I motori marini elettrici ad alte prestazioni sono dipendenti dall’approvvigionamento di materiali critici dalla Cina. L’italiana Huracan Marine sta testando una nuova soluzione.
Gli shock geopolitici sempre più ricorrenti stanno mettendo a dura prova il commercio globale, smascherando la fragilità della supply chain di alcuni materiali strategici. Un esempio emblematico sono le terre rare, il gruppo di 17 elementi chimici essenziali per assemblare i device tecnologici di uso quotidiano. Dunque, diventa sempre più importante avere una catena di approvvigionamento affidabile o trovare nuove soluzioni che riescano ad ovviare all’utilizzo di questi materiali. Ed è proprio in quest’ottica che sta lavorando l’azienda veneta Huracan Marine, fondata da Franco Moro con il test (sul lago Balaton, in Ungheria) dei motori elettrici marini senza terre rare al loro interno. Un’innovazione che potrebbe cambiare il volto del settore nautico italiano e renderlo più sostenibile.
Motori prestazionali e meno costosi
Il passato di Franco Moro è molto distante dalla nautica: per oltre un decennio (dal 1989 al 2001) è stato capo tecnico dell’Aprilia in MotoGp. Con il passare del tempo è scemata la passione per un mondo che, a suo dire, “non era più sano”, ma che ricorda con orgoglio. Così, alla ricerca di nuovi stimoli, ha fondato insieme ad un socio la Huracan, nata con l’impegno di realizzare nuove forme di propulsione a basso impatto ambientale.
“Siamo partiti nel 2011 con l’idea di fare dei classici motori fuoribordo e nel corso degli anni abbiamo sviluppato una gamma di buon successo”, ci racconta Moro, ricordando i primi passi di Huracan Marine. “Qualche anno fa, quando il mondo elettrico ha iniziato a espandersi, abbiamo pensato di sviluppare un motore marino elettrico privo di materiali critici, ma con prestazioni quasi paragonabili a quelle delle soluzioni che li impiegano”, spiega, evidenziando come la disponibilità di queste materie prime rappresenti oggi un fattore determinante.
Attualmente, però, rinunciando a tali componenti la ‘potenza in continuo’ subisce un forte ridimensionamento: “Per ottenere la stessa specifica, senza questi elementi, si registra un valore inferiore di 3-4 volte. Allo stato attuale, a parità di configurazione, in un motore sincrono si perde almeno il 50% della potenza”.
Proprio per superare questo limite, l’azienda sta lavorando a una versione innovativa, studiata per contenere le perdite e, allo stesso tempo, rendere la produzione meno dipendente da forniture esterne. “Il nostro obiettivo è partire dagli stessi principi, ma arrivare a una configurazione nuova, con perdite di potenza non superiori al 20%, ottenendo quindi una curva di coppia che ricorda molto quella dei motori a magneti permanenti, che restano il riferimento in termini di prestazioni”, chiarisce Moro, precisando che alcuni aspetti restano riservati per ragioni strategiche. La scelta ha anche un impatto industriale rilevante: eliminando la necessità di materiali provenienti da filiere extraeuropee, l’approvvigionamento può restare interamente all’interno dell’Ue. Un fattore che potrebbe rendere questa soluzione “addirittura più economica rispetto a quelle presenti sul mercato”.
La fase di commercializzazione, almeno sul piano teorico, non è lontana. “Non manca tanto. Se avessimo il giusto sostegno finanziario potremmo riuscirci già entro quest’anno”, afferma, sottolineando come questi motori siano pensati anche per ridurre i costi di gestione. “I motori elettrici, infatti, hanno il vantaggio di non richiedere manutenzione ordinaria: al massimo si devono sostituire periodicamente i cuscinetti”. Ovviamente, Huracan Marine non è l’unica realtà che sta lavorando a questo tipo di soluzioni, ma secondo Moro sono alternative meno efficaci: “Molti puntano su motori a riluttanza, ma questi non sono adatti per la nautica”.
Oltre all’aspetto tecnologico, emerge una visione strategica più ampia: motori di pari peso o più leggeri, con una potenza simile a quelli attuali e sostenibili, inseriti in un ciclo produttivo europeo, in grado di fornire un nuovo standard di riferimento. Un esempio concreto di come anche in Italia innovazione, ingegneria e approvvigionamento responsabile possano convergere in un progetto industriale orientato al futuro.
La struttura di un classico motore marino elettrico
I motori marini elettrici, in particolare quelli sincroni a magneti permanenti, si basano sull’impiego di specifici elementi della famiglia delle cosiddette terre rare, come neodimio, disprosio, praseodimio e terbio, fondamentali per la realizzazione di motori ad alte prestazioni. Il neodimio rappresenta il componente principale ed è utilizzato nel rotore. Esso consente di ottenere campi magnetici molto intensi in spazi ridotti, mentre l’aggiunta di disprosio e terbio serve ad aumentare la coercitività e la stabilità termica, riducendo il rischio di smagnetizzazione anche in condizioni di lavoro gravose.
Questa combinazione permette di raggiungere elevati livelli di efficienza, una notevole densità di potenza e una coppia elevata, aspetti centrali per la propulsione elettrica in ambito nautico, dove compattezza e peso contenuto rappresentano fattori decisivi. Grazie a queste caratteristiche, i motori a magneti permanenti risultano più leggeri e performanti rispetto a quelli tradizionali, rendendoli particolarmente adatti a imbarcazioni e navi elettriche. Resta però un elemento strutturale della filiera produttiva il fatto che una quota molto significativa di questi materiali provenga dalla Cina, aspetto che incide sulle dinamiche di approvvigionamento rendendo vulnerabile la supply chain e sui costi dell’intero settore.
L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di aprile 2026 (numero 3, anno 9)
