Fmi avverte: lo stallo politico deve finire

Lo stallo politico in Italia “deve finire”. E attenzione anche a tante delle promesse elettorali fatte agli italiani. Come nel caso della flat tax, se realizzate, “non sarebbero finanziariamente sostenibili”. Il Fmi, che pure rileva come l’economia italiana stia “facendo bene” e come “non ci siano preoccupazioni nel breve termine”, interviene per sollecitare un’inversione di rotta nella bonaccia post elettorale. “L’Italia non ha molti margini di manovra e un mix di queste promesse sarebbe un disastro”, dice Alessandro Leipold, direttore esecutivo del Fondo che nell’ottobre scorso ha sostituito Carlo Cottarelli nel board dell’Fmi.

Leipold vede gli effetti di “un’atmosfera politica avvelenata” e si mostra anche piuttosto scettico rispetto all’ipotesi di un ritorno alle urne: “Se lo si fa con la stessa legge elettorale, è molto probabile che gli esiti siano simili a quelli delle ultime elezioni”. D’altra parte un’incertezza politica prolungata rischia di penalizzare la già debole ripresa. “L’Italia non ha una grandissima crescita, ma comunque va molto meglio che negli ultimi anni, come dimostra Standard & Poor’s che negli ultimi giorni ha confermato il rating del nostro Paese”, ma “l’assenza di un governo con pieni poteri rende impossibile approvare un bilancio vero e proprio, ma solo una manovra temporanea”. E questo potrebbe riflettersi negativamente sulle prospettive economiche di medio e lungo termine, soprattutto se non si continuerà sulla strada delle riforme e del risanamento dei conti.

Due aspetti che per altro vengono messi a rischio da “una combinazione di promesse elettorali”. L’Italia, comunque, “non puo’ permettersi l’assenza di un governo nel pieno delle sue funzioni in un momento di grande attivismo da parte degli altri Paesi, vedi la Francia di Emmanuel Macron o la Germania di Angela Merkel: il rischio e’ quello di “rimanere esclusi dal grande palcoscenico internazionale” e di non far pesare abbastanza la propria voce ai tavoli che contano. Leipold ribadisce anche la grande preoccupazione del Fondo monetario per una guerra commerciale che alcune decisioni prese in considerazione dal presidente americano Donald Trump, come quella sui dazi, possono innescare.