Redditi, Milano prima tra le città. Ma la vetta è dei piccoli comuni

Milano

L’Italia dei redditi torna a raccontare una storia già sentita, ma con alcune sorprese. I nuovi dati diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, relativi alle dichiarazioni 2025, disegnano una ‘mappa della ricchezza’ che conferma la leadership del Nord, con Milano in testa. Ed evidenzia distorsioni sempre più marcate tra territori.

Milano resta il motore economico urbano

Tra i capoluoghi di provincia, Milano si conferma al primo posto per reddito medio, superando i 40 mila euro annui per contribuente (40.316 euro, +3,3%). Segue Monza con circa 35.600 euro, mentre Bologna, Roma e Bergamo si collocano tra i 31 e i 34 mila euro.

Il dato milanese riflette un ecosistema economico consolidato: finanza, servizi avanzati, multinazionali e un mercato del lavoro ad alta qualificazione. Non a caso, anche a livello intraurbano, i quartieri più centrali e innovativi – da CityLife a Brera – continuano a concentrare i redditi più elevati.

Spazio ai piccoli comuni

Se si allarga lo sguardo ai singoli comuni, però, la classifica cambia radicalmente. In testa non c’è una metropoli, ma Maccastorna, piccolo centro in provincia di Lodi, con un reddito medio che supera i 72 mila euro. Seguono Lajatico (Pisa) e Portofino (Genova), anch’essi sopra i 60 mila euro.

Si tratta però di un primato che va interpretato con cautela. In realtà locali con poche decine o centinaia di contribuenti, basta il trasferimento di uno o pochi residenti ad altissimo reddito per alterare significativamente la media. È un fenomeno noto agli economisti e già osservato in passato: una “ricchezza statistica” che non riflette necessariamente un benessere diffuso.

Sud in ritardo

A livello regionale, la fotografia resta coerente con le dinamiche storiche: la Lombardia guida con un reddito medio di circa 29.400 euro, seguita da Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna. In coda si trovano Calabria, Molise e Puglia, tutte sotto i 20 mila euro medi.

Nonostante la crescita generalizzata dei redditi, il divario territoriale rimane strutturale. Il Nord continua a concentrare produttività, occupazione qualificata e investimenti, mentre il Sud fatica a colmare il gap. Un elemento che emerge dai dati MEF è la crescente polarizzazione interna ai territori. Non si tratta più solo di un dualismo Nord-Sud, ma anche di differenze all’interno delle stesse città e regioni.

Per policy maker e imprese, il messaggio è chiaro: la crescita italiana continua a poggiare su poli ben definiti, mentre ampie aree del Paese restano ai margini.

Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.