La Gen Z viene spesso criticata per le lamentele sulla difficoltà di lavorare cinque giorni in ufficio o persino di trovare un lavoro. Ma, secondo una nuova ricerca, i loro sospetti potrebbero essere fondati: per i millennial era davvero molto più facile trovare un impiego.
Circa il 58% degli studenti laureati tra il 2024 e il 2025 era ancora alla ricerca del primo lavoro, secondo un report pubblicato a maggio da Kickresume.
Al contrario, solo il 25% dei laureati delle generazioni precedenti, come millennial e Gen X, aveva difficoltà a trovare lavoro dopo l’università.
Potrebbe essere facile pensare che la Gen Z abbia semplicemente meno voglia di lavorare rispetto alle generazioni precedenti, come sostengono personaggi televisivi come Whoopi Goldberg o Judge Judy. Tuttavia, lo studio suggerisce che in passato entrare nel mondo del lavoro fosse davvero molto più semplice.
Quasi il 40% dei laureati delle generazioni precedenti riusciva infatti a ottenere un impiego full-time prima ancora della cerimonia di laurea. Tra i laureati Gen Z del 2024-2025, invece, ci è riuscito appena il 12%, rendendo i giovani di oggi tre volte meno propensi ad avere già un lavoro in mano all’uscita dall’università.
“Il passaggio dall’università al lavoro non è mai stato semplice”, scrivono i ricercatori. “Ma è chiaro che i laureati di oggi stanno entrando in un mercato del lavoro più incerto, più digitale e probabilmente più esigente che mai”.
AI, meno posti junior e il boom dei NEET
I giovani in cerca di lavoro oggi devono fare i conti con agenti AI e con un mercato del lavoro qualificato sempre più ristretto, al punto da ricorrere a strategie insolite, come consegnare ciambelle o lavorare come camerieri pur di attirare l’attenzione dei recruiter.
Ottenere un lavoro oggi richiede molto più di un curriculum ben scritto. Le aziende sottopongono i candidati a test di personalità, colloqui informali e procedure di selezione sempre più complesse. Circa il 20% delle persone in cerca di lavoro passa dai 10 ai 12 mesi senza trovare un impiego, mentre il 40% dei disoccupati ha dichiarato di non aver ottenuto nemmeno un colloquio nel 2024.
Per molti giovani, cercare lavoro è ormai diventato un impiego a tempo pieno: alcuni arrivano a inviare fino a 1.700 candidature senza risultati. E con l’avvento dell’intelligenza artificiale, il processo di selezione si è trasformato in una vera battaglia tecnologica tra candidati e aziende. Parte del problema potrebbe derivare proprio dalla tecnologia. Chatbot e agenti AI stanno sostituendo molte attività ripetitive dei ruoli junior, riducendo così il numero di posizioni entry-level disponibili per i neolaureati.
L’aumento delle tasse universitarie e il peggioramento del mercato del lavoro hanno portato 4,3 milioni di giovani nella categoria dei cosiddetti Neet: persone che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione. E mentre la situazione appare difficile negli Stati Uniti, il problema è diventato internazionale: solo nel 2025 il numero dei Neet nel Regno Unito è aumentato di 100.000 unità. La promessa, ormai storica, secondo cui una laurea avrebbe garantito ai neolaureati un lavoro stabile a tempo pieno si è incrinata.
“Le università non stanno deliberatamente preparando gli studenti al fallimento, ma il sistema non riesce più a mantenere la promessa implicita che una laurea porti automaticamente a un lavoro”, ha dichiarato a Fortune Lewis Maleh, Ceo della società di recruiting Bentley Lewis. I ricercatori di Kickresume hanno consigliato ai giovani di iniziare il prima possibile a entrare nel mondo del lavoro, invece di aspettare il “posto dei sogni” nel proprio settore di studi: “Diciamo spesso ai laureati di non stressarsi troppo per il primo lavoro. È solo un punto di partenza, non una condanna a vita”.
Donut, camerieri e strategie creative per trovare lavoro
Mentre i baby boomer potevano presentarsi in ufficio e consegnare direttamente il curriculum a un responsabile delle assunzioni, la Gen Z è costretta a trovare modi molto più creativi per attirare attenzione.
Lukas Yla, giovane aspirante professionista del marketing nella Silicon Valley, ha deciso di fingersi un corriere e consegnare scatole di donut ai recruiter, con un messaggio nascosto all’interno: “La maggior parte dei curriculum finisce nella spazzatura. Il mio nel vostro stomaco”. Dentro c’erano il suo CV e il profilo LinkedIn. L’iniziativa gli ha fruttato almeno dieci colloqui.
Un’altra giovane della Gen Z, Basant Shenouda, ha invece lavorato come cameriera durante una conferenza di marketing dopo sei mesi senza riuscire a trovare lavoro con i metodi tradizionali. Durante le pause distribuiva il suo CV a decine di persone chiedendo feedback e opportunità. Poco dopo è stata assunta da LinkedIn.
“Quando ti laurei pensi che tutti ti diranno di sì e che tutto andrà bene. Ma si tratta soprattutto di costruire resilienza”, ha raccontato Shenouda a Fortune nel 2024. “Bisogna continuare a rivedere il proprio approccio, perché ogni no ti avvicina al prossimo sì”.
Questo articolo è stato pubblicato su Fortune.com.

