Euro digitale, l’Europarlamento approva il regolamento. Il 13 luglio il primo ‘trilogo’

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Nuovo passo in avanti per il progetto dell’Euro digitale. Dopo il voto favorevole del Parlamento europeo, che ha approvato l’avvio dei negoziati sul regolamento con 416 voti favorevoli, 169 contrari e 22 astensioni, il dossier passa ora alla fase del trilogo tra Parlamento, Consiglio e Commissione europea.

Il primo incontro è già stato fissato per il 13 luglio, con un’accelerazione rispetto alle attese che indicavano settembre come possibile data di partenza del confronto istituzionale. L’obiettivo resta quello di definire il quadro normativo che consentirà l’introduzione della nuova forma digitale della moneta pubblica europea.

Parallelamente proseguono anche i lavori tecnici. Secondo fonti dell’Eurosistema, i prestatori di servizi di pagamento (Psp) che hanno mostrato interesse e presentato la propria candidatura sarebbero circa cinquanta, mentre i soggetti che verranno effettivamente selezionati dovrebbero essere intorno ai quaranta (dieci in più di quanto previsto inizialmente), sulla base dei criteri pubblici definiti dalla Banca centrale europea. Confermate le sette candidature da parte di istituti di credito italiani.

La fase pilota rappresenta uno degli snodi principali del progetto. Servirà a verificare il funzionamento dell’infrastruttura, l’integrazione con i sistemi bancari e l’assenza di criticità tecniche prima dell’avvio della sperimentazione vera e propria. Le prime transazioni in ambiente di produzione sono previste dal settembre 2027 e, almeno nella fase iniziale, coinvolgeranno esclusivamente dipendenti dell’Eurosistema.

L’euro digitale è concepito come il corrispettivo elettronico del contante e non come un suo sostituto. I cittadini potranno continuare a utilizzare banconote e monete, ma avranno a disposizione anche una forma di moneta pubblica utilizzabile nei pagamenti digitali, sia online sia, in alcuni casi, offline.

Tra gli obiettivi del progetto figura anche il rafforzamento dell’autonomia europea nel settore dei pagamenti, oggi fortemente dipendente da operatori internazionali. Attualmente una quota significativa delle transazioni effettuate nell’area euro viene infatti processata da circuiti extraeuropei. L’infrastruttura dell’euro digitale punta invece a una governance europea, sviluppata attraverso una collaborazione tra settore pubblico e operatori privati.

Uno degli aspetti su cui si concentra il dibattito riguarda la tutela della privacy. Secondo quanto spiegano le stesse fonti, l’Eurosistema non avrà visibilità sui dati personali degli utenti né sulle singole transazioni effettuate online, informazioni che continueranno a essere gestite dai prestatori di servizi di pagamento secondo le regole già previste per gli strumenti elettronici. Nella modalità offline, invece, il livello di riservatezza sarà assimilabile a quello del contante, pur nel rispetto delle misure necessarie a prevenire frodi e riciclaggio.

Inoltre, l’euro digitale sarà inoltre soggetto ad alcuni limiti operativi, che saranno definiti nelle prossime fasi del progetto. Saranno previsti tetti massimi per le somme detenibili, per gli importi dei pagamenti e per il numero di transazioni offline consecutive consentite, anche se le soglie non sono ancora state fissate. Una volta che il dispositivo tornerà online, il sistema effettuerà esclusivamente le verifiche necessarie ad accertare l’integrità delle unità di euro digitale e a prevenire eventuali contraffazioni, senza acquisire informazioni sulle transazioni effettuate offline. Secondo fonti dell’Eurosistema, questo meccanismo punta a conciliare la tutela della privacy con le esigenze di sicurezza del sistema di pagamento.

Resta aperto anche il confronto sul modello economico. Pagare con l’euro digitale non avrà costi aggiuntivi per i cittadini, mentre i commercianti continueranno a sostenere commissioni nei confronti del proprio prestatore di servizi di pagamento, entro limiti che saranno definiti dal regolamento europeo. Proprio il sistema di remunerazione degli intermediari è destinato a essere uno dei temi centrali del negoziato che si apre ora a Bruxelles.

Un altro aspetto del progetto riguarda l’accesso ai servizi per i cittadini che oggi non dispongono di un conto corrente o che incontrano maggiori difficoltà nell’utilizzo degli strumenti finanziari digitali. Il regolamento prevede infatti che in ogni Paese venga individuato un soggetto incaricato di offrire gratuitamente i servizi di base legati all’euro digitale alle fasce più vulnerabili della popolazione. Secondo quanto spiegano fonti dell’Eurosistema, in Italia Poste è tra i candidati naturali a ricoprire questo ruolo, anche se la designazione non è ancora stata definita. Gli altri prestatori di servizi di pagamento potranno invece applicare eventuali costi per servizi aggiuntivi, analogamente a quanto avviene oggi con i conti correnti, fermo restando che l’utilizzo di base dell’euro digitale resterà gratuito per tutti i cittadini.

Con l’avvio del trilogo e la selezione dei partecipanti alla sperimentazione, il progetto entra dunque nella fase operativa. I prossimi mesi saranno decisivi sia per definire il quadro normativo sia per mettere alla prova l’infrastruttura tecnica destinata a sostenere l’Euro digitale nei prossimi anni.

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Poste Italiane Dic 25

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