La lunga rivalità tra Elon Musk e Sam Altman è tornata al centro della scena. I due cofondatori di OpenAI hanno riacceso il loro scontro pubblico nel fine settimana, mentre entrambi cercano di convincere investitori e mercato della validità della propria visione sul futuro dell’intelligenza artificiale.
L’ultimo capitolo della disputa è iniziato quando Musk, l’uomo più ricco del mondo, è intervenuto sulla causa intentata da Apple contro OpenAI.
Venerdì, infatti, Apple ha citato in giudizio OpenAI e due ex dipendenti della società di Cupertino, accusandoli di aver sottratto segreti industriali per favorire lo sviluppo del business hardware della startup specializzata in AI. OpenAI ha respinto le accuse, dichiarando a diverse testate di “non avere alcun interesse nei segreti commerciali di altre aziende”.
Musk ha colto immediatamente l’occasione per attaccare il CEO di OpenAI. “Scam Altman colpisce ancora”, ha scritto, riprendendo il soprannome dispregiativo già utilizzato in passato per riferirsi ad Altman. Nelle ore successive il fondatore di SpaceX ha rincarato la dose, rispondendo ad altri post con frasi come: “Porta le truffe a un livello completamente nuovo” e “Potrebbe amare le truffe più di qualsiasi altro essere umano”.
La replica di Altman non si è fatta attendere. Sabato, in un messaggio pubblicato su X, ha accusato Musk di essere “quello che vende agli investitori dei mercati pubblici il sogno di data center spaziali a breve termine”.
Musk ha quindi risposto con un’ultima frecciata: “Cominceremo a farli volare il prossimo anno”, riferendosi ai data center orbitali citati da Altman. E ha aggiunto: “Magari potrai venire a vederli, se il tuo agente di sorveglianza lo permetterà. Dopo aver sottratto una fondazione open source dedicata all’AI, hai anche rubato tutta la tecnologia degli smartphone di Apple. Incredibile…”.
Le origini della rivalità
L’ultimo attacco di Musk richiama una delle accuse che è all’origine del loro conflitto: quella secondo cui Sam Altman avrebbe “rubato” OpenAI.
Nel 2015, Musk e Altman collaboravano strettamente alla nascita di OpenAI. All’epoca Altman era presidente dell’acceleratore di startup Y Combinator, noto per aver contribuito al lancio di aziende come Airbnb e DoorDash, mentre Musk era già un imprenditore miliardario alla guida contemporaneamente di Tesla e SpaceX.
Insieme ad altri cofondatori, i due crearono OpenAI come laboratorio di ricerca senza scopo di lucro con l’obiettivo di “far progredire l’intelligenza digitale nel modo più vantaggioso possibile per l’intera umanità, senza essere vincolati dalla necessità di generare profitti”. Tra le motivazioni iniziali vi era anche quella di evitare che Google ottenesse un monopolio nel settore dell’AI.
La rottura e il tentativo di acquisizione
I rapporti iniziarono a deteriorarsi quando Musk ritenne che OpenAI stesse perdendo terreno nella corsa all’intelligenza artificiale.
Nel 2018 propose di assumere il controllo dell’organizzazione e valutò persino l’ipotesi di integrarla in Tesla, dopo aver già investito decine di milioni di dollari e promesso finanziamenti complessivi per circa 1 miliardo di dollari negli anni successivi.
La proposta fu però respinta da Altman e dagli altri membri fondatori. Musk lasciò il consiglio di amministrazione di OpenAI e interruppe i finanziamenti promessi. Successivamente avrebbe guidato un gruppo di investitori che, lo scorso anno, ha presentato un’offerta da 97,4 miliardi di dollari per acquisire la società.
Lo scontro arriva in tribunale
Dopo il successo di ChatGPT, lanciato nel 2022 e diventato rapidamente uno dei prodotti tecnologici più popolari al mondo, la rivalità tra Musk e Altman è approdata anche nelle aule giudiziarie.
Nel 2024, Musk ha intentato una causa contro OpenAI e Altman, sostenendo che il CEO avesse tradito la missione originaria dell’organizzazione no profit creando una “complessa rete di affiliate a scopo di lucro” e privilegiando gli interessi commerciali.
Con la causa, Musk chiedeva 150 miliardi di dollari di risarcimento, destinati a un fondo benefico, oltre al ripristino della struttura originaria senza fini di lucro di OpenAI.
Dal canto suo, OpenAI ha sostenuto che Musk abbia iniziato ad attaccare l’organizzazione soltanto dopo il fallimento del suo tentativo di prenderne il controllo. Secondo un post pubblicato dalla società, dopo il rifiuto della proposta nel 2018 Musk avrebbe affermato che le probabilità di successo di OpenAI erano “pari a zero” e avrebbe annunciato l’intenzione di sviluppare un concorrente dell’intelligenza artificiale generale (AGI) all’interno di Tesla.
Nel mese di maggio una giuria ha stabilito che Musk non aveva rispettato i termini previsti dalla legge per la presentazione della causa, respingendo il ricorso. L’imprenditore ha già annunciato che presenterà appello.
La sfida continua tra OpenAI e SpaceXAI
La vicenda giudiziaria non ha però posto fine allo scontro.
Nel 2023 Musk ha fondato xAI, lanciando nello stesso anno il modello linguistico Grok. All’inizio di quest’anno SpaceXha acquisito xAI, assumendo successivamente il nome SpaceXAI e presentando il business dell’intelligenza artificialecome un elemento fondamentale per la crescita e la valutazione futura del gruppo.
Nel mese di giugno SpaceX è sbarcata in Borsa con un’IPO da record, lo stesso mese in cui OpenAI ha depositato in via riservata la documentazione per la propria quotazione.
La tensione tra le due aziende è riesplosa la scorsa settimana quando OpenAI ha presentato il nuovo modello GPT-5.6 Sol, appena un giorno dopo l’annuncio di Grok 4.5 da parte di SpaceXAI.
“Ci sono molti benchmark che indicano GPT-5.6 Sol come il miglior modello al mondo in questo momento”, ha scritto Altman su X. “Ma il segnale più affidabile è che Elon è di nuovo ossessionato da me”.
L’articolo originale è disponibile su Fortune.com.
