Che cos’è Nbfc?

Il Centro Nazionale per la Biodiversità connette ricerca, innovazione e imprese per trasformare la tutela degli ecosistemi in motore di sviluppo sostenibile

É a tutti evidente, quanto la biodiversità sia passata da questione quasi sconosciuta a uno dei temi più urgenti e strategici del nostro tempo. La perdita di specie, la degradazione degli ecosistemi e l’accelerazione dei cambiamenti climatici stanno infatti mettendo in discussione non solo la salute dell’ambiente, ma anche il benessere economico e sociale delle comunità. La biodiversità non è più soltanto una questione ambientale. Sta diventando una leva industriale, tecnologica e strategica, capace di incidere su competitività, innovazione e sviluppo.

In questo scenario si inserisce il National Biodiversity Future Center (NBFC), una delle più ampie infrastrutture di ricerca italiane dedicate al capitale naturale, finanziata dal PNRR con l’obiettivo di colmare un ritardo strutturale: portare la biodiversità fuori dal perimetro della sola tutela e integrarla nei processi economici e produttivi. Per decenni, infatti, la biodiversità è stata considerata principalmente un vincolo normativo o un patrimonio da proteggere. Oggi, invece, viene progressivamente riconosciuta come un asset strategico.

NBFC lavora esattamente su questo passaggio, trasformando la conoscenza scientifica degli ecosistemi in applicazioni concrete: nuovi materiali, biotecnologie, strumenti avanzati per la pianificazione territoriale, soluzioni per la bonifica ambientale. Nel linguaggio della ricerca europea si parla di Key Exploitable Results, risultati capaci di generare impatti economici diretti e trasferibili al sistema produttivo. La natura, in questa prospettiva, diventa una vera e propria piattaforma di innovazione. Alla base di questo approccio c’è un cambiamento metodologico rilevante. Il Centro supera il monitoraggio tradizionale, fondato su parametri fisico-chimici, introducendo l’analisi dei tratti funzionali delle specie, cioè delle caratteristiche che determinano il ruolo degli organismi negli ecosistemi. Questo consente di collegare in modo diretto biodiversità, funzionamento degli ecosistemi e servizi economici, dalla regolazione del clima alla produttività della pesca, fino alla qualità delle risorse idriche. In altre parole, permette di misurare ciò che ha un impatto concreto sull’economia reale.

Questo approccio si integra con il paradigma One Health, che rappresenta uno dei pilastri scientifici del Centro: salute umana, animale e ambientale vengono considerate come componenti interdipendenti di un unico sistema. La qualità degli ecosistemi incide direttamente sulla diffusione di patologie, sulla sicurezza alimentare e sulla resilienza delle comunità, rendendo la biodiversità un fattore determinante anche per le politiche sanitarie e sociali.

Anche il concetto di restauro ambientale viene ripensato. Non si tratta più semplicemente di riportare un ecosistema allo stato originario, ma di adottare strategie adattive che possono includere rigenerazione naturale, interventi assistiti o ricostruzione attiva, a seconda delle condizioni di partenza.

Questo approccio, basato su evidenze scientifiche, consente di progettare interventi più efficaci e sostenibili nel tempo. Accanto al restauro, un ruolo crescente è svolto dalle Nature-based Solutions, che non si limitano alla conservazione ma integrano obiettivi ambientali, economici e sociali. Infrastrutture verdi, sistemi di gestione delle acque, forestazione urbana: soluzioni che migliorano la qualità dell’ambiente generando al tempo stesso benefici tangibili per le comunità e nuove opportunità di investimento. Il contesto normativo europeo sta accelerando ulteriormente questa trasformazione. La Nature Restoration Law introduce obiettivi vincolanti per il ripristino degli ecosistemi degradati, mentre la strategia ’30×30′ punta a proteggere il 30% delle aree naturali entro il 2030. Per le imprese questo significa che la biodiversità entra stabilmente nelle logiche di compliance, ma anche nelle strategie di sviluppo e differenziazione competitiva. Non è un caso che sempre più aziende si avvicinino a questi temi non solo per rispondere a obblighi normativi, ma per cogliere nuove opportunità di mercato.

I 5 obiettivi di NBFC

Sono 5 gli obiettivi strategici su cui si articola l’azione di NBFC basati sull’analisi della biodiversità nazionale e mediterranea, con focus su monitoraggio, conservazione, ripristino e valorizzazione. Mira a integrare ricerca, innovazione e partecipazione dei cittadini, offrendo supporto concreto agli enti impegnati nella tutela della natura.

