L’Europa si trova davanti a un passaggio storico e non può più permettersi esitazioni. Ad affermarlo senza mezzi termini, nel discorso pronunciato ad Aquisgrana, dove ha ricevuto il Premio Carlo Magno 2026, è Mario Draghi. L’ex premier italiano ed ex presidente della Bce descrive un continente entrato in una nuova fase geopolitica, economica e strategica.
“Per la prima volta a memoria d’uomo, siamo davvero soli insieme”, afferma Draghi. Una frase che sintetizza il cuore del suo intervento: l’Europa, secondo l’ex presidente della Bce, non può più contare sugli equilibri che hanno garantito stabilità negli ultimi decenni.
“Il mondo che aiutava l’Europa non esiste più”
Nel suo discorso, Draghi sostiene che “il mondo che un tempo aiutava l’Europa a generare prosperità non esiste più”. Oggi, spiega, il contesto globale è “più duro, più frammentato e più mercantilista”. Le critiche più forti riguardano gli Stati Uniti. “Non possiamo più dare per scontato che i custodi dell’ordine postbellico restino impegnati a preservarlo”, dice Draghi. E aggiunge: “Per la prima volta dal 1949, gli europei devono fare i conti con la possibilità che gli Stati Uniti non garantiscano più la nostra sicurezza alle condizioni che un tempo davamo per scontate”.
Ma nel mirino dell’ex premier c’è anche la Cina. Pechino, sostiene, “sta generando surplus industriali su una scala che il mondo non può assorbire” e “sta sostenendo direttamente il nostro avversario, la Russia”.
Le fragilità europee
Draghi individua tre grandi debolezze strutturali dell’Europa. La prima è la dipendenza dalla domanda estera. “Le imprese europee sono state spinte verso l’esterno in cerca della crescita che l’Europa stessa non riusciva a fornire”.
La seconda riguarda le dipendenze strategiche. L’ex presidente della Bce sottolinea che l’Europa continua a dipendere dagli Stati Uniti per il gas naturale liquefatto e dalla Cina per molte tecnologie legate alla transizione energetica. La terza debolezza riguarda il ritardo tecnologico. “L’intelligenza artificiale si aggiunge ora a quel divario”, afferma Draghi, spiegando che circa metà della crescita della produttività del prossimo decennio potrebbe arrivare proprio dall’AI.
Secondo Draghi, l’Europa rischia di restare indietro perché non investe abbastanza in infrastrutture digitali, energia e capacità di calcolo. “Gli Stati Uniti sono avviati a spendere circa cinque volte più dell’Europa nella costruzione di data center entro il 2030. La Cina si sta mobilitando su scala analoga”.
Draghi: “L’Europa deve imparare a esercitare il potere insieme”
Nel suo intervento, Draghi insiste anche sulla necessità di un salto politico europeo. “L’Europa sta rispondendo a questa nuova realtà all’interno di un sistema che non era stato concepito per sfide di questa portata”, afferma.
Per questo, secondo l’ex premier, “le decisioni che l’Europa deve prendere non possono più essere contenute nel quadro istituzionale che abbiamo ereditato”. Da qui la proposta di quello che Draghi definisce “federalismo pragmatico”. I Paesi europei, spiega, dovrebbero essere “liberi di andare avanti” su alcuni dossier strategici, dalla difesa alla tecnologia, costruendo cooperazioni più rapide ed efficaci.
“Gli europei devono imparare a esercitare il potere insieme se vogliono preservare i propri valori”, dice Draghi.
Difesa europea e autonomia strategica
Ampio spazio anche alla difesa comune. “Nessuna nazione europea può difendersi da sola”, afferma Draghi, sottolineando come il nuovo scenario internazionale renda indispensabile una maggiore integrazione militare e industriale.
L’ex presidente della Bce considera però il cambiamento dell’atteggiamento americano anche “un necessario risveglio” per l’Europa. “Se gli Stati Uniti chiedono all’Europa di assumersi maggiori responsabilità per la difesa del nostro continente, allora l’Europa deve anche acquisire maggiore autonomia”.
Secondo Draghi, un’Europa più forte sul piano militare ed economico sarebbe anche “un alleato più prezioso” per Washington.
“Mettere la sostanza prima del processo”
Nella parte finale del discorso, Draghi critica apertamente la lentezza decisionale europea. “Gli accordi vengono elaborati attraverso comitati che diluiscono e ritardano finché il risultato non assomiglia più a quel che era stato previsto”. Per questo, conclude, l’Europa deve “mettere la sostanza prima del processo”.
L’ex premier vede però anche un’opportunità nella crisi attuale. “Gli europei stanno dimostrando di volere che l’Europa agisca”, dice Draghi. E aggiunge: “Il compito ora è rispondere a quella fiducia con coraggio e dimostrare che l’Europa può di nuovo trasformare la crisi in unione”.
