Guerra In Iran, i mercati temono una nuova escalation

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I futures azionari statunitensi hanno registrato un andamento contrastato nella serata di domenica, mentre i prezzi del petrolio hanno continuato a salire dopo che la morte di militari americani nel fine settimana ha alimentato ulteriormente il conflitto tra Stati Uniti e Iran.

I futures legati al Dow Jones Industrial Average hanno perso 61 punti, pari allo 0,12%. I futures sull’S&P 500 sono scesi dello 0,05%, mentre quelli sul Nasdaq sono saliti dello 0,08%.

I futures sul West Texas Intermediate (WTI) sono aumentati del 2,75%, raggiungendo 84,76 dollari al barile, mentre il Brent è salito del 3,2%, a 90,92 dollari al barile. L’oro, invece, ha perso lo 0,53%, attestandosi a 3.997 dollari l’oncia.

Due soldati statunitensi sono morti in Giordania a seguito di un attacco iraniano e un altro risulta disperso. Un terzo militare americano è stato ucciso in Iraq mentre tentava di neutralizzare un drone iraniano abbattuto.

Le morti causate dalla Repubblica Islamica sembrano oltrepassare quella che il presidente Donald Trump avrebbe indicato come una “linea rossa” nel valutare la soglia per porre fine al precedente cessate il fuoco, prima di firmare il memorandum d’intesa dello scorso mese, successivamente naufragato.

Finora la Casa Bianca non ha annunciato se il conflitto su larga scala riprenderà ufficialmente. Tuttavia, le forze armate statunitensi stanno proseguendo i bombardamenti quotidiani contro l’Iran, con l’ultimo attacco descritto come una risposta alla morte dei militari.

Nonostante oltre una settimana di raid aerei, gli Stati Uniti non sono però riusciti a garantire un corridoio alternativo attraverso lo Stretto di Hormuz che aggiri la rotta autorizzata dall’Iran, poiché droni e missili del regime continuano a scoraggiare il traffico commerciale.

I dati sul monitoraggio delle navi mostrano che non si registrano attraversamenti lungo il corridoio sostenuto dagli Stati Uniti né movimenti della cosiddetta “flotta ombra”, mentre il canale controllato dall’Iran continua a essere utilizzato.

Questo conferisce a Teheran un potere negoziale ancora maggiore, mentre le scorte mondiali di petrolio continuano a diminuire avvicinandosi a livelli considerati critici. Allo stesso tempo, l’Iran potrebbe stare impiegando armamenti più avanzati, in grado di eludere le difese aeree statunitensi, aumentando così la vulnerabilità delle basi americane nell’area del Golfo Persico.

Di conseguenza, le opzioni militari a disposizione di Trump si stanno riducendo, dopo che gli Stati Uniti non sono riusciti né a rovesciare il regime iraniano né a interromperne il controllo sullo Stretto di Hormuz.

L’ammiraglio in congedo James Stavridis, ex comandante supremo delle forze alleate della NATO, ha dichiarato domenica alla CNN che Trump si trova davanti a tre possibili scenari e che “nessuno di questi è positivo”.

La prima opzione sarebbe semplicemente ritirarsi, una scelta che, secondo Stavridis, avrebbe conseguenze molto negative per gli Stati Uniti, i Paesi del Golfo e il commercio mondiale, pur ritenendola improbabile.

La seconda possibilità sarebbe quella di “fare sul serio”, tornando ai centinaia di bombardamenti quotidiani delle fasi iniziali della guerra e valutando anche l’impiego di truppe di terra. Anche questa ipotesi, però, appare poco probabile, considerati gli elevati costi e la riluttanza a impegnare soldati sul terreno.

L’opzione ritenuta più plausibile è invece quella di continuare con la strategia di “escalation per favorire la de-escalation”: proseguire i bombardamenti, aumentare la pressione economica sull’Iran e mantenere comunque aperta la possibilità di negoziati.

Nel frattempo, Stavridis ha anche avvertito che l’Iran o i suoi alleati potrebbero arrivare a minacciare il Canale di Suez, attraversato da un traffico marittimo ancora più intenso rispetto allo Stretto di Hormuz, e che gli attacchi contro la Giordania potrebbero essere collegati proprio a questo scenario.

“Gli iraniani stanno iniziando a ventilare l’ipotesi di tentare di chiudere anche quel passaggio utilizzando gli Houthi, nell’angolo sud-occidentale della Penisola Arabica”, ha affermato Stavridis. “È un’eventualità che tutti dovrebbero tenere presente”.

L’articolo originale è su Fortune.com

Philip Morris 07/2026
Poste Italiane Dic 25

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