Agricoltura, lavoro e futuro: la sfida del settore primario

L’agricoltura italiana attraversa una fase di trasformazione profonda, segnata da carenza di manodopera, nuove competenze, innovazione tecnologica, sicurezza sul lavoro e aumento dei costi legati alle crisi internazionali. In questa intervista, Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, racconta le priorità del settore: semplificare lingresso regolare dei lavoratori stranieri, investire in formazione e welfare, rendere il lavoro agricolo più attrattivo per i giovani e riportare lagricoltura al centro delle politiche economiche europee.

Il settore agricolo continua a denunciare una forte difficoltà nel reperire manodopera, soprattutto stagionale e specializzata. Quali sono oggi le principali criticità che le imprese agricole stanno affrontando?

Il mercato del lavoro sta cambiando velocemente facendo emergere sempre nuove problematiche. Quello agricolo non fa eccezione. Anzi. I nostri imprenditori si trovano ogni giorno a fronteggiare nuove criticità. Carenza di manodopera, mancanza di adeguate competenze, elevati costi previdenziali, farraginosità delle procedure per lingresso dei lavoratori extracomunitari, sicurezza, lavoro sommerso. Confagricoltura, che rappresenta la principale organizzazione datoriale agricola in termini di impiego di manodopera, è da sempre attenta a questi temi, sui quali porta avanti un serrato confronto con i sindacati agricoli.

Oltre allannosa questione dellelevata pressione fiscale e contributiva che grava sul lavoro dipendente, che crea gravi difficoltà alle nostre aziende quando sono chiamate a competere, ormai sempre più spesso, a livello internazionale, la principale preoccupazione oggi delle aziende è quella di trovare manodopera e profili adeguati, che non ci sono. E questo vale maggiormente per lagricoltura, dove la tecnologia sta cambiando profondamente il modo di lavorare e dove c’è sempre più bisogno di nuove competenze.

Fondamentale diventa dunque facilitare lincontro tra domanda e offerta. A questo scopo abbiamo da tempo creato un apposito portale digitale, Confagrijob, realizzato con Umana e Indeed, che offre opportunità su tutto il territorio nazionale, supportando le aziende nella ricerca di personale (anche specializzato) e aiutando i lavoratori a trovare impiego attraverso una procedura online veloce e senza burocrazia.

Sul tema dei flussi migratori, Confagricoltura chiede da tempo strumenti più rapidi ed efficienti per favorire lingresso regolare dei lavoratori stranieri. Cosa non sta funzionando nel sistema attuale e quali interventi ritiene prioritari?

Confagricoltura ha accolto positivamente lintroduzione da parte del governo di una programmazione triennale (2026-2028) dei flussi migratori, che tiene conto dei fabbisogni espressi dalle parti sociali e delle domande di nulla osta al lavoro effettivamente presentate negli anni scorsi, recependo così le esigenze delle imprese agricole. Una richiesta che Palazzo della Valle ha avanzato da tempo per una pianificazione seria e affidabile degli ingressi necessari, in tempi certi, e con un iter procedurale più snello. Riguardo alle quote riconosciute dagli ultimi decreti flussi, i numeri riconosciuti sono in linea con il fabbisogno.

Permangono ancora però difficoltà di ordine burocratico, che riguardano le fasi successive al  click daye in particolare il rilascio del visto di ingresso da parte dei consolati italiani allestero, soprattutto in Marocco e in India. Confagricoltura auspica pertanto che si vada nella direzione di una generale semplificazione, superando il meccanismo del click daya favore di una procedura di prenotazione aperta tutto lanno, con indicazione del periodo di interesse della tipologia contrattuale offerta attraverso un canale per lacquisizione automatica delle domande caricate dalle organizzazioni di categoria allinterno delle quote previste.

E chiede laccelerazione delle pratiche di conversione dei permessi di soggiorno in permessi di lavoro subordinato, in modo da stabilizzare i rapporti di lavoro effettivamente instaurati con gli addetti stagionali. La conversione è infatti uno strumento molto importante per stabilizzare i lavoratori stagionali entrati con decreto flussi.

