La Gen Z e la crisi del modello di streaming

Gen Z

Il modello dei servizi di streaming si basa sulla disponibilità dei consumatori a gestire più abbonamenti contemporaneamente. Ma la Gen Z sta mettendo in discussione questo sistema. Invece di restare fedele a una sola piattaforma, i giovani spettatori trattano sempre più spesso lo streaming come un noleggio temporaneo: si abbonano, fanno maratone, cancellano e ricominciano da capo.
Un nuovo report della società di intrattenimento IGN ha rilevato che il 59% della Gen Z oggi si abbona e poi si disiscrive attivamente a un servizio di streaming solo per vedere il proprio show preferito, trasformando le piattaforme da “case” dell’intrattenimento a servizi usa e getta.
I servizi in abbonamento avevano raggiunto il loro picco durante gli anni della pandemia, quando le persone avevano poche alternative e seguivano le serie di cui tutti parlavano su Zoom, come Tiger King o La regina degli scacchi. Ma lo studio, basato su un sondaggio di 6.250 “consumatori di intrattenimento altamente coinvolti” tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia, suggerisce che il modello potrebbe essere in difficoltà, almeno tra i più giovani. Secondo i dati, la Gen Z preferisce inseguire singoli contenuti piuttosto che legarsi a una piattaforma.

 

Gli americani riducono lo streaming

Questa “rivolta”, però, ha dei limiti. Nonostante la frustrazione, i giovani restano la generazione con più abbonamenti. Gen Z e millennial detengono il numero maggiore di servizi attivi, con una media rispettivamente di 3,51 e 3,27 abbonamenti. Tuttavia, il dato è in calo rispetto alla media di 4,54 abbonamenti per tutte le generazioni nel 2024, secondo Forbes.

Nel complesso, i consumatori statunitensi spendono ancora circa 69 dollari al mese per gli abbonamenti – circa 828 dollari l’anno – secondo Deloitte.

Allo stesso tempo, però, la crescita dei nuovi abbonamenti sta rallentando. L’aumento si è fermato al 7% lo scorso anno, contro il 12% del 2024, secondo Antenna, società specializzata nei dati sull’economia degli abbonamenti. E la Gen Z sta contribuendo in modo significativo a questo cambiamento: tra dicembre e gennaio, il 37% degli abbonati di questa generazione ha cancellato almeno un servizio per “stanchezza da abbonamenti”, secondo Civic Science. Un altro 29% ha dichiarato di volerlo fare presto.

In generale, i consumatori stanno spendendo meno per l’intrattenimento. Il 62% ha smesso di pagare il prezzo pieno per i videogiochi, mentre circa il 70% non acquista più film o serie in formato fisico e il 71% non compra più CD o vinili.

 

Perché la Gen Z torna al cinema

Lo studio evidenzia però anche un segnale positivo: la Gen Z ha il 13% di probabilità in più rispetto alle generazioni più adulte di andare al cinema nel weekend di uscita di un film. In generale, è più propensa a frequentare le sale, vivendo il cinema come un’esperienza sociale.

Questo avviene mentre l’87% della generazione dichiara di soffrire di “stanchezza da streaming”. Per molti giovani, andare al cinema è l’antidoto al sovraccarico digitale: popcorn, sedili reclinabili e telefono silenzioso offrono un’esperienza difficile da replicare a casa, dove notifiche e distrazioni sono sempre presenti.

“Il punto è che la Gen Z vive il cinema come un’esperienza sociale e condivisa, non come un semplice consumo davanti a uno schermo”, ha spiegato Brent Koning, responsabile globale gaming di Dentsu, a Variety. “Il cinema diventa parte di un’esperienza più ampia, una serata o una giornata, non un evento isolato.”

 

Questo articolo è stato pubblicato su Fortune.com

 

Poste Italiane Dic 25

Leggi anche

Ultima ora

ABBIAMO UN'OFFERTA PER TE

€2 per 1 mese di Fortune

Oltre 100 articoli in anteprima di business ed economia ogni mese

Approfittane ora per ottenere in esclusiva:

Fortune è un marchio Fortune Media IP Limited usato sotto licenza.