Tech, i professionisti italiani guadagnano il 38% in meno dei colleghi europei

Lavoratori Tech AI

La buona notizia è che l’intelligenza artificiale non sta cancellando o sostituendo i professionisti tech italiani. Quella cattiva è che gli stipendi del settore, in Italia, sono il 38% più bassi rispetto a quelli dei principali paesi europei. È quanto emerge dal Tech Talent Explorer di Hays, basato sull’analisi di 20 ruoli tecnologici in 34 Paesi, secondo cui i lavoratori tech nostrani ricevono una retribuzione media pari a 41.590 euro, ovvero il 38% in meno del Regno Unito, dove la media raggiunge i 67.350 €, del 37% rispetto alla Germania (€ 66.100), del 23,4% rispetto alla Francia (€ 54.300) e del 13,9% rispetto alla Spagna (€ 48.300). Il Portogallo si colloca invece sotto il mercato italiano, con una media pari a 38.050 euro.

Lo stipendio è più competitivo per profili specifici come il Change Manager, il ruolo italiano meglio posizionato rispetto al panorama internazionale, con una retribuzione media pari a 72.270 €, ma che può raggiungere gli 84.960€. Il dato conferma la tendenza delle aziende a valorizzare le competenze legate alla gestione del cambiamento e i profili capaci di accompagnare l’evoluzione tecnologica e tradurla in cambiamento concreto.

“Il Tech Talent Explorer mostra come l’AI stia cambiando il valore dei ruoli tech”, dichiara Fabiano Peveralli, Director di Hays. “Le competenze tecniche restano fondamentali, ma cresce il peso delle capacità che permettono di trasformare l’innovazione in risultati concreti: per il mercato italiano, la sfida sarà valorizzare sempre di più i profili coinvolti nella trasformazione digitale, a partire dalle competenze più specialistiche e meno diffuse, e investire in upskilling, percorsi di crescita e strategie di attraction mirate”. Tra gli altri ruoli più pagati in Italia figurano anche gli AI Engineer (51.910 euro), i Solutions Architect (47.915 euro), i Project Manager (47.420 euro) e i Security Engineer (46.920 euro).

L’AI non vuole ‘cancellare’ i lavoratori tech, ma è difficile trovare competenze specialistiche

Secondo i dati Hays, l’intelligenza artificiale non sta ancora avendo in Italia un impatto dirompente sui professionisti tech (punteggio complessivo pari a 46 su 100). Ciò significa che non sembra esserci un reale rischio, per alcune figure, di ‘scomparire’, ma si configura piuttosto una evoluzione progressiva delle attività e delle competenze richieste. Se ruoli come Network Engineer, Change Manager e Project Manager non sembrano investiti dall’avvento dell’Ai, l’impatto cresce invece per profili più legati a sviluppo, automazione e testing, come AI Engineer, Rpa Engineer e Test Analyst.
Si tratta di ruoli la cui attività sia più potenzialmente esposta all’automazione, specialmente nell’ambito di processi operativi, ripetitivi o standardizzabili. Resta comunque centrale, almeno per ora, il talento umano e competenze quali supervisione, progettazione, problem solving, controllo qualità e capacità di integrare le soluzioni tecnologiche nei processi aziendali.

Resta sullo sfondo una certa difficoltà nel reperire figure specialistiche e verticali. Il report di Hays mostra che, nel nostro Paese, sono più diffuse e richieste dal mercato figure come i Project Manager, che rappresentano circa il 9,7% dei profili disponibili, seguiti dai Software Developer con il 9,6%, dai Data Analyst con l’8,5% e dai Business Analyst con l’8,2%. Molto più complesso, invece, reperire profili come i DevOps Engineer, pari a circa lo 0,9%, gli Rpa Engineer con lo 0,6%, i Cloud Engineer con lo 0,3% e gli Scrum Master con appena lo 0,2%.

Poste Italiane Dic 25

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