dove va l’attenzione (e decidere cosa merita davvero di averla). Senza perdere il legame con il passato, che resta una chiave per interpretare il presente.
Fortune Italia ha scelto, tra molte, tre protagoniste che incarnano questo approccio. Takoua Ben Mohamed, fumettista, illustratrice e attivista culturale, nata in Tunisia e cresciuta in Italia, lavora tra autobiografia e graphic journalism, raccontando identità, migrazione e religione. Rossella Calabrese, manager culturale, è tra le protagoniste della trasformazione dell’Istituto Treccani, dove guida la Treccani Accademia dedicata ai nuovi linguaggi. E poi Maura Gancitano, filosofa e cofondatrice di Tlon, impegnata sui temi dell’etica contemporanea, delle relazioni e della trasformazione culturale.
Orientarsi nell’incertezza
In un tempo segnato da quella che molti definiscono ‘multicrisi’, il punto non è stare al passo con il cambiamento, ma imparare a leggerlo. Come spiega Calabrese, “il rischio è inseguire quello che funziona, ma così si resta sempre un passo indietro. Il punto è fermarsi e chiedersi perché quella cosa funziona, capire i meccanismi, interpretare i segnali. Anche quelli più deboli, che spesso sono i più importanti”.
Un cambio di prospettiva che riguarda anche il futuro professionale: “Si parla continuamente di lavori del futuro, ma sono per definizione instabili. Forse dovremmo spostare la domanda: non ‘che lavoro voglio fare’, ma ‘che persona voglio essere’. È questo che ti rende più pronto agli imprevisti”.
Il ritorno (necessario) della filosofia
In scenario torna centrale anche il pensiero filosofico. Non come esercizio teorico, ma come strumento per orientarsi. “Si fa appello ai filosofi quando le cose si mettono male”, dice Gancitano con una punta di ironia. “Negli ultimi anni abbiamo pensato di poter fare a meno della filosofia, perché avevamo i dati, le tecnologie. Poi sono arrivate crisi sempre più complesse e ci siamo accorti che servono categorie per interpretarle”.
E aggiunge: “La filosofia oggi è molto più applicata. Non è più separata dalla realtà, ma dialoga con altri saperi. Quando parli di intelligenza artificiale, per esempio, non puoi farlo senza conoscere davvero lo strumento. È un lavoro di comprensione, prima ancora che di risposta”.
Pieni di stimoli, ma sempre più svuotati
Ma capire il presente richiede una risorsa sempre più rara: il tempo. “Viviamo con la sensazione di non essere mai abbastanza veloci”, continua Gancitano. “Le tecnologie promettono di farci risparmiare tempo, ma in realtà ci chiedono di essere sempre più produttivi. E questo crea un paradosso: siamo pieni di stimoli, ma sempre più svuotati”.
Il risultato è una difficoltà crescente a mantenere quella che definisce ‘attenzione profonda‘. “La lettura, lo studio, la riflessione richiedono energia. Se quell’energia viene consumata continuamente, diventa difficile anche solo sedersi e concentrarsi”.
Una sfida che riguarda direttamente anche chi produce cultura. “Dobbiamo fare i conti con le nuove abitudini”, sottolinea Calabrese. “Non possiamo ignorarlo. Il tema è: come facciamo a mantenere la qualità, ma allo stesso tempo rendere i contenuti accessibili, fruibili oggi? Non è abbassare il livello, è trovare il modo giusto per farli arrivare”.
Linguaggi che avvicinano
È qui che entrano in gioco nuovi linguaggi, come il fumetto, che “ha una forza enorme, perché riesce a semplificare senza banalizzare”, spiega Ben Mohamed. “In un mondo in cui molti linguaggi sono complessi o lontani, il fumetto rende accessibili temi difficili, anche alle nuove generazioni”.
Nel suo lavoro, questo significa anche raccontare storie dal campo: “Quando faccio graphic journalism cerco sempre di dare voce diretta alle persone, di raccontare la loro quotidianità. Il disegno ti permette di farlo in modo immediato, ma anche molto profondo”.
Il percorso, però, non è stato lineare: “All’inizio mi veniva chiesto di raccontare solo me stessa, la mia storia. Ed è stato importante farlo, anche per riprendermi la mia voce. Ma non volevo essere chiusa lì dentro. Non è facile, ancora oggi, essere una donna che fa fumetti su temi complessi senza essere etichettata”.
Come conquistare (e meritare) attenzione
Tutto torna a una questione centrale: l’attenzione. Come si conquista, ma soprattutto come si merita. In un ecosistema dominato da velocità e sovraccarico informativo, la sfida non è solo emergere, ma restare rilevanti senza perdere profondità. Qualità e accessibilità devono convivere, così come velocità e contenuto.
In chiusura, le donne della cultura lasciano tre spunti utili per orientarsi. “Imparare a imparare”, dice Gancitano, “capire come funzioniamo, come apprendiamo, è la competenza più importante”. Per Calabrese, invece, la responsabilità è anche sistemica: “Non dobbiamo adattarci al mercato, ma contribuire a renderlo più consapevole, più critico”. E Ben Mohamed guarda avanti: “Le nuove generazioni sono molto più sveglie di quanto pensiamo. Io continuo a crederci: possono davvero cambiare le cose”.

