Elon Musk e Jeff Bezos, due dei tre uomini più ricchi del mondo, sono impegnati in una sfida ‘stratosferica’ per dominare lo spazio, e il risultato potrebbe determinare il futuro dei viaggi lunari e persino delle infrastrutture dell’intelligenza artificiale.
Alla luce del successo della missione Artemis II all’inizio di questo mese – che ha visto astronauti sorvolare la Luna per la prima volta dopo 50 anni – sia SpaceX di Musk sia Blue Origin di Bezos hanno spostato l’attenzione da altri progetti per prepararsi alle future missioni lunari. Entrambe le aziende hanno ricevuto anni fa contratti miliardari dalla NASA per sviluppare lander lunari destinati a due future missioni Artemis, che prevedono di riportare esseri umani sulla Luna entro la fine del decennio, per la prima volta dal 1972.
SpaceX di Elon Musk contro Blue Origin di Jeff Bezos
SpaceX sta sviluppando il proprio Human Landing System, un lander ambizioso che, con un’altezza di circa 50 metri (pari a un edificio di 15 piani), è più grande di qualsiasi altro mai costruito e utilizzerà un ascensore per trasportare astronauti e carichi dalla cabina, situata nella parte superiore, fino alla superficie lunare.
Nel frattempo, Blue Origin sta sviluppando il lander Blue Moon. Sebbene abbia un aspetto più tradizionale, è anch’esso tecnologicamente avanzato: secondo Space.com, sarà dotato di sensori lidar in grado di mappare la superficie lunare per evitare ostacoli e individuare le aree più pianeggianti per l’atterraggio. Entrambi i lander sono progettati per essere riutilizzabili, con l’obiettivo di ridurre i costi delle future missioni lunari.
La posta in gioco per SpaceX e Blue Origin è elevatissima. L’azienda che riuscirà per prima a rendere operativo e testare con successo il proprio lander contribuirà in modo decisivo a permettere agli Stati Uniti di battere la Cina, riportando astronauti sulla Luna prima del 2030.
La missione Artemis III
Il primo banco di prova sarà la missione Artemis III, prevista per la metà del 2027, che potrebbe testare i lander di entrambe le aziende, a condizione che siano pronti in tempo. Gli astronauti partiranno verso l’orbita terrestre bassa a bordo di un razzo che trasporterà la capsula Orion della NASA, simile a quella utilizzata per Artemis II.
Se tutto procederà secondo i piani, SpaceX e Blue Origin lanceranno separatamente i propri lander nello spazio per testarne la capacità di aggancio (docking) con Orion. Si tratterà della prima verifica di un processo fondamentale per gli allunaggi previsti nel 2028: capsula e lander partiranno separatamente e si uniranno in orbita lunare prima che gli astronauti scendano sulla superficie. Questa prima competizione avvicinerà anche la NASA all’obiettivo di stabilire una presenza permanente sul nostro satellite.
Una presenza umana al polo sud lunare
Il mese scorso, la NASA ha annunciato un piano graduale per costruire una base lunare permanente, delineando una strategia che prevede missioni con equipaggio ogni sei mesi per sviluppare le infrastrutture necessarie dopo i primi allunaggi del 2028. L’iniziativa rientra nello sforzo dell’agenzia di stabilire una presenza umana al polo sud lunare, che – secondo una presentazione NASA – “rafforzerà la leadership americana nello spazio, favorirà scoperte scientifiche e fungerà da banco di prova per future missioni con equipaggio verso Marte”.
Sebbene SpaceX sia stata fondata nel 2002, due anni dopo Blue Origin, l’azienda è sotto molti aspetti anni luce avanti rispetto ai concorrenti. È stata la prima a sviluppare un razzo riutilizzabile commercialmente affidabile, il Falcon 9, che dal suo primo successo nel 2010 è diventato un punto di riferimento per l’intero settore. L’anno scorso SpaceX ha effettuato 165 lanci con Falcon 9, stabilendo un nuovo record e rappresentando circa l’85% di tutti i lanci orbitali statunitensi. Inoltre, ha costruito la più grande costellazione satellitare mai realizzata, con circa 10mila satelliti in orbita per il servizio internet Starlink.
Nonostante questi risultati, Bezos punta su una strategia opposta: procedere lentamente ma con costanza. Blue Origin ha completato il suo primo lancio orbitale con il razzo New Glenn nel 2025, raggiungendo con successo l’orbita, anche se il booster non è stato recuperato come previsto. A novembre, però, l’azienda è riuscita a far atterrare il booster sulla Terra dopo aver contribuito al lancio di due sonde dirette verso Marte nell’ambito della missione Escapade della NASA.
Infrastrutture di AI nello spazio
Con la crescita accelerata dell’intelligenza artificiale sulla Terra, sia Blue Origin sia SpaceX stanno esplorando l’idea di trasferire nello spazio le infrastrutture che la alimentano. Sebbene si tratti ancora di un’ipotesi iniziale, futuri data center spaziali, alimentati da pannelli solari più potenti, potrebbero sfruttare energia più pulita. Inoltre, trovandosi ben al di sopra della Terra, sarebbero liberi dalle normative e dalle numerose proteste che spesso ostacolano la costruzione di data center terrestri.
Resta però incerto se sia davvero fattibile portare data center di AI nello spazio: le sfide tecniche ed economiche sono enormi, soprattutto considerando che lanciare hardware in orbita è molto più costoso che costruire infrastrutture sulla Terra. Nonostante ciò, entrambe le aziende si stanno già muovendo per prepararsi.
SpaceX ha presentato piani alla Federal Communications Commission per lanciare fino a un milione di satelliti dotati di capacità di calcolo per l’IA. Dal canto suo, Blue Origin ha richiesto l’autorizzazione per mettere in orbita circa 52.000 satelliti con funzionalità analoghe.
“I data center orbitali sono il modo più efficiente per soddisfare la crescente domanda di potenza di calcolo per l’intelligenza artificiale”, ha scritto SpaceX nella sua richiesta.
Come aveva previsto Bezos durante una conferenza tecnologica a Torino lo scorso anno, nei prossimi decenni la prossima frontiera dell’IA potrebbe trovarsi fuori dal nostro pianeta. “Lo spazio finirà per essere uno dei luoghi che continueranno a migliorare la Terra. È già successo con i satelliti meteorologici e con quelli per le comunicazioni”, ha dichiarato. “Il passo successivo saranno i data center e altri tipi di produzione.”
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.