1) Educare una nuova generazione di scienziati

Si sta creando un fertile terreno di crescita per le menti innovative, attraverso la formazione di scienziati forti di una solida conoscenza teorica e strumenti tecnologici per affrontare le sfide del futuro. Vengono incoraggiati approcci multidisciplinari, apprendimento sul campo e collaborazioni internazionali. Oggi ricercatori e tecnici devono essere flessibili e aperti nella relazione con diversi stakeholder, permeabili all’impatto del contesto internazionale, capaci di adottare nuove tecnologie come l’Intelligenza Artificiale e la Bioinformatica. Inoltre, c’è la necessità di enfatizzare l’importanza della biodiversità nel curriculum accademico per assicurare nuove generazioni consapevoli delle sue implicazioni.

2) Promuovere lo sviluppo di grandi database

Il traguardo è generare e rendere accessibili liberamente le conoscenze scientifiche sulla biodiversità italiana e mediterranea. La parcellizzazione delle informazioni nei diversi centri di ricerca, musei ed enti indebolisce la capacità di analisi e azione di tutela degli ecosistemi, le relazioni internazionali e le progettualità. NBFC aggrega le diverse risorse, colma le lacune e genera interfacce di accesso differenziali per i diversi utenti. L’open data è essenziale per costruire una comunità scientifica più inclusiva e collaborativa, dove tutti possono condividere scoperte e utilizzare dati esistenti per intervenire sulla biodiversità. L’accessibilità Open Data è fondamentale per stimolare innovazione e collaborazione con le imprese.

3) Dispiegamento delle Tecnologie Abilitanti Chiave (KETs)

Questo obiettivo si concentra sull’uso di tecnologie avanzate per migliorare la ricerca in biodiversità. Le KETs (Key Enabling technologies) includono biotecnologia, elettronica e microelettronica, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, robotica, materiali avanzati e tecnologie di produzione avanzate. L’adozione e l’implementazione di queste tecnologie sta rivoluzionando la ricerca scientifica e la conoscenza della biodiversità. in questo senso NBFC sta operando per portare queste tecnologie all’interno delle progettualità del centro, realizzando prototipi, implementando software e collaborando con enti e imprese specializzate nel settore.

4) Portare sul mercato le scoperte di ricerca

L’obiettivo ‘Go to Market’ facilita il tragitto delle scoperte scientifiche dal laboratorio al mercato, attraverso il sostegno allo sviluppo di startup e aziende che si basano su ricerche innovative nel campo della biodiversità, l’incoraggiamento di investimenti nel settore e politiche che favoriscano la commercializzazione di tecnologie sostenibili. NBFC ha dedicato un’intera area del centro (spoke 8) a questo, e ha individuato misure per il supporto di innovazione e trasferimento tecnologico. Il fine è la valorizzazione economica della biodiversità, dimostrando che questo settore può essere uno dei principali motori di crescita del nostro paese e di occupazione per i giovani.

5) Biodiversity Gateway per l’impegno collettivo

Il ‘Biodiversity Gateway’ è una porta tra ricerca e società, dove i risultati diventeranno valore per cittadini, innovatori ed enti. L’idea è mostrare chiaramente i benefici tangibili e intangibili della biodiversità, per esempio attraverso divulgazione di storie di successo, coinvolgimento in citizen science e offerta di risorse educative. Questo sensibilizza il pubblico e promuove un’azione collettiva verso la sostenibilità ambientale e la conservazione della biodiversità. Non può ignorarsi che l’evoluzione delle forme di partenariato pubblico-privato, l’emersione di modelli di decision-making “bottom-up” e la diffusione del dibattito pubblico siano manifestazione di un’esigenza di partecipazione attiva che passa per momenti di confronto.

Dalla tutela al vantaggio competitivo

In questo quadro, NBFC svolge anche un ruolo di piattaforma di collaborazione, favorendo l’integrazione tra ricerca e sistema produttivo. Il centro ha coinvolto oltre 2.000 ricercatori e ricercatrici – di cui 1.154 (651 donne e 503 uomini) reclutati a tempo determinato – e riunisce 50 partner tra cui 35 università, 7 enti pubblici di ricerca e 8 aziende private.

Sono già attivi programmi dedicati al coinvolgimento delle imprese, in particolare PMI, con progetti che mirano a trasformare i risultati scientifici in soluzioni applicabili. NBFC ha stanziato 43 mln di euro che hanno coinvolto 115 PMI per la realizzazione di 80 progetti in diverse aree protette, terrestri e marittime, del nostro Paese, trasformando la conoscenza scientifica in impatti concreti sulle comunità e sugli ecosistemi. Si tratta di un passaggio decisivo: la biodiversità smette di essere un ambito specialistico e diventa uno spazio di co-sviluppo tra pubblico e privato. Questa capacità di connessione è resa possibile anche dal modello organizzativo Hub & Spoke, che consente di coordinare una rete ampia e distribuita di competenze.

