Bankitalia taglia le stime di crescita

La Banca d’Italia lima la crescita per il 2018 dal +1,4% del rapporto di gennaio a +1,3 mentre la stima per il prossimo anno passa da +1,2% a +1% a causa, fra l’altro, dell’aumento del prezzo del petrolio. Sul futuro pesano i dazi: “i rischi per l’attività economica derivano soprattutto da un’accentuazione dell’orientamento protezionistico nei principali paesi” scrive Bankitalia nel Bollettino economico, secondo cui comunque “la crescita in Italia prosegue, nonostante i segnali di rallentamento emersi nei mesi primaverili”.

Intanto, lo spread è calato dal picco toccato fra fine maggio e inizio giugno prima della formazione del nuovo governo ma Via Nazionale avvisa come la “volatilità sui mercati finanziari” italiani resti elevata. L’istituto centrale spiega che la salita dello spread era causata “dall’emergere di timori di alcuni investitori sulle prospettive di breve termine dell’economia italiana e dalla riduzione della liquidità del mercato”. Una crescita che ha pesato anche sulle azioni delle banche.

Tornando alla congiuntura, al graduale rallentamento della domanda interna, spiega l’istituto centrale, si contrapporrebbe, dal prossimo anno, un contributo positivo e crescente delle esportazioni nette. Nell’orizzonte previsivo non si completerebbe il riassorbimento dei margini inutilizzati di capacità produttiva. La crescita dei consumi proseguirebbe nel triennio di previsione, ma a un ritmo inferiore rispetto al 2017. Alla prosecuzione della fase ciclica positiva si accompagnerebbe poi un progressivo incremento della propensione al risparmio delle famiglie che tornerebbe in prossimità dell’8,5 per cento. Il numero di occupati, che in maggio ha superato i livelli massimi pre-crisi, continuerebbe a espandersi, in media dello 0,8 per cento all’anno. Il tasso di disoccupazione diminuirebbe in misura contenuta, portandosi al 10,4 per cento nel 2020 (dall’11,2 del 2017), per effetto dell’aumento della partecipazione al mercato del lavoro, in parte connesso con il miglioramento delle prospettive occupazionali. Lo scenario, avvisa Banca d’Italia, “presuppone un contesto globale favorevole, condizioni di offerta del credito distese, un assetto monetario ampiamente espansivo e un quadro dei conti pubblici compatibile con una graduale riduzione del rapporto tra il debito e il prodotto”.