Le aziende cercano giovani under 30, ma non li trovano: l’indagine

imprenditoria giovanile

Le imprese italiane vogliono assumere giovani, ma sempre più spesso non riescono a trovarli. È il paradosso che emerge dai dati elaborati dal Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e ripresi dal Sole 24 Ore: in cinque anni la difficoltà di reperimento dei profili under 30 è aumentata sensibilmente: dal 33,4% del 2021 al 48% del 2025. Un dato che riflette una combinazione di fattori: denatalità, invecchiamento della popolazione, emigrazione giovanile e crescente mismatch tra domanda e offerta di competenze.

Non è solo una questione di demografia

L’indagine Excelsior prende le mosse dal periodo successivo alla pandemia e mette a confronto cinque anni di evoluzione del mercato del lavoro, evidenziando un progressivo aggravarsi delle difficoltà delle imprese nel reperire giovani da assumere. La spiegazione più immediata riguarda il calo demografico. Le generazioni che entrano oggi nel mercato del lavoro sono numericamente molto più ridotte rispetto a quelle che stanno andando in pensione. Il risultato è una progressiva contrazione dell’offerta di lavoro giovanile. Ma la demografia da sola non basta a spiegare il fenomeno.

Secondo il Report semestrale Unioncamere sul mismatch tra domanda e offerta di lavoro, la difficoltà di reperimento complessiva ha raggiunto il 46,1% delle assunzioni programmate. In molti casi il problema non è l’assenza di giovani in senso assoluto, ma la scarsità di profili dotati delle competenze richieste dalle imprese.

Il report evidenzia inoltre come la principale causa della difficoltà di reperimento sia sempre più spesso la mancanza stessa di candidati disponibili, più che la loro preparazione inadeguata. Un segnale che il problema non riguarda soltanto la formazione, ma anche la progressiva riduzione della popolazione in età lavorativa.

I profili più difficili da reperire

Per alcune professionalità ad alta specializzazione il tasso di reperimento problematico supera il 50%. Le imprese cercano competenze avanzate in ambito STEM, digitale, automazione, cybersecurity, analisi dei dati e transizione energetica, ma l’offerta resta insufficiente.

Tra i profili under 30 più difficili da reperire figurano matematici, statistici e analisti dei dati, seguiti da progettisti software e amministratori di sistemi informatici. Ma l’elenco comprende anche professioni tradizionali: meccanici artigianali, manutentori di autoveicoli, agenti immobiliari, disegnatori industriali e stampatori offset. A sorpresa, tra le figure più richieste e difficili da trovare compaiono anche animatori turistici, acconciatori, estetisti e truccatori. Un segnale che il mismatch non riguarda soltanto le competenze digitali più avanzate, ma attraversa ormai una parte significativa del mercato del lavoro italiano.

La differenza la fanno formazione specialistica, esperienza e capacità di rispondere ai bisogni delle imprese. “Le imprese che assumono giovani riescono ad avere performance migliori: perché continuare a perderli?”, commenta il presidente di Unioncamere Andrea Prete. “Non si può ignorare la questione salariale: i giovani under 30 sono della generazione Erasmus, abituati a considerare l’Europa una casa comune. Ebbene, se per lo stesso lavoro in Germania riescono a percepire uno stipendio più alto del 75% e sanno di poter avere possibilità di far carriera più rapidamente, non ci pensano due volte a fare bagagli”.

Poste Italiane Dic 25

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