Gen Z: se vuoi avere successo nel lavoro, devi iniziare a fare “friction-maxxing”

Gen Z

Crescere negli anni ’70 e ’80 significava vivere in un mondo pieno di piccoli attriti quotidiani. Senza Gps bisognava entrare in una stazione di servizio per chiedere indicazioni. Senza app per i pagamenti o gli ordini online, era necessario parlare con qualcuno dietro il bancone. E quando si telefonava a un amico sul telefono fisso e rispondeva suo padre, c’erano almeno 30 secondi di conversazione imbarazzante prima di poter parlare con la persona giusta. Nessuno ti preparava a queste situazioni: erano semplicemente parte della vita quotidiana.
La Gen Z non ha vissuto tutto questo. E non è una critica. Il mondo costruito per voi è stato progettato proprio per eliminare ogni momento di disagio umano prima ancora che si presenti.

Quello che però pochi spiegano è che affrontare questi piccoli attriti è fondamentale per costruire una carriera di successo.

La scrittrice Kathryn Jezer-Morton ha definito questa pratica “friction-maxxing”: l’allenamento volontario alla tolleranza del disagio che la tecnologia ha progressivamente eliminato. Telefonare a uno sconosciuto, ad esempio, ne è un esempio perfetto. A differenza di un messaggio, non puoi riscrivere, cancellare o correggere. Sei vulnerabile in tempo reale e senza la possibilità di leggere le espressioni dell’altra persona. Forse avete visto su TikTok quei video in cui i genitori riprendono i figli adolescenti mentre prenotano autonomamente una visita dal dentista. Non stanno cercando di   metterli in imbarazzo: stanno semplicemente offrendo loro un esercizio pratico che una volta avveniva in modo naturale.

E poiché siete all’inizio della vostra carriera, queste competenze oggi contano più che mai.

L’AI automatizza il QI, non le relazioni umane

L’intelligenza artificiale sta iniziando ad automatizzare soprattutto le competenze tecniche di base: programmazione, analisi dei dati, ricerca e molte attività tipiche dei ruoli junior.

Quello che non può essere facilmente automatizzato è il momento in cui due persone non sono d’accordo e una delle due deve argomentare la propria posizione, ascoltare le obiezioni e arrivare a una soluzione migliore.

Un sondaggio del 2025 dell’American Association of Colleges and Universities ha rilevato che il 96% dei datori di lavoro considera fondamentale la capacità di gestire in modo costruttivo il disaccordo sul posto di lavoro. Solo il 34% ritiene che i neolaureati siano realmente preparati a farlo.

Quel divario è l’opportunità della Gen Z.

L’autore racconta di aver osservato problemi simili in molti contesti professionali: assistenti di volo incapaci di gestire passeggeri problematici, infermieri che notano un errore ma non riescono a contestarlo a un medico, manager costretti a intervenire in conflitti che due collaboratori avrebbero potuto risolvere autonomamente settimane prima. Si tratta di competenze durevoli, e le competenze durevoli si costruiscono con la pratica.

Le “durable skills” sono la nuova sicurezza del lavoro

Secondo un’indagine del 2025 realizzata dalla DeVry University, il 78% dei datori di lavoro ritiene che le cosiddette durable skills rappresentino la nuova forma di sicurezza professionale, mentre il 70% afferma che siano determinanti per ottenere una promozione. Ascolto attivo, collaborazione, capacità di lavorare con persone che vedono il mondo in modo diverso dal proprio: queste sono le competenze che fanno la differenza. Pensiamo a un ingegnere capace di difendere il proprio progetto durante una riunione, ascoltare le critiche e uscire dalla stanza con una soluzione migliore. Quando queste capacità mancano, l’intera organizzazione se ne accorge.

Ed è proprio attraverso le piccole situazioni quotidiane che si costruiscono le competenze necessarie per affrontare quelle più importanti. Ogni telefonata imbarazzante è allenamento. Ogni conversazione che non si evita è una ripetizione in palestra.

Come allenare il “friction-maxxing”

Alcune università stanno già cercando di sviluppare queste capacità. Attraverso programmi come Civic Gym, gestito da Unify America, studenti provenienti da scuole e contesti differenti vengono messi a confronto su temi complessi come immigrazione, istruzione e libertà di espressione. L’obiettivo non è convincere l’altro, ma imparare a sostenere conversazioni difficili senza fuggire dal disagio.

I risultati sembrano incoraggianti. All’Università del North Dakota quasi 900 studenti hanno partecipato al programma: oltre il 90% ha dichiarato di essersi sentito ascoltato e non giudicato, mentre più dell’80% ha affermato di aver acquisito una prospettiva nuova.

Secondo l’autore, questo dimostra che la Gen Z non teme le conversazioni difficili: semplicemente ha avuto meno occasioni per esercitarsi.

Da dove iniziare

Per sviluppare queste competenze, l’autore propone alcuni esercizi semplici: fare una conversazione in cui si pongono almeno due domande di approfondimento prima di esprimere la propria opinione; quando un progetto di gruppo si blocca, smettere di scrivere messaggi e fare una chiamata o un incontro di dieci minuti; quando qualcuno esprime un’opinione diversa dalla propria, chiedersi prima perché potrebbe avere ragione; presentarsi a una persona durante un evento invece di guardare il telefono; prenotare personalmente appuntamenti e visite tramite telefonata.

Sarà scomodo. Ed è proprio questo il punto. Più ci si abitua a questi piccoli momenti di disagio, più si sviluppano quelle competenze umane che l’intelligenza artificiale fatica a replicare e che continueranno a distinguere i professionisti migliori nel mondo del lavoro.

Questo articolo è stato pubblicato su Fortune.com

Poste Italiane Dic 25

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