Il Centro si articola in sei spoke tematici dedicati agli ecosistemi marini, terrestri, alle aree umide e agli ambienti urbani, affiancati da spoke trasversali focalizzati su formazione, comunicazione, condivisione della conoscenza e innovazione. Un’architettura che non si limita a produrre ricerca, ma la orienta verso applicazioni concrete, facilitando il trasferimento tecnologico e l’impatto sul territorio.

Questo modello permette di integrare discipline diverse e di mettere in relazione mondi che tradizionalmente operavano in modo separato: scienza, industria, pubblica amministrazione. Il risultato è un sistema capace di accelerare la trasformazione della conoscenza in valore economico e sociale, mantenendo al tempo stesso una forte coerenza scientifica. In parallelo, il Centro investe in formazione avanzata e nella creazione di nuove competenze, contribuendo a costruire una generazione di professionisti in grado di operare all’intersezione tra biodiversità, tecnologia e mercato.

Ma la sfida è anche culturale. NBFC promuove attività di divulgazione, citizen science e coinvolgimento pubblico, con l’obiettivo di costruire una consapevolezza diffusa e rafforzare il legame tra scienza e società.

Perché senza una domanda sociale di sostenibilità e innovazione, anche le migliori tecnologie rischiano di rimanere marginali. In un Paese tra i più ricchi di biodiversità in Europa, la capacità di integrare conoscenza, tutela e sviluppo rappresenta un fattore competitivo sempre più rilevante. La biodiversità non è solo un elemento da preservare, ma un’infrastruttura invisibile che sostiene filiere produttive, stabilità ambientale e benessere economico. Il National Biodiversity Future Center prova a tradurre questa visione in un modello operativo, trasformando il capitale naturale in leva di innovazione e crescita. Se questa trasformazione riuscirà, non sarà solo un avanzamento scientifico, ma un cambiamento strutturale nel modo in cui economia e ambiente si relazionano, aprendo nuove prospettive per il sistema Paese e per la sua capacità di competere in uno scenario globale sempre più orientato alla sostenibilità.

Una infrastruttura strategica per il Paese

Il National Biodiversity Future Center non si limita alla produzione di dati: costruisce competenze, forma giovani ricercatrici e ricercatori, crea reti internazionali e collabora con istituzioni europee e mediterranee.

Nello specifico, ha promosso il primo dottorato interesse nazionale sulla biodiversità e sta progettando un dottorato internazionale di ricerca applicata rivolto a 100 studenti provenienti da tutto il mondo.

A questi si affiancano master, scuole stagionali e percorsi interdisciplinari dedicati alla sostenibilità e alla salute globale. L’obiettivo del Centro è garantire continuità oltre l’orizzonte del PNRR, radicando­si come riferimento stabile per le politiche ambientali.

In un Paese tra i più ricchi di biodiversità in Europa – con 24 parchi nazionali, centinaia di aree protette terrestri e marine – NBFC rappresenta la risposta strutturata alla necessità di coordinare conoscenza, tutela e innovazione.

Perché NBFC è strategico? La biodiversità non è solo conservazione della natura: garantisce il funzionamento degli ecosistemi, contribuisce all’adattamento climatico, sostiene attività produttive, migliora la salute, preserva cultura e identità. Assume questa visione integrata e la traduce in un modello operativo fondato sull’alleanza tra scienza, economia e società.

Che cos’è NBFC, dunque? È il centro nazionale che interpreta la biodiversità come infrastruttura critica del futuro: un ecosistema di ricerca e innovazione che lavora per consegnare alle prossime gene­razioni un Paese più resiliente, competitivo e sostenibile. NBFC si configura così come un laboratorio permanente in cui la biodiversità diventa leva strategica per ripensare sviluppo e competitività. La sua sfida non è solo produrre conoscenza, ma renderla operativa, misurabile e condivisa.

Se saprà consolidare questo ruolo nel tempo, il Centro potrà contribuire a ridefinire il posizionamento dell’Italia in Europa: non più solo custode di un patrimonio naturale unico, ma protagonista nella costruzione di modelli di crescita capaci di integrare sostenibilità, innovazione e valore economico.

 

L’articolo originale è sul numero speciale di Fortune Italia dedicato alla biodiversità, in collaborazione con il National Biodiversity Future Center.

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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