Sicurezza sul lavoro e formazione rappresentano temi sempre più centrali anche in agricoltura. Le aziende agricole italiane sono pronte ad affrontare questa sfida culturale e organizzativa?

Sebbene i dati Inail registrino da più di un decennio un trend decrescente dei fenomeni infortunistici in agricoltura, soprattutto tra i lavoratori subordinati delle aziende più strutturate e professionalizzate, resta comunque la necessità, oltre a continuare a promuovere, in primo luogo, la cultura della prevenzione, di affinare la legislazione vigente, pensata per altri settori produttivi, per renderla più coerente con le specificità del settore primario: organizzazione aziendale non standardizzabile; diversificazione produttiva, stagionalità e multifunzionalità; ambienti di lavoro estremamente diversificati in considerazione della morfologia, dellaltitudine, delle condizioni climatiche nelle diverse stagioni; presenza di attrezzature di lavoro vetuste (trattori e macchine); elevata incidenza di lavoratori stagionali, di soggetti in età avanzata e di lavoratori extracomunitari.

Confagricoltura è quotidianamente impegnata a fianco delle imprese agricole che occupano manodopera per garantire una sempre migliore qualità del lavoro, a cominciare dagli aspetti legati alla salute e sicurezza degli operatori e di recente ha anche elaborato un manuale innovativo, che contiene anche una check list per migliorare la compliance delle aziende agricole in materia di sicurezza sul lavoro. Molto importante in materia di sicurezza sul lavoro è sicuramente laspetto della formazione, sulla quale il settore sta investendo molto essendo un mezzo molto efficace per la prevenzione degli infortuni.

Linnovazione tecnologica sta entrando con forza nel settore primario: agricoltura di precisione, droni, sensoristica, intelligenza artificiale, automazione. Quanto queste tecnologie possono contribuire a rendere il lavoro agricolo più attrattivo per i giovani?

Le nuove tecnologie, grazie allofferta di prodotti sempre più efficienti, stanno cambiando profondamente il modo di lavorare in agricoltura, dove c’è sempre più bisogno di nuove competenze. Chi coltiva la terra sa oggi di dover espandere le proprie conoscenze a IT e big data e riconosce il valore dellinnovazione. Questo comporta una profonda rivoluzione del mercato del lavoro, in cui le persone e i loro percorsi professionali e di vita avranno un ruolo sempre più rilevante. Certamente questo processo comporterà anche una maggiore attrattività del settore per le nuove generazioni, favorendo quel ricambio generazionale di cui ha forte bisogno.

Quanto pesa il lavoro irregolare nel comparto agricolo e in che modo si può rafforzare la legalità senza penalizzare le imprese che operano correttamente?

Proliferazione del lavoro povero, sottooccupazione, lavoro sommerso ed altre storture che affliggono il mercato del lavoro si contrastano con politiche efficaci per la risoluzione dei problemi di incontro tra domanda e offerta di lavoro, di carenza di trasporto nelle zone rurali e di mancanza di alloggi per i lavoratori stagionali. Si tratta di interventi che richiedono lazione coordinata di tutti gli Enti pubblici competenti, soprattutto a livello locale.

Le aziende agricole sono pronte a fare la loro parte anche assicurando più formazione, più welfare, condizioni lavorative in linea con contratti collettivi e fondi sanitari. Da molto tempo esistono contratti aziendali innovativi e coraggiosi, che assicurano unofferta formativa ai dipendenti e adeguati strumenti di welfare, che sono invece una parte ormai insostituibile del salario differito. Lobiettivo è arrivare a un sistema di relazioni industriali che assicuri diritto e sicurezza, spinga sullinnovazione, acceleri sulla formazione e sul welfare.

In un contesto internazionale sempre più instabile, tra crisi geopolitiche, aumento dei costi energetici e cambiamenti climatici, quali sono le principali preoccupazioni delle imprese agricole italiane?

Due guerre reali in corso, una commerciale in atto, nuovi accordi internazionali, mutamenti climatici, aumento delle fitopatie, decisioni della Commissione europea fortemente penalizzanti per le nostre produzioni. Stiamo affrontando una situazione senza precedenti. Lescalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran ha portato alla chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz, snodo strategico del Golfo Persico attraverso cui passa oltre il 20% del petrolio e del Gnl mondiale.

