Il successo professionale non dipende necessariamente da un titolo Ivy League o da capacità eccezionali. A sostenerlo è Lloyd Blankfein, ex Ceo di Goldman Sachs, che nel corso della sua carriera ha osservato come i percorsi di successo siano spesso meno lineari di quanto si pensi.
Nel tempo, Blankfein ha incontrato persone che hanno costruito carriere solide senza essere dei ‘geni’, ma facendo leva su impegno, attenzione e capacità di cogliere le opportunità. “Ho visto persone lavorare sodo, fare bene e sfruttare le occasioni che si sono presentate, senza essere necessariamente brillanti”, ha dichiarato a Cnbc International.
Carriere costruite nel tempo
Ripercorrendo la sua esperienza, Blankfein ha ricordato gli anni trascorsi in J. Aron, società di trading poi acquisita da Goldman Sachs. In quel contesto, ha osservato differenze culturali evidenti: un ambiente popolato da laureati delle università prestigiose e professionisti con percorsi meno convenzionali, spesso privi di formazione accademica d’élite.
Secondo Blankfein, questi ultimi si distinguevano per un approccio più concreto. Maggiore propensione al lavoro, meno aspettative date per scontate e una forte curiosità verso il contesto in cui operavano. Un atteggiamento che, nel lungo periodo, può fare la differenza.
Il peso del lavoro e delle opportunità
Per l’ex Ceo, molte opportunità sono più accessibili di quanto si immagini. Considerare il successo come il risultato esclusivo di talento o percorsi privilegiati rischia di diventare un limite, scoraggiando chi non si riconosce in quel modello.
La sua stessa storia riflette questo principio. Nato in un contesto di edilizia popolare a Brooklyn, Blankfein ha costruito la propria carriera partendo da condizioni lontane dai circuiti più esclusivi, fino a guidare una delle principali banche d’investimento globali.
Un tema condiviso da altri leader
La posizione di Blankfein trova riscontro anche in altri vertici del mondo finanziario. L’attuale Ceo di Goldman Sachs, David Solomon, sottolinea come il talento da solo non sia sufficiente, e attribuisce un peso crescente a competenze trasversali come resilienza, capacità relazionale ed esperienza. In contesti complessi, osserva Solomon, la differenza emerge sopratutto nei momenti di difficoltà, quando è necessario prendere decisioni rapide e gestire situazioni incerte.
Oltre il prestigio accademico
Anche altri leader del settore condividono questa visione. Jon Gray, presidente e Coo di Blackstone, ha indicato lavoro e collaborazione come elementi centrali per affrontare un mercato del lavoro sempre più competitivo.
Una posizione simile è stata espressa anche da Warren Buffet, che ha più volte sottolineato come il percorso accademico non sia un criterio determinante nella selezione dei talenti. Secondo il fondatore di Berkshire Hathaway, risultati e capacità operative contano più dell’università frequentate.
Una lettura diversa del successo
Il punto, secondo Blankfein, è che il successo professionale dipende da una combinazione di fattori: capacità di adattamento, attenzione al contesto e disponibilità a cogliere le opportunità. Elementi meno visibili rispetto al talento puro, ma spesso più determinanti nel lungo periodo.
Questo articolo è apparso originariamente su Fortune.com
