Il ricorso personale del presidente Donald Trump al presidente della Fifa Gianni Infantino potrebbe aver contribuito a sospendere la squalifica derivante dal cartellino rosso inflitto a uno dei principali attaccanti della nazionale maschile statunitense, ma potrebbe anche aver messo a rischio la credibilità della Fifa e i suoi miliardi di dollari di introiti pubblicitari.
Folarin Balogun, attaccante degli Stati Uniti che, fino alla controversa partita di lunedì sera, aveva segnato in ogni incontro disputato ai Mondiali del 2026, avrebbe dovuto saltare l’ottavo di finale contro il Belgio dopo aver ricevuto un cartellino rosso per un intervento falloso durante la vittoria per 2-0 degli americani contro la Bosnia-Erzegovina la scorsa settimana. Tuttavia, dopo che Trump e il suo staff hanno contattato Infantino e la Fifa ha successivamente sospeso la squalifica di una giornata di Balogun, molti hanno ricordato le rigide norme della federazione contro le interferenze politiche e il modo in cui erano state applicate in passato, ma non in questa occasione.
Entro domenica, la Fifa aveva sospeso la squalifica di una giornata di Balogun con un periodo di prova di un anno, consentendo al numero 20 degli Stati Uniti di scendere in campo lunedì e infliggendogli al contempo una multa di 40.000 dollari. Si è trattato del primo caso dal 1962 in cui un cartellino rosso durante il torneo non ha comportato una giornata di squalifica. Poche ore prima del calcio d’inizio, la Fifa ha dichiarato “inammissibile” il ricorso presentato dal Belgio, stabilendo che non vi fossero i presupposti per contestare la decisione. Balogun ha così disputato una partita che, dopo un grave errore della difesa statunitense, ha visto il Belgio portarsi sul 3-1 prima di trovare un’altra rete a meno di un minuto e mezzo dal termine, chiudendo il cammino degli Stati Uniti al Mondiale.
A prescindere dal risultato finale di 4-1, la partita rischia di essere ricordata soprattutto per la controversa decisione della Fifa di sospendere gli effetti del cartellino rosso di Balogun, una scelta che riporta alla mente gli scandali del passato e che, secondo alcuni, viola le stesse regole dell’organizzazione in materia di interferenze esterne.
Le stesse norme della Fifa impongono alle federazioni affiliate di mantenere la neutralità politica e, in passato, l’organizzazione ha applicato questa regola con severità. Nel 2022, l’organo di governo del calcio mondiale sospese Kenya e Zimbabwe per interferenze governative nelle attività delle rispettive federazioni calcistiche. Durante il periodo di sospensione, le nazionali dei due Paesi furono escluse dalle qualificazioni alla Coppa d’Africa di quell’anno e le federazioni non poterono ricevere finanziamenti dalla Fifa. Le sospensioni furono poi revocate rispettivamente nel 2022 e nel 2023.
L’audience più alta di sempre
Per questa edizione del Mondiale la posta in gioco è ancora più elevata. Con un formato ampliato a 48 squadre e organizzato per la prima volta in tre Paesi – Stati Uniti, Messico e Canada – il torneo ha già generato circa sette miliardi di visualizzazioni sulle piattaforme digitali e sui social per Fox Sports, secondo quanto riportato da Variety. Grazie a un pubblico così vasto, i marchi dovrebbero investire complessivamente 10,5 miliardi di dollari nella competizione che si concluderà il 19 luglio, secondo WARC Media.
Queste aziende, tuttavia, non acquistano soltanto visibilità, ma anche la convinzione che il Mondiale sia una competizione equa. Difficilmente vorrebbero associare il proprio marchio a un torneo percepito dai tifosi come politicamente manipolato.
Dal canto suo, Infantino ha dichiarato in una nota che il comitato disciplinare che ha deciso di sospendere gli effetti del cartellino rosso è indipendente. Ha inoltre spiegato di aver informato Trump, durante la loro telefonata, che la revisione del caso era ancora in corso e che la decisione sarebbe spettata all’organo giudiziario indipendente della Fifa.
Contattato per un commento, un portavoce della Fifa ha rimandato Fortune alle dichiarazioni pubbliche di Infantino e del presidente della Commissione disciplinare della Fifa.
La Fifa non ha risposto immediatamente alla richiesta di commento di Fortune.
Per molti, però, è difficile fidarsi del processo decisionale della Fifa, considerati i precedenti casi di corruzione che hanno coinvolto l’organizzazione. Nel 2015 il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti incriminò diversi dirigenti Fifa con numerose accuse legate a un presunto sistema di tangenti connesso ai diritti televisivi e di marketing.
Sebbene molti tifosi statunitensi ritenessero eccessiva la sanzione inflitta a Balogun, l’idea che un potente capo di Stato possa chiedere la revisione di una decisione arbitrale presa sul campo appare, per molti osservatori, quantomeno inopportuna, anche se non si trattasse di un caso di corruzione vera e propria.
Subito dopo la partita tra Stati Uniti e Bosnia-Erzegovina, il segretario al Commercio Howard Lutnick e il direttore esecutivo della task force della Casa Bianca per il Mondiale, Andrew Giuliani, presenti allo stadio, hanno contattato Trump promuovendo un’iniziativa per contestare la decisione. Trump ha quindi telefonato a Infantino chiedendo una revisione del provvedimento, nonostante non esista alcuna procedura prevista per appellarsi a un cartellino rosso, secondo quanto riportato dal New York Times.
Durante una conferenza stampa di lunedì, Trump ha insistito sul fatto di non aver impartito ordini a Infantino, pur ammettendo di aver chiesto una revisione del caso.
“Non gli ho detto cosa fare. Non posso dirgli cosa fare e non credo che sia stato lui a prendere la decisione. Credo che sia stata una commissione. E penso che abbia preso la decisione giusta”, ha dichiarato Trump.
Contattata da Fortune, la Casa Bianca ha rinviato alle dichiarazioni del presidente rilasciate durante la conferenza stampa di lunedì.
Polemiche internazionali
La marcia indietro della Fifa ha immediatamente scatenato una forte ondata di critiche in Europa, che potrebbe creare ulteriori problemi all’organizzazione.
La Uefa, organismo che governa il calcio europeo, ha criticato la sospensione della squalifica di Balogun affermando che la Fifa ha “superato una linea rossa”.
Nel frattempo, dopo che la Fifa ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Belgio contro la decisione su Balogun, la Federcalcio belga ha dichiarato in un comunicato di essere “profondamente preoccupata” per quanto accaduto, sostenendo che la vicenda mette a rischio gli interessi del calcio. Né la Federcalcio belga né la federazione calcistica statunitense hanno risposto immediatamente alle richieste di commento di Fortune.
Anche Nicholas McGeehan, direttore e cofondatore dell’organizzazione per i diritti umani FairSquare, è intervenuto sulla vicenda, dichiarando a Reuters che la struttura di governance della Fifa è “marcia” e che lo scandalo potrebbe impedire a Infantino di ottenere un nuovo mandato alla guida della Fifa. Le elezioni sono previste per marzo 2027.
Non solo: secondo molti osservatori, con questa decisione la Fifa ha aperto la porta a una serie di futuri ricorsi, previsti o meno dai regolamenti.
La Federcalcio francese ha già annunciato lunedì di aver presentato ricorso alla Fifa per chiedere l’annullamento del cartellino giallo mostrato al centrocampista Michael Olise nella partita dei sedicesimi contro il Paraguay. La federazione ha precisato che il ricorso non è collegato al caso Balogun, come riportato da The Athletic.
Dopo la vittoria per 3-2 dell’Inghilterra sul Messico domenica, anche il commissario tecnico Thomas Tuchel è stato interrogato sulla possibilità di contestare il cartellino rosso mostrato al difensore Jarell Quansah durante la partita, proprio alla luce della decisione presa nel caso Balogun.
Tuchel non ha dichiarato esplicitamente che presenterà ricorso, ma ha sottolineato come la scelta della Fifa possa avere conseguenze pericolose.
“Dove si traccia il confine? È questa la domanda che mi pongo. Non ho una risposta. Dove finirà tutto questo?”, ha concluso.
L’articolo originale è su Fortune.com
FOTO: Luke Hales – Getty Images