Questo sta alimentando nuovi timori di pressioni inflazionistiche nei prossimi mesi, ma nellimmediato, per lagricoltura, ciò significa rincari per il gasolio agricolo, il riscaldamento delle serre, con ripercussioni evidenti sulle spese di gestione delle imprese. Ma quello che preoccupa forse di più è la questione dei fertilizzanti. Da un nostro monitoraggio sui territori, dallinizio del conflitto in Iran, in alcune zone, il costo dellurea (uno degli input dei fertilizzanti) è passato da 55 euro/quintale a 75 euro. Si stanno verificando anche casi di indisponibilità di prodotto, perché la produzione di urea viene soprattutto da quella parte del mondo.

Il rischio è che la stagione estiva venga compromessa perché stiamo parlando degli elementi nutritivi delle nostre coltivazioni. Partendo dalle stime previsionali di Eurostat – secondo le quali, per il 2025, i costi sostenuti dalle aziende agricole per energia e fertilizzanti si aggirano intorno ai 6 mld di euro, il nostro Centro Studi ipotizza rincari del 30-40%, ossia un incremento dei costi di produzione fino a circa 2 mld di euro. Tale aggravio si aggiunge allesplosione dei costi già causata dalla guerra russo-ucraina nel 2022 e ad oggi mai rientrata. Essendo poi lItalia un Paese esportatore, il conflitto ha effetti anche sugli scambi commerciali di prodotti agricoli, in particolare del fresco. Tutto questo rischia di far esplodere i costi dei prodotti agroalimentari, con la conseguenza che la colpa ricada sugli agricoltori, ai quali non sono certamente attribuibili eventuali aumenti.

Guardando ai prossimi anni, quale dovrebbe essere la grande priorità per costruire unagricoltura più competitiva, innovativa e capace di garantire occupazione stabile e qualità del lavoro?

Da almeno un anno e mezzo stiamo evidenziando quanto lagricoltura sia elemento strategico dellUnione europea. Lo rivendichiamo con forza. LEuropa deve avere come obiettivi primari la sicurezza dei confini, la sicurezza alimentare e quella energetica. E gli ultimi due sono certamente riconducibili allagricoltura.

È dunque fondamentale che nei prossimi mesi si possa arrivare a una riflessione più profonda sul tema della Pac e su quello del bilancio europeo. Agricoltura, economia, democrazia non sono tre concetti distinti, bensì una catena indissolubile che tiene in piedi la nostra società, perché la storia ci insegna che senza agricoltura non c’è insediamento umano possibile, non c’è cibo. Senza cibo non c’è vita, non c’è stabilità economica, non c’è democrazia. Ecco perché oggi serve una nuova idea di Europa che rimetta la terra e

lagricoltura al centro, non per nostalgia, ma come condizione necessaria per la libertà. Come dimostrano i tre pilastri su cui è stata costruita lUnione europea: la terra, il cibo, la pace. La sintesi di queste tre parole è una sola: agricoltura. Il nuovo progetto di Pac e le attuali discussioni sul budget europeo, che Confagricoltura ha avuto già modo di criticare duramente, stanno minando le basi stesse della sicurezza alimentare. E lo fanno nel peggiore dei momenti, mentre i conflitti si moltiplicano alle porte di casa nostra e mentre le grandi potenze globali blindano le proprie riserve alimentari, considerandole asset strategici al pari dellenergia o della difesa.

Per questo chiediamo un grande Piano per lagricoltura, che oggi ha tutte le carte in regola per porsi come soggetto economico rilevante nella determinazione delle politiche nazionali ed europee. Abbiamo bisogno di una politica economica europea in grado di mantenere forte il mercato unico domestico, dare stabilità ai consumatori e agli imprenditori, difendere il nostro modello produttivo nelle relazioni internazionali attraverso il rispetto del principio di reciprocità, che deve diventare il cardine non negoziabile di ogni accordo commerciale. Lagricoltura oggi non è più solo produzione di beni primari, ma anche di beni ambientali e sociali e di energia. Lagricoltura è geopolitica.

Poste Italiane Dic 25